Sos contagi, l’allarme del prof Falcone: «È la famiglia l’ambiente meno sicuro»

Un reparto di terapia intensiva e, nel riquadro, il professor Marco Falcone

Ricoveri stazionari a Pisa, ma crescono gli accessi degli ultraottantenni spesso contagiati in casa

PISA. «C’è chi teme di infettarsi andando al supermercato. Attenzione è la casa il posto meno sicuro dove si allentano le precauzioni». Il professore di Medicina clinica e ricercatore di malattie infettive Marco Falcone ribadisce un concetto e lancia un allarme: sbaglia chi pensa di essere al riparto dal virus solo perché sta con i familiari. È quello il luogo dove spesso gli anziani si infettano e, se con patologie serie, poi finiscono in ospedale con scarse probabilità di farcela.

Professore, qual è la situazione a Pisa?


«Siamo in una fase stazionaria (200 ricoveri, 163 ordinari e 37 in rianimazione, ndr). Non abbiano più la necessità di aumentare i posti letto o di aprire nuovi reparti Covid. La riduzione dei ricoveri è lievissima e l’ondata di contagi sembra rallentato. I numeri, però, restano rilevanti. La preoccupazione non è tanto per il fronte sanitario che tra cure e accoglienza dimostra di reggere».

E, allora, cosa vi preoccupa?

«Il problema è l’infezione che se continua a circolare nella popolazione può arrivare alle categorie più fragili. Stiamo vedendo ricoveri di molti anziani ultraottantenni. E questo spesso fa salire la mortalità. Parliamo di persone che avrebbero una discreta aspettativa di vita. Il Covid per loro rischia di essere letale».

Cosa possiamo e dobbiamo fare per evitare di finire in ospedale?

«Il primo consiglio so che sembra ossessivo, ma è fondamentale: lavarsi le mani, indossare la mascherina e mantenere le distanze. Se osservati in maniera militare questi accorgimenti sono efficaci quasi come un vaccino. Studi certificano un abbattimento dei contagi del 90- 95 per cento. Il secondo è quello di non pensare che la famiglia sia un posto sicuro. Conosco chi è terrorizzato dall’andare al supermercato e poi in caso molla le difese. L’attenzione massima è per chi ha anziani in famiglia. Il messaggio che l’estraneo ti può contagiare e il congiunto no è sbagliato. È auspicabile, soprattutto tra i giovani, che chi torna in casa e fa una vita attiva è meglio che non abbia contatti con i nonni. Infine, vanno protette le persone fragili e malate. Nelle Rsa il personale deve essere sottoposto a screening e tracciamenti continui. Non sono raccomandazioni inutili».

Professore, vede un barlume di speranza?

«Per mesi dovremo rispettare questi comportamenti. La primavera sarà decisiva e il vaccino non sarà un liberi tutti. Prima che possa essere esteso su vasta scala passerà del tempo. E, quindi, dovremo comportarci con responsabilità almeno fino alla prossima estate a cui possiamo guardare con ottimismo». —

pietro barghigiani