L’anno nero delle donne pisane: in 10 mesi 1.296 richieste di aiuto

Una manifestazione in centro a Pisa per i diritti delle donne e contro la violenza. I dati del 2020 dimostrano quanto sia importante mettere a disposizione servizi adeguati per chi vive situazioni di maltrattamenti e violenze spesso tra le mura domestiche

I dati allarmanti, “esplosi” con l’emergenza Covid, della Casa della Donna di Pisa. Per 220 di loro sono stati attivati percorsi di uscita dalla violenza

PISA. Il 2020 è stato per molte donne un «anno terribile». Così lo hanno definito la coordinatrice del centro antiviolenza della Casa della Donna, Giovanna Zitiello, e la coordinatrice del Telefono Donna Francesca Pidone, durante la presentazione dei dati 2020 del centro antiviolenza della Casa in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Le 1.296 chiamate ricevute dal centro antiviolenza pisano hanno effettivamente colpito: un record rispetto al 2019 (1.149) e agli anni precedenti. A chiedere aiuto, dal 1° gennaio al 15 novembre, sono state 409 donne (46 donne in più rispetto al 2019). L’impennata dei numeri è stata registrata soprattutto in corrispondenza dell’emergenza coronavirus, in particolare dalla fine del lockdown di primavera, con una media di 30 donne al mese e con un picco tra giugno e luglio. Per queste donne, di cui 312 hanno contattato per la prima volta il Telefono Donna, sono stati attivati 220 percorsi di uscita dalla violenza.

«Un aumento che non deve affatto sorprenderci. La fine dell’isolamento domestico – osserva Zitiello – ha comportato un allentamento dell’enorme controllo e pressione a cui erano sottoposte le donne tra marzo e aprile. In molte hanno detto che ci chiamavano perché non volevano più subire i maltrattamenti e sopportare gli abusi vissuti durante il lockdown e che le esperienze di quei mesi erano state terribili. Così da maggio, non più costrette a casa, più libere di muoversi e pensare, hanno trovato la forza di chiamarci».


In continuità con gli anni passati, a chiamare sono state donne con età compresa tra i 30 e i 49 anni, tuttavia persiste il tendenziale aumento delle richieste di aiuto tra le più giovani. Rispetto alla nazionalità, più di 7 su 10 sono italiane e nel 49,6% dei casi sono madri. Ancora secondo i dati forniti dalla Casa della Donna, coloro che hanno contattato il centro antiviolenza in questi mesi sono nella maggior lavoratrici, sposate o conviventi oppure separate o divorziate. Per quanto riguarda la tipologia delle violenze nell’82,8% dei casi le donne subiscono violenze di tipo psicologico, 54,2% di tipo fisico, seguiti da violenza economica (17,1%) e dallo stalking (6,3%). Delle 409 donne che nel 2020 hanno fatto ricorso al centro antiviolenza 200 sono residenti nei comuni della zona pisana, con più segnalazioni provenienti da Pisa, Cascina, San Giuliano Terme e Calci. Il 24% ha presentato denuncia. Seppur contenuto, il dato risulta superiore alla media nazionale pari al 14%.

Ma chi sono i violenti? Soprattutto uomini tra 30 e 49 anni, nel 70% dei casi di nazionalità italiana, in gran parte occupati, partner o ex partner. Inoltre è stato avvertito, anche se minimo, un significativo aumento di donne che sono state maltrattate dai propri familiari, come padri e fratelli. Secondo Francesca Pidone l’aumento rispecchia l’effetto della pandemia e della vita costretta tra le mura domestiche. «C’è poi un altro dato che fa riflettere, strettamente connesso all’isolamento domiciliare imposto dalla pandemia – sottolinea Pidone – tra le donne che ci hanno chiesto aiuto in questi mesi di emergenza ben 32 hanno espressamente chiesto di poter entrare nella nostra casa-rifugio, perché sentivano forte e urgente il bisogno di allontanarsi dal proprio domicilio. Nel 2019 sono state 20. Quindi anche per effetto del lockdown è aumentato il numero di donne che avvertiva la necessità di trasferirsi in un luogo sicuro».

Per le coordinatrici della Casa questo è un dato che preoccupa ma che allo stesso tempo va letto come un indicatore di una maggiore consapevolezza da parte delle donne che subiscono violenza. Infatti, nonostante le difficoltà dovute all’emergenza, hanno chiesto aiuto per allontanarsi dal maltrattante, contribuendo così a ridurre il numero di femminicidi. «Nel 2020 in Italia si sono verificati 59 femminicidi, di cui 16 solo tra marzo e maggio. Senza il lavoro dei centri antiviolenza e delle case-rifugio – sottolineano – questo numero sarebbe certo più alto».

Ad oggi la casa-rifugio del centro antiviolenza della Casa della Donna può ospitare un numero limitato di donne, accompagnate anche da figli. «Non è chiaramente un numero che risponde ai bisogni che emergono – aggiunge Zitiello – ci sarebbe sicuramente bisogno di più posti, di un’altra casa, ma purtroppo i costi superano il budget sostenuto dal servizio sociale, che è abbastanza carente. È questo – aggiunge – uno dei più importanti problemi che ci troviamo ad affrontare». —