Determinante l’uso del saturimetro per i pazienti curati a domicilio

La dottoressa Mirene Anna Luciani

La vicesegretaria provinciale dei medici di medicina generale: «Ne ho acquistati alcuni e li fornisco alle famiglie con positivi»

PISA. Come si cura il Covid-19 restando a casa? Mentre si attende un protocollo del ministero della Salute per uniformare le linee regionali, una gran mole di lavoro è portata avanti dai medici di medicina generale. Abbiamo chiesto alla dottoressa Mirene Anna Luciani, vicesegretario provinciale Fimmg, di fare il punto su quelle che sono le indicazioni a cui si attengono i medici di base.

Come viene affrontata l’infezione da Sars-Cov 2 con i pazienti a domicilio?


«Per prima cosa quando un paziente telefona facciamo il triage. Chiediamo se ha sintomi, se ha avuto contatti con positivi, se ha tenuto condotte a rischio, se ha usato correttamente la mascherina, valutiamo se la sintomatologia è compatibile con l’infezione da Sars-Cov 2»

Per chi ancora non si è sottoposto al test è importante la valutazione dei sintomi?

«Abbiamo visto che c’è un ventaglio ampio di sintomi. A parte i casi che restano asintomatici, il coronavirus si presenta con mal di testa, tosse, febbre, dolori muscolari ma anche tutta un’altra serie di sintomi legati spesso a malattie stagionali. È importante la valutazione dei sintomi, ci consente di capire se è necessario fare il tampone molecolare».

Se un paziente pensa di essere positivo cosa fa?

«Chiama il medico, prima di assumere qualsiasi farmaco. Prima di assumere medicinali è sempre utile farsi consigliare dal medico».

E nei casi più gravi?

«Se la febbre è alta si può curare con il paracetamolo (che è un antipiretico) e verificare la risposta del paziente. Prima di prescrivere antibiotici o cortisone va valutato il decorso della malattia. Non esiste una terapia standard, ormai lo abbiamo visto in più casi. Aspettiamo qualche giorno, se il tampone risulta positivo e le condizioni si aggravano facciamo intervenire il medico Usca».

Dopo quanto tempo interviene l’Usca?

«Quando la sintomatologia non è importante si prescrive il tampone, il paziente lo prenota e va a farlo ad un punto drive-through. Se invece la febbre non scende e la sintomatologia è importante viene attivata l’unità speciale di continuità assistenziale. Le Usca sono un bene prezioso, non possiamo pensare che vadano a domicilio solo per i tamponi. Il loro intervento è importante per le visite».

Quanto è importante avere in casa un saturimetro?

«Di questi tempi è bene tenere a portata di mano sia il termometro che il saturimetro. Quest’ultimo serve a monitorare la funzione respiratoria, a misurare la saturazione di ossigeno. Io ne ha acquistati alcuni che fornisco alle famiglie quando in casa sono tutti positivi. Ci aiuta a tenere sotto controllo la situazione, ci dice se i polmoni funzionano bene e quando possiamo stare tranquilli. Si è creata una forma di collaborazione speciale tra famiglie e medico, una sorta di “alleanza”. Quando sono guariti mi restituiscono il saturimetro, lo sanifico ed è pronto per altre necessità». –

IL PUNTO DEBOLE: IL TRACCIAMENTO È OSTAGGIO DELLA BUROCRAZIA

Il tracciamento dei casi si è rivelato uno dei punti deboli del sistema. I medici di medicina generale hanno la responsabilità di dover garantire ai pazienti la copertura previdenziale ma questo può avvenire se c’è un provvedimento di quarantena emesso dall’ufficio Igiene. A volte le due esigenze si scontrano con una eccessiva burocrazia a svantaggio del cittadino. «Sono propensa – dice la dottoressa Luciani – ad introdurre l’impiego di tamponi rapidi per i pazienti che sono in quarantena o che hanno avuto contatti con positivi, test rapidi garantirebbero il ritorno alla vita normale senza allungare i tempi».

 

La guida allo shopping del Gruppo Gedi