Sos al rettore del figlio di Fulgencio: "Mi aiuti a concludere gli studi universitari"

Fulgencio durante il processo nel tribunale di Bata

Ha perso la borsa di studio per un intoppo burocratico: serve un documento del padre prigioniero in Guinea Equatoriale

PISA. «Rischio, non per colpa mia, di non iscrivermi al terzo anno dell’Università di Pisa: la prego di trovare un modo per aiutarmi». È approdato anche sulla scrivania del rettore Paolo Mancarella l’Sos di Albert (il nome è di fantasia), 29 anni, studente del dipartimento di Scienze agrarie e figlio di Fulgencio Obiang Esono, ingegnere pisano di origini equatoguineane rapito in Togo nel settembre 2018, arrestato e condannato a 59 anni di carcere al termine di un processo-farsa inscenato dal regime della Guinea Equatoriale.

Albert rischia di dover rinunciare al sogno della laurea a causa di un intoppo burocratico che lo ha costretto a rinunciare alla borsa di studio. Unico strumento, quest’ultimo, che il ragazzo ha a disposizione per accedere agli studi ed alimentare l’obiettivo di aiutare il suo Paese di origine, la Guinea Equatoriale, a concretizzare progetti per l’uscita dallo stato di povertà in cui versa.


Arrivato a Pisa nel 2017, Albert è stato escluso dai beneficiari della borsa di studio in quanto la sua domanda è risultata incompleta. Alla richiesta non è stato infatti allegato l’Isee, il documento che attesta la situazione economica e patrimoniale del nucleo familiare di appartenenza, fondamentale per accertare lo stato di indigenza, ma impossibile per il giovane da produrre a causa dell’arresto del padre, accusato di essere tra i finanziatori e gli organizzatori di un presunto colpo di Stato che avrebbe dovuto rovesciare la dittatura di Teodoro Obiang Nguema Mbasogo.

Con una lettera inviata al rettore Mancarella, Albert si appella anche all’Università per cercare una possibile soluzione all’impasse burocratico che rischia di mettere fine ad un sogno alimentato finora da impegno e dedizione che, nonostante le difficoltà anche linguistiche, gli hanno permesso di ottenere per due anni consecutivi la borsa di studio.

«Le scrivo per portare alla sua attenzione la mia situazione in quanto rischio, non per colpa mia, di non riuscire ad iscrivermi al terzo anno dell’Università - la lettera inviata al rettore dal 29enne, che chiede di rimanere anonimo temendo possibili ritorsioni da parte del regime che guida dal 1979 la Guinea Equatoriale -. Godevo di una borsa di studio, sono in pari con i crediti richiesti, ma sono stato escluso a causa dell’Isee, che non posso presentare visto che mio padre è in carcere in Guinea Equatoriale dal settembre 2018. Vista la mia particolare situazione, la prego di trovare un modo per aiutarmi con l’iscrizione all’Università e con le lezioni online in quanto il mio cellulare non mi permette di seguire nel modo migliore le lezioni».

Un appello che si aggiunge a quello lanciato nei giorni scorsi dalle colonne del Tirreno e che ha trovato in un anonimo benefattore la prima risposta alla richiesta di aiuto.

L’uomo ha infatti deciso di donare una sostanziosa somma di denaro allo studente per contribuire alla concretizzazione del suo sogno e a quello di sviluppare progetti per aiutare il suo Paese di origine ad uscire da uno stato di povertà assoluta.

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