Farmaco riduce la mortalità da Covid

L'infettivologo Marco Falcone

La scoperta effettuata da un team pisano, inglese e svedese con l’aiuto di un algoritmo di intelligenza artificiale

PISA. Non si ferma la ricerca pisana di una cura al Covid-19. E continua a dare segnali di speranza, stavolta mettendo in campo anche un algoritmo di intelligenza artificiale. Esseri umani e macchine che insieme stanno cercando una risposta efficace a un problema globale. Risposta che si chiama baricitinib, farmaco antinfiammatorio per il trattamento dell’artrite reumatoide risultato efficace nel ridurre la mortalità e il rischio di intubazione in pazienti anziani con grave polmonite da SARS-Cov2.

Lo studio che ha portato a questo risultato il gruppo clinico dell’Università di Pisa operante nell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana che ha lavorato al fianco dell’ Imperial College di Londra, del Karolinska Institut di Stoccolma, delle Università di Oxford, Cambridge, Toronto, Vancouver, Albacete. L’articolo relativo alla ricerca è stato pubblicato su Science Advances. «Abbiamo urgentemente bisogno di terapie efficaci in attesa del vaccino che sarà disponibile su larga scala solo in primavera – dichiara il professore Marco Falcone, infettivologo, che insieme al professore Francesco Menichetti ha coordinato la ricerca con i colleghi inglesi e svedesi - e noi a Pisa stiamo profondendo ogni sforzo per identificare nuovi trattamenti realmente efficaci, tra cui appunto il baricitinib. È stato un algoritmo di intelligenza artificiale, che ha passato al setaccio migliaia di molecole – prosegue Falcone - a identificare per la prima volta il baricitinib come possibile opzione utile a interferire la risposta infiammatoria e la endocitosi virale (ingresso del virus nelle cellule umane) durante la malattia Covid-19. I colleghi dell’Imperial College, venuti a conoscenza della nostra esperienza clinica preliminare, ci hanno proposto uno studio collaborativo atto a verificare il meccanismo di azione del farmaco contro Covid-19 nei nostri pazienti».


La terapia con baricitinib è risultata associata a una riduzione del rischio di morte pari al 70% in un gruppo di pazienti con età media di 81 anni e polmonite grave da SARS-Cov2; inoltre lo studio ha anche dimostrato come il rischio di morte o di intubazione orotracheale è stato pari al 17% dei pazienti trattati rispetto al 35% dei pazienti non trattati.

«Si tratta di risultati preliminari – conclude Falcone - che andranno confermati da studi randomizzati in corso. Siamo fortemente impegnati su varie sperimentazioni e coordinatori della sperimentazione nazionale Tsunami sul plasma iperimmune. Speriamo di potere avere a breve certezze su quali farmaci sono in grado di migliorare la prognosi di questa malattia». —
 

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