Neonatologia, un esercito di 100 addetti per proteggere dal Covid la vita che inizia

Una delle immagini utilizzate per la Giornata mondiale dei prematuri dal reparto dell’Aoup

Al Santa Chiara di Pisa tutto è cambiato con l'emergenza sanitaria, ma in realtà niente lo è: ecco come vengono salvaguardati la salute e i servizi per neonati e genitori

PISA. Gli ospedali non sono solo Covid-19. Per fortuna, viene da dire, ci sono reparti dove l’aria che si respira è diversa. Un’aria di vita e speranza, di straordinaria quanto inusuale normalità. Questo almeno è quello che abbiamo trovato varcando le porte del reparto di Neonatologia del Santa Chiara di Pisa. La vita che si oppone alla morte, dove il Covid-19 resta fuori, o quasi.

L’occasione della visita è la festa del prematuro che ricorre il 17 di novembre. Nei corridoi palloncini colorati, cartonati per polaroid. È quasi surreale. Ma è una normalità difesa con straordinaria tenacia e rigore perché in verità nasconde protocolli rigidissimi e l’impegno inesauribile di un gruppo di professionisti affiatatissimo.


A chiudere le porte in faccia al virus ci pensano quotidianamente circa cento persone, 16 medici e 60 infermieri, con il supporto di OSS, specializzandi, addetti alla sanificazione e alla pulizia del reparto. Tutti con grande professionalità garantiscono a mamme e babbi, di vivere il più serenamente possibile la nascita dei propri figli, nonostante l’emergenza sanitaria, in quella che chiamano “Un’isola felice”.

Una immagine del reparto con il personale intento all’assistenza dei piccoli (foto Renuzllo/Muzzi)


«Questo deve essere un luogo sicuro e tranquillo. È da sempre la filosofia del reparto, lo era anche prima del Coronavirus. Con il Covid è cambiato tutto ma non è cambiato nulla». A dirlo il dottor Armando Cuttano, direttore uscente del reparto di Neonatologia dall’Aoup di Pisa, insieme al dottor Luca Favilli, subentrato al suo posto qualche settimana fa. «Per mantenere la normalità in reparto – racconta Cuttano – dove siamo ad oggi a circa 1700 nati, abbiamo per mamme e neonati, due percorsi, Covid e non Covid. Con stravolgimenti anche strutturali siamo riusciti a creare due zone distinte, con tutti i filtri del caso. Per le mamme non Covid tutto si svolge come accadeva prima dell’emergenza, non si rendono neanche conto – aggiunge - che esiste un altro percorso Covid. Le mamme positive, o in attesa dell’esito del tampone, vengono invece accolte in un’area isolata. La stanza, ricavata nel reparto, è polivalente. Può svolgere la funzione sia di terapia intensiva che stazionamento. È autosufficiente e questo ci permette di offrire la stessa assistenza a mamma e figlio, pur con meccanismi di isolamento più evidenti. Siamo tranquilli ma non sprovveduti».

«Nel caso di positività della gestante – precisa Filippi – se asintomatica non viene mai separata dal neonato. Con i giusti accorgimenti la mamma può infatti tranquillamente allattare il figlio e tenerlo con sé. La diade mamma bambino è fondamentale, soprattutto per i bambini di questo reparto. Ciò che deve essere fatto è l’uso corretto della mascherina sia in ospedale che a domicilio. Comunque ad oggi abbiamo avuto pochissime mamme positive, certo qualcuna in più rispetto alla prima ondata».

Nessun bambino invece è nato positivo. «Il rischio per i neonati di contrarre il virus – precisa Filippi - non è tanto alla nascita. Il sistema placentare protegge in maniera esemplare. I bambini non si infettano in utero o nel canale del parto. Con scarsa sintomatologia possono contrarre il virus solo dopo».

Armando Cuttano, direttore uscente del reparto di Neonatologia dall’Aoup di Pisa, insieme al dottor Luca Favilli, che ha assunto la direzione al posto di Cuttaneo alcune settimane fa (foto Renuzllo/Muzzi)


Non è cambiata molto nemmeno la gestione degli ingressi dei genitori in reparto. «Isolati sì, reclusi no – specifica Cuttano che aggiunge - Partendo dal fatto che la mamma non è da considerarsi un parente, ma un filo diretto con il bambino, per i babbi vale lo stesso. Sono i benvenuti. L’ingresso in terapia intensiva è dalle 11 della mattina alle 23.00. Puntiamo ad arrivare a 24h. In un momento così delicato come quello della nascita vogliamo tutelare non solo la diade mamma-neonato, ma salvaguardare e supportare tutto il nucleo familiare, babbi in primis. L’unica differenza è che, rispetto a qualche mese fa, possono entrare solo la sera».

Tra le politiche adottate, in relazione al contenimento di eventuali rischi legati all’emergenza sanitaria c’è quella delle dimissioni veloci per alleggerire il reparto, tra quelli di solito con più alta densità.

Non solo la gestione dei piccoli pazienti e delle loro famiglie, ma anche la formazione prosegue normalmente. A pieno regime infatti il centro Nina, eccellenza a livello nazionale che con attrezzature vere e simulatori ad alta fedeltà, riproduce situazioni di emergenza. «Costruito dal nulla e con intelligenza e capacità portato avanti da Armando – spiega Filippi - è il centro più avanzato in Italia di simulazione anche grazie alla collaborazione con Unipi, Sant’Anna e Cnr». —
 

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