Arrivano i ristori: 8,4 milioni di euro nel conto corrente di 1.700 imprese

Piazza dei Miracoli deserta in questi giorni di chiusura delle attività commerciali (foto Fabio Muzzi)

A Pisa e provincia circa 4.700 euro ad azienda, un contributo più basso rispetto ai 5mila della media regionale

PISA. Per tanti non saranno sufficienti a rimpinguare le casse, svuotate dai mancati incassi e dai costi di gestione che sono rimasti quasi tutti invariati. Per altri rappresentano invece un concreto aiuto per affrontare un ulteriore periodo di crisi economica che l’emergenza sanitaria sta alimentando. Oltre 1. 700 imprese della provincia di Pisa hanno ricevuto in totale quasi 8,4 milioni di euro di aiuti, parte del pacchetto da 83 milioni di euro “approdato” in Toscana per sostenere le aziende coinvolte nelle ultime misure restrittive varate dal governo per rallentare l’espansione dei contagi da Covid-19. Risorse versate direttamente sui conti correnti di chi è stato costretto nuovamente a tirare giù la serranda o a ridimensionare fortemente l’attività e, di conseguenza, anche i fatturati.

La platea che per il momento ha beneficiato dei primi sostegni previsti dal cosiddetto decreto ristori è però solo una piccola parte delle quasi settemila tra micro, piccole e medie aziende che hanno dovuto momentaneamente sospendere o fortemente limitare l’attività. Tra queste, oltre 3. 800 che ricadono nei cosiddetti servizi di ristorazione (in particolare bar, pub, ristoranti, gelaterie e pasticcerie) e il resto, quasi 2. 980 imprese, incluso nei settori del commercio, dello sport e dei servizi alla persona (in particolare negozi, piscine, palestre, sale giochi e centri per tatuaggi).


Secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate, 1. 770 imprese della provincia di Pisa hanno beneficiato negli ultimi giorni di accrediti in media di 4. 781 euro ciascuno per un totale di oltre 8, 4 milioni di euro. Una prima erogazione di contributi a fondo perduto delle risorse stanziate con il cosiddetto decreto ristori emanato a fine ottobre dal governo che punta a «compensare le conseguenze economiche determinate dalle misure restrittive adottate per la tutela della salute in connessione all’emergenza epidemiologica».

Una serie di strumenti a sostegno delle attività economiche più coinvolte dalle restrizioni (fondi, contributi a fondo perduto, crediti di imposta, cancellazione di imposte), che si è materializzato per il momento in un sostegno economico accreditato finora a circa un quarto delle attività pisane temporaneamente sospese.

Dopo Firenze (22, 3 milioni di euro), Lucca (9, 7 milioni) e Siena (8, 7 milioni), Pisa è la quarta provincia in Toscana per l’ammontare complessivo delle risorse ricevute, terza per numero di imprese che hanno beneficiato del contributo (oltre 4mila imprese a Firenze, quasi 2mila a Lucca, oltre 1. 800 in provincia di Livorno).

Con poco più di 4. 700 euro pro-capite, le imprese della provincia pisana hanno però ricevuto un contributo più basso rispetto alla media regionale che si attesta intorno ai 5mila euro. Più alto rispetto alla media “incassata” dalle aziende livornesi (4. 543 euro), molto inferiore ai 5. 489 di quelle delle provincia di Siena.

«Ci sono tante imprese che stanno vivendo un momento molto difficile a causa delle chiusure e delle limitazione necessarie a contenere la pandemia. Ricevo ogni giorno segnalazioni di difficoltà e timori sul proprio futuro da tanti toscani e quindi ritengo che queste risorse siano un segnale importante per tutti coloro che stanno resistendo a questa crisi economica – commenta Martina Nardi, presidente della commissione attività produttive della Camera dei deputati –. Un segnale non solo dal valore economico, ma anche politico. Tutti soldi a fondo perduto e già arrivati automaticamente tramite bonifici nei conti correnti perché sono fondi che già avevamo stanziato in precedenza. Sono aiuti che riguardano molte tipologie di attività: dai servizi alla persona ai bar, dalle gelaterie alle attività di trasporto, dall’istruzione alle attività di alloggio. Credo che possano essere un primo concreto aiuto per chi ha visto ridurre, se non azzerare, le proprie entrare in questi mesi di nuovo lockdown». —

Danilo Renzullo

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