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Medici e infermieri, da super eroi a vittime dei negazionisti: «Insulti a ripetizione da quelli che non credono al virus»

Giovanna Bellini con e senza mascherina

Pisa: gli operatori sanitari travolti dalle offese dei “No-mask” e dall’accusa di godere di un ritorno economico dalla pandemia. La neurologa Bellini: "Mi attaccano per gli appelli al rispetto delle regole"

PISA. “Il suo lavoro lo ha scelto e viene pagata anche dal sottoscritto attraverso le tasse, ergo niente super eroi”. A parlare è un antivax. Un negazionista. Ha scritto questo a commento dell’ennesimo appello al buon senso, al rispetto dei malati e dell’enorme lavoro degli operatori sanitari e all’osservanza delle norme anti-contagio che la dottoressa pisana Giovanna Bellini, neurologa dell’ospedale di Livorno, ha postato sulla propria pagina Facebook. Ne abbiamo scelto uno di tanti, gli altri sono impubblicabili. Sono offensivi e di stampo altamente denigratorio nei confronti di medici e infermieri. Per certi versi, tra la prima ondata pandemica e la seconda, quella in pieno svolgimento, la situazione si è quasi capovolta. Per molti i camici bianchi sono passati dal ruolo di super eroi a quello di “Covidioti”, termine con cui i fessi della Rete definiscono chi crede nella portata debilitante del virus e nella necessità di indossare sempre la mascherina. Non sono altro che dei fessi, in quanto non sanno nemmeno che l’appellativo di “Covidiota” è nato proprio per loro, per tutti quelli che a colpi di insulti, minacce e derisioni popolano quotidianamente i social.

Dottoressa Bellini, non siete più degli eroi quindi?


«Noi medici, ma anche gli infermieri, tutti gli operatori sanitari, non siamo eroi nell’accezione epica del termine, ma professionisti, che non hanno panico ma il giusto timore di un pericolo per mettere in atto le congrue procedure. Siamo vincolati sì dal giuramento di Ippocrate, dal codice dentologico e agiamo in scienza e coscienza, ma siamo anche professionisti che hanno fatto un percorso accademico e lavorativo, abbiamo diritto come tutti gli altri lavoratori a lavorare in sicurezza secondo le norme vigenti. Non siamo avventati super eroi, ma professionisti responsabili a cui si chiede di compiere il proprio lavoro con perizia, diligenza e prudenza, attitudini poco seguite da super eroi spericolati ed avventati. Abbiamo il dovere, oltre che di curare, di prevenire, come e soprattutto in questa pandemia, in cui è fondamentale evitare la diffusione del virus per il quale non ci sono ancora cure specifiche e vaccino».

Ma non si sente ora vittima di una situazione capovolta? Di sedere ingiustamente sul banco di finti imputati?

«Sebbene facciamo una delle professioni cosiddette “di aiuto”, non è detto che dobbiamo subire denigrazioni, vessazioni, offese, provocazioni o essere messi in pericolo in modo deliberato o incosciente da soggetti che negano l’esistenza di una patologia infettiva altamente contagiosa come quella data dal Covid, senza poter ribattere. Anche i vigili del fuoco sono professionisti, pagati e preparati per il loro encomiabile e pericoloso lavoro, non per questo è lecito che chiunque possa permettersi di appiccare loro il fuoco. Se nella prima ondata da pandemia, all’inizio dello sbigottimento e dell’incredulità generale siamo stati visti nella maggior parte dei casi coloro che a scapito della loro stessa vita tentavano comunque di salvare i loro pazienti, adesso, nella seconda ondata, in cui lo stress e la frustrazione del singolo e quello della collettività è aumentato, veniamo accusati di non aver saputo fare il nostro lavoro, di essere addirittura causa del decesso di così tante vittime. Alcuni insomma cercano di spiegarsi la gravità della situazione della pandemia nel modo più semplice: “Se eravate eroi avreste dovuto continuare a salvare, se non ce la fate la colpa è vostra”. Un po’ come l’atteggiamento del bambino che incolpa il genitore per qualsiasi cosa che lo angosci».

Ma chi sono gli odiatori da social?

«Gli “hater”, ai quali non importa chi odiare ma come e quanto, sono quella fetta di popolazione dei naviganti del web che riversa frustrazione e odio sul prossimo da dietro una tastiera, e che aggredisce di volta in volta varie categorie. In questa difficile e tragica situazione vengono affiancati da altre categorie più specifiche di hater, soggetti che si sono scompensati. In modo grossolano si può dire che ci sono varie categorie di nuovi odiatori: c’è chi nega l’esistenza del virus perché si rifugia in un delirio che lo porta al di fuori del piano di una realtà troppo dolorosa (“Il virus non esiste”); ci sono altri con tratti anti-sociali, oppositivi alle regole anti-contagio a cui continuamente noi sanitari chiediamo di attenersi, comprese le limitazioni temporanee di alcune libertà di movimento sul territorio (“Non seguirò queste regole che mi vengono imposte dalle autorità”), addossando ai medici la colpa delle restrizioni, la cosiddetta “dittatura sanitaria”; chi ha un disturbo di personalità con delirio di onnipotenza (“Il virus non mi colpirà mai in modo grave”), ma estrema mancanza di rispetto; e poi coloro che hanno necessità di affrontare imprese adrenaliniche, sprezzanti del pericolo, in continua ricerca di autostima, tipico anche dell’età adolescenziale. Alla base di tutto ciò, ma non rilevante ai fini delle suddette macro categorie, c’è una diffusa mancata conoscenza della tematica super specialistica che amplifica in alcuni soggetti l’effetto Dunning-Kruger, una distorsione cognitiva per la quale individui non esperti in un campo sopravvalutano le proprie abilità senza consapevolezza sostenendo tesi in modo acritico».

A tanti pseudo-esperti ha però dato ampio spazio anche l’informazione televisiva. Non trova?

«Abbiamo dovuto assistere anche ad una certa mala-informazione sostenuta da soggetti scellerati con potere politico, mediatico e perfino sanitario, che, per le motivazioni di cui sopra o per opportunismo, ha diffuso informazioni ambigue o tesi che hanno fatto non solo sottostimare la pericolosità del virus e della sua diffusione ma hanno anche acceso la miccia di deliri collettivi. Ed ecco quindi che i quotidiani e le televisioni recentemente hanno riportato notizie riguardanti una violenza verbale e materiale verso il personale sanitario tutto come mai la ricordiamo. Io stessa sono vittima di violenze verbali, in un’occasione una “No-mask” mi ha scritto che mi avrebbe spaccato il cranio e che avevo gli occhi del demonio solo perché nella foto del mio profilo indossavo una mascherina ed invitavo ad utilizzarla. I sanitari adesso vengono accusati di avere ritorno economico dalla diffusione del virus, per la diffusione dei vaccini, vengono accusati di aver impedito autopsie, ma soprattutto di chiedere il lockdown per volere la rovina economica del Paese».

Il lockdown di tutto il Paese, però, come categoria lo avete chiesto. Giusto?

«Certo. La richiesta è stata ufficializzata l’8 ottobre dal presidente dell’Ordine nazionale dei Medici, alla luce dell’aumento esponenziale soprattutto dei casi che necessitano di un’intensità di cura e che non sono più sostenibili, con il pericolo di una ulteriore impennata dei decessi anche per cause no-Covid. Divulgare tali drammatici dati non è terrorismo, come viene detto da alcuni, ma è la presa di coscienza di uno tsunami che ci sta travolgendo e i cui danni potremmo limitare adesso solo con il distanziamento e chiusura totale. Ma durante questo difficile cammino sarà necessario cercare di far invertire la rotta di questo odio riversato su una categoria di professionisti che per prima ha pagato, e sta pagando, anche con un alto contributo in vite umane. Questo credo che non sia richiesto a nessun lavoratore, seppur pagato con le tasse di qualcun altro».