Caso Ragusa, Gozi querela Logli: «Falsità contro di me»

Il super teste additato in una lettera da Antonio come «persona inattendibile e pedina in mano alla Procura»

PISA. Loris Gozi, il super teste del caso Ragusa, querela Antonio Logli per diffamazione. L’accusatore diventa accusato e reagisce con l’arma della denuncia in una vicenda che dal gennaio 2012 continua a provocare discussioni e divisioni. Non sembrano servire i tre gradi di giudizio nei quali si conferma Logli come l’autore dell’omicidio della moglie, Roberta Ragusa, per metabolizzare una storia che sembra di ieri.

L’azione giudiziaria è stata annunciata dal legale di Gozi, l’avvocato Antonio Cozza, in risposta alla lettera scritta in carcere da Logli nella quale l’ex impiegato dell’ufficio tecnico comunale di San Giuliano Terme scrive che «la testimonianza di Gozi è falsa» e che «Loris è stato una pedina in mano alla Procura».


Sul punto l’avvocato è intervenuto venerdì sera nel corso della trasmissione “Quarto Grado”. «Loris è stato un cittadino esemplare – spiega l’avvocato al Tirreno –. La sua testimonianza (avvistamento in via Gigli di Logli in auto la notte della scomparsa della moglie, ndr) è stata sincera e decisiva. Ora basta metterla in discussione e, soprattutto, si deve fare finita di dire che Gozi non è credibile e che è stato imbeccato dagli inquirenti. Ci sono tre gradi di giudizio che ribadiscono la credibilità di Loris. E a quello ci si deve attenere ed è quello che conta. Il resto sono offese come quelle scritte da Logli».

L’avvocato conferma di aver deposito la querela di Gozi contro Logli ai carabinieri di San Giuliano Terme. «Loris deve essere lasciato in pace – aggiunge il legale –. Per la sua decisione ha subìto conseguenze pesanti anche a livello personale. È l’ora di smetterla di diffamarlo come ha fatto e sta facendo Logli».

In carcere dalla sera del 10 luglio 2019 per scontare i 20 anni riconosciuti legittimi dalla Cassazione, il 57enne di Gello lavora nel reparto tessile della prigione di Massa, prega (ha abbracciato da un paio d’anni la dottrina della Chiesa Evangelica insieme alla sua promessa sposa Sara, ndr) e scrive un memoriale in cui si professa innocente.

In una lettera inviata a “Quarto Grado” aveva scritto che «la testimonianza di Gozi era falsa, io quella notte non c’ero non sono uscito. Quelle cose gliele hanno fatte dire».

Lo ha sempre ripetuto fin dall’inizio della storia giudiziaria. Dopo la Cassazione e a quasi nove anni dall’inizio del caso, Gozi dice basta alle accuse di teste non credibile e manipolato. E lo fa denunciando chi, grazie soprattutto al suo racconto, dal luglio 2019 è in una cella con una sentenza definitiva per aver ucciso e distrutto il corpo della moglie.