Poste, raccolte 800 firme per l’ampliamento dell’orario

Campo: la lettera dei consiglieri Cecchelli e Treggiani per scongiurare ogni ipotesi di chiusura definitiva

SAN GIULIANO TERME. Dal sindaco di San Giuliano al ministro dell’Economia e delle Finanze. Passando ovviamente dai vertici di Poste Italiane. Ci sono tutti nell’indirizzario della lettera, accompagnata dalla bellezza di 800 firme di altrettanti cittadini, con la quale i consiglieri comunali Donata Triggiani e Matteo Cecchelli chiedono interventi urgenti per l’ampliamento dell’orario di servizio dell’ufficio postale di Campo.

Giorni fa avevano annunciato l’avvio della raccolta firme. Ma sono bastate davvero poche settimane per raccogliere una così ampia adesione a una richiesta particolarmente sentita in questi ultimi mesi. Perché se il Covid ha costretto Poste a rivedere, tagliando, giorni e orari di apertura sta obbligando l’utenza di Campo a lunghe file e anche assembramenti. Un giorno solo di apertura dello sportello non basta. Occorre tornare all’orario precedente ai tagli.


Da qui la lettera che chiede, in forza delle 800 firme, il ripristino dell’apertura dell’ufficio postale di Campo per almeno 3 giorni a settimana.

«Dal mese di marzo Poste Italiane, con il diffondersi della pandemia, ha rimodulato i giorni di apertura e gli orari di accesso agli uffici postali nel comune di San Giuliano – scrivono i due consiglieri comunali Pd che si sono fatti carico della questione –. Tra questi l’ufficio di Campo, frazione di circa 1.300 abitanti, con la rimodulazione da 3 giorni di apertura alla settimana ad un solo giorno. Già nell’estate gli altri uffici nel comune hanno ripristinato l’orario pre Covid-19, restando quello di Campo, a tutt’oggi, l’unico ridimensionato. Il disservizio per i residenti è stato ed è importante, soprattutto per quelle persone che non hanno la possibilità di spostarsi in altre sedi. Una rimodulazione unilaterale dell’orario che la frazione non può accettare. In questi territori periferici il servizio postale rappresenta un presidio sociale insostituibile e che deve essere mantenuto e tutelato dalle istituzioni e dalla dirigenza di Poste Italiane».

Il tema ha anche a che fare con la sicurezza degli utenti, proprio in relazione all’emergenza Covid-19. «Il taglio al servizio – prosegue la lettera di Cecchelli e Triggiani – ha provocato l’effetto contrario rispetto alle norme dei Dpcm anti Covid-19. Il concentramento dell’attività di ufficio in un solo giorno a settimana non consente l’espletamento di tutte le richieste da parte dell’unico impiegato con l’effetto di lunghe code, attese per gli utenti e situazioni di assembramento. Una condizione che con la ripresa della pandemia può divenire luogo di maggiore esposizione per i cittadini».

C’è poi un preoccupante precedente che in qualche modo fa temere il peggio ai cittadini. Già in passato Poste aveva provato a chiudere l’ufficio di Campo. «Già nel 2012 – ricordano i consiglieri – questo ufficio fu “preso di mira” dalla dirigenza di Poste Italiane e inserito in un piano di chiusure. Solo la compattezza della comunità di Campo, che raccolse allora 600 firme, riuscì a mantenere l’apertura per 3 giorni a settimana. Oggi, riteniamo che il Covid-19 non sia la vera motivazione della rimodulazione del servizio, ma che questo sia usato da Poste Italiane per arrivare ad una lenta chiusura dell’ufficio postale allontanando progressivamente la maggioranza dell’utenza. Chiaramente, una sede residuale non avrebbe più senso di esistere e quel percorso iniziato nel 2012 andrebbe a concludersi. Un modus operandi che non riteniamo adeguato per una società partecipata con capitale sociale a maggioranza pubblica e che nel 2019 ha prodotto ricavi per 1,3 miliardi di euro. Una società che non dovrebbe perseguire esclusivamente la logica della “convenienza” ma che dovrebbe essere prima di ogni cosa, in quanto largamente pubblica, una società al servizio del cittadino». Seguono le 800 firme raccolte a Campo che rappresentano «un movimento compatto di fronte al pericolo della perdita di un servizio essenziale – aggiungono infine i consiglieri – che da sempre esiste a Campo e che fa capire quanto sia sentita la necessità di mantenerlo». —


 

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