Processo per omicidio: «Ho sparato solo per paura volevo proteggere Nicoletta»

L’aviere Ruggiero per anni in servizio alla 46esima Brigata Aerea si difende. «Il primo colpo contro Vincenzo mi è partito mentre scarrellavo la pistola»

PISA. «Nicoletta mi diceva di stare attento perché suo marito girava armato e se avesse scoperto che vivevamo insieme mi avrebbe ammazzato. Avevo paura, portavo con me sempre la pistola. Quel giorno non avevo intenzione di ucciderlo, anzi credevo che Nicoletta dovesse vedersi soltanto con il figlio Gregorio, con il quale non si parlava da quando lei aveva lasciato il padre. Ho perso la testa quando ho visto che Nicoletta aveva con sé un trolley, temevo che il marito, Vincenzo D’Aprile, con il quale era in causa per il divorzio, la portasse via come era già accaduto nel 2017, a Pitigliano. Fu tipo rapimento, per punirla. Non ho capito più nulla: ho suonato il clacson, poi D’Aprile è venuto contro di me, batteva sul finestrino e io ho sparato all’impazzata».

Il sottufficiale dell’Aeronautica Francesco Ruggiero, per anni di stanza a Pisa alla 46esima ha raccontato la sua verità in Corte d’Assise a La Spezia.


La Procura ritiene che abbia pianificato l’omicidio del rivale in amore (avvenuto a Cadimare a La Spezia) perché temeva che la compagna Nicoletta Novelli si riavvicinasse a lui, ma Ruggiero si difende spiegando che si è trattato «di un momento, di una reazione dettata dalla paura e dalla voglia di proteggere Nicoletta». Secondo l’accusa Ruggiero ha noleggiato un’auto, ha esploso sei colpi di pistola, il secondo, quello mortale, a distanza ravvicinata, dall’alto verso il basso. Il processo sulla morte del ristoratore è allo snodo decisivo.

«Avevo paura di essere aggredito da Vincenzo o dal figlio Gregorio – ha proseguito Ruggiero –. Sapevo che quel giorno Nicoletta doveva incontrarsi con il figlio e volevo proteggerla perché anche Gregorio l’aveva minacciata. La mattina dell’11 marzo 2019 allora presi un’auto a noleggio, una 500, perché temevo che se avessi usato la mia auto Gregorio mi avrebbe riconosciuto. Mi sono portato alla clinica Alma Mater, dove lavora Nicoletta, credevo che l’incontro sarebbe avvenuto lì, invece, una volta uscita, lei è salita in auto e si è diretta verso il centro città. L’ho seguita. A un certo punto credo che Nicoletta mi abbia visto dallo specchietto, mi è sembrato di vedere un cenno con la mano». Poi Ruggiero, difeso dagli avvocati Alberto Marchesi e Maria Concetta Gugliotta, ha descritto nei minimi dettagli il momento della sparatoria, precisando qual è stato il motivo che ha scatenato la sua furia.

«Arrivati a piazzale Ferro ho visto che era posteggiata, a lato della strada, la Jeep Cherokee di D’Aprile, ma non mi sono preoccupato quando l’ho visto scendere - ha puntualizzato l’imputato - bensì quando ho notato che Nicoletta aveva con sé un trolley. Mi è venuto in mente quello che le era accaduto nel 2017, quando Vincenzo la costrinse ad andare con lui a Pitigliano, passò quattro giorni di violenze di ogni genere. Ho suonato il clacson e sono partito, volevo soltanto proteggerla. D’Aprile è venuto verso la 500: ha cominciato a battere sul vetro dell’auto, provava ad aprire, ma mi ero chiuso dentro. A quel punto ho afferrato la pistola che avevo nella borsa, sul sedile del passeggero. Scarrellando l’arma mi è partito un colpo che ha bucato il pianale, poi ho iniziato a sparare all’impazzata nella direzione di D’Aprile. Chiedo scusa». —


 

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