L’esasperazione tracima in piazza, luci accese per protesta: la voce dei ristoratori

Pisa, Confcommercio invita alla mobilitazione per le ore 19 di venerdì 30 ottobre

Esasperazione e rabbia. Sono i sentimenti che vanno per la maggiore tra ristoratori e baristi dopo l’ultimo Dpcm varato dal premier Conte.

La protesta si riverserà in Piazza dei Miracoli venerdì prossimo, 30 ottobre, dalle 19, quando Confcommercio chiama tutti alla mobilitazione, imprenditori e artigiani, partite Iva e dipendenti, fornitori e semplici cittadini, per dire che non solo di Covid si muore, ma anche di crisi economica, disoccupazione, povertà, disperazione. "#chiusipersempre - Imprese al collasso, lavoratori a casa": è questo il claim della maxi protesta in programma venerdì, con un presidio davanti al palazzo della Prefettura (alle 18) e una manifestazione in Piazza dei Miracoli, programmata per le ore 19.

«Protestiamo ma proponiamo anche - annuncia la presidente di Confcommercio Federica Grassini -. Qui muoiono migliaia di imprese e si bruciano centinaia di migliaia di posti lavoro, ed è l’ora di finirla di colpire sempre imprenditori, commercianti, professionisti, partite Iva che invece di ricevere uno stipendio dallo Stato, il proprio reddito se lo sudano tutti i giorni. Occorre cancellare, e non semplice rinviare, di tutte le tasse nazionali e locali, compreso il taglio dell’Iva; stanziare contributi a fondo perduto per una quota significativa dei mancati incassi; sbloccarei finanziamenti anche per quelle imprese che a marzo 2020 non avevano onorato in modo puntuale le rate derivanti da prestiti o non erano in regola con i contributi previdenziali».

Intanto, come testimoniamo le foto, la protesta dei ristoratori si è già materializzata da ieri, con insegne e locali lasciati illuminati in segno di disappunto nei confronti del decreto.

Nicola Micheletti, Lucia Landi e Virgilio Cosentini, Paola Bartalucci e Brabara Crecchi, Bruno Cavallini, Federico Benacquista e Luigi Fortino

Locanda Sant’Agata (NICOLA MICHELETTI)
Via alla trasformazione diventando una location “open 10-18”

L’obiettivo è non mollare, nonostante le difficoltà di una chiusura anticipata alle 18. Nicola Micheletti, chef e titolare della "Locanda Sant’Agata", noto ristorante sulla via del Brennero a San Giuliano, guarda avanti in maniera costruttiva, in attesa di poter tornare alla normalità. Ed il suo locale è pronto ad trasformarsi in "open 10-18" e ad accogliere chi vorrà assaporare la sua cucina all’ora di pranzo o puntando su un aperitivo o un brunch.

L’offerta triplica per cercare di contenere le perdite serali e la fantasia consente di variare. La location, poi, immersa nella campagna, permette di poter essere serviti all’aperto con tavoli più che distanziati.

«Noi - afferma deciso Nicola Micheletti - siamo pronti e per questo invitiamo i nostri clienti ad invertire le loro abitudini e a beneficiare dei nostri servizi durante le ore di luce. Mi rendo conto di chiedere un cambio di mentalità, ma la ristorazione, nonostante le limitazioni durissime imposte dal Covid, deve continuare a vivere».

Oltre al tradizionale pranzo della domenica, con piatti sempre ricercati, a partire dai primi con la pasta fatta in casa, e prodotti rigorosamente a chilometro zero, la "Locanda Sant’Agata" è in grado di esaudire ogni richiesta durante la settimana: dal semplice pranzo di lavoro all’ aperitivo, servito al tavolo, fino al brunch, a qualsiasi ora fino alle 18. Un concetto, questo di "ristorante aperto" che va oltre il classico schema, che sarà presto ribadito attraverso un video che i ristoratori aderenti alla Cna Territoriale di Pisa, tra cui Nicola Micheletti, hanno deciso di realizzare e mettere in rete affinché i pisani possano conoscere bene le offerte enogastronomiche dei locali del territorio durante questo periodo complesso.

Nicola è pronto ad affrontare una nuova sfida, mentre la sera i suoi piatti potranno essere gustati a casa sempre attraverso il servizio di asporto.

Osteria Pasta e Vino (LUCIA LANDI E VIRGILIO COSENTINI)
Spazio alla fantasia, ed ecco la merenda non solo per i bambini

Una merenda per i più piccoli? E perché no... tutto è possibile.

Lucia Landi, titolare insieme al marito, lo chef Virgilio Casentini, dell’Osteria Pasta e Vino di Cascina, è pronta a ripartire, affrontando questa nuova sfida imposta dal Covid, non solo con i piatti tradizionali, rigorosamente all’ora di pranzo, ma con altre offerte gastronomiche in grado di intercettare nuove fasce di clienti nell’arco della giornata. Oltre al servizio take away la sera, sfizioso ed originale per una cena alternativa. L’imprenditrice non si lascia travolgere dagli eventi, nonostante l’amarezza, e cerca di imboccare una strada diversa, anche se le difficoltà ci sono e non spariscono in un battito di ali. «Non sarà facile - afferma Lucia Landi - ma dobbiamo andare avanti e cercare di superare questo periodo molto nero per il nostro settore, nell’attesa di tempi decisamente migliori».

Il ristorante deve chiudere alle 18 e allora la fantasia comincia a dare i suoi frutti. E non poteva essere altrimenti. Lucia e Virgilio, compagni nella vita e nel lavoro, portano avanti questo lavoro con professionalità e profonda passione da anni, quindi oltre alle tradizionali offerte dell’ora di pranzo, con piatti di carne e pesce, realizzati anche con prodotti che provengono dai presidi Slow Food, e naturalmente la pasta fresca, fiore all’occhiello di questo locale, offrono anche la possibilità di consumare un aperitivo, fare uno spuntino e magari anche una gustosa merenda per i più bambini e non solo, se venisse loro richiesta. «Le situazioni cambiano - afferma Lucia Landi - e noi inevitabilmente dobbiamo adeguarci, nella speranza che anche i nostri clienti mutino le loro abitudini. Non nego che il nostro lavoro è concentrato soprattutto nelle ore serali. Ma questo adesso non è possibile e quindi dobbiamo inventarci nuove formule in attesa di tempi migliori. Mentre continuerà il servizio di asporto serale».

Osteria da Nello (PAOLA BARTALUCCI E BARBARA CRECCHI)
Variato il giorno di chiusura: domenica apertura garantita

All’Osteria da Nello a Lajatico si cambia giorno di chiusura. Da questa settimana la domenica il ristorante sarà aperto per accogliere i clienti per il tradizionale pranzo. Paola Bartalucci e Barbara Crecchi, titolari del ristoro, in piazza, al centro del paese, ieri mattina hanno preso la decisione. Non più chiusura domenicale, come avvenuto fino adesso, ma tavolini apparecchiati, ben distanziati e menù alla carta con piatti sfiziosi e della nostra tradizione anche nei giorni festivi. Inevitabilmente si cambia marcia nella speranza di poter arginare una situazione molta complessa per il comparto della ristorazione.

«Noi lavoriamo da sempre la sera con le cene - afferma Paola Bartalucci - ma vista questa situazione inimmaginabile nella quale ci troviamo ad operare non possiamo altro che provare con una nuova proposta, quella domenicale anche a pranzo, sperando che i clienti sappiano apprezzarla».

Paola e Barbara, pur nella complessità degli eventi, non si lasciano scoraggiare e provano, giustamente, con un nuovo format, lasciando intatti i loro piatti che si basano comunque e sempre sulla tradizione toscana: taglieri di salumi, zuppa di cavolo, ribollita, penne alla salsiccia e peperoni, pasta al ragù, alle melanzane, tagliatelle al coniglio, tacchino al forno, trippa, coniglio fritto, cinghiale alla toscana, torta di mele e tiramisù della casa, solo per fare qualche esempio. Il pranzo, compresa la domenica, cambiando forzatamente le abitudini, dovrà diventare il punto di forza. «Noi ce la stiamo mettendo tutta, come è accaduto in questi anni - continua Paola -. Le nostre proposte, la nostra professionalità, il rispetto delle norme anti-Covid, restano inalterati, speriamo che i clienti capiscano e apprezzino i nostri sforzi». Il locale inoltre permette di consumare i pasti sia all’aperto che all’interno. Oltre al take away serale.

L’Artilafo (BRUNO CAVALLINI)
«Impossibile tamponare con l’asporto: preferisco chiudere»

«Siamo come un pesce a cui pian piano tolgono l’acqua per vivere, ma è costretto a rimanere nella vasca fino ad affogare».

È l’immagine scelta da Bruno Cavallini, proprietario del ristorante L’Artilafo in centro a Pisa, per descrivere la situazione in cui si trova un’intera categoria, quella dei ristoratori, alle prese con la chiusura anticipata alle 18 fino al 24 novembre prossimo, dopo mesi tutt’altro che facili. «In 36 anni di attività ho visto davvero molte cose, ma questa è la più triste di tutte. Noi non abbiamo mai lavorato a pranzo, quindi questo provvedimento ci taglia fuori al 100%. Siamo ritornati a marzo: non riapriamo, ed è un grosso problema».

Una perdita economica che non potrà essere tamponata con l’asporto o la consegna a domicilio: «Noi facciamo un particolare tipo di cucina che richiede una consumazione immediata. Ci sono delle tecniche che non si possono asportare col motorino», spiega Bruno, che commenta: «La chiusura alle 18 non ha senso, ci ha lasciato fortemente perplessi. Significa non conoscere affatto la nostra tipologia di impresa. In più per noi sarebbe comunque impossibile recuperare solo col pranzo: in centro storico tante attività sono da remoto, con meno lavoratori in presenza. Non posso basare l’intera attività sul pranzo della domenica». E ormai si è quasi giunti al limite: «A maggio ho dimezzato i tavoli, togliendo guadagno per garantire la sicurezza di tutti. Non è bastato nemmeno questo. Come bravi scolari abbiamo fatto tutti i compiti, ma ora ci viene tolta pure la merenda», continua Bruno. «C’è accanimento nei confronti di una categoria già provata e che forse all’inizio non ha dato risposte incisive. Non vedo un finale allegro perché stiamo raggiungendo il limite e non so fino a quando possiamo resistere. I soldi nessuno li ha visti, io ho dovuto fare prestiti che dovrò restituire. Per questo manifesteremo pacificamente contro un decreto legge che ci rovina».

Osteria Anita (FEDERICO BENACQUISTA)
Menù fisso che però varierà ogni settimana

Ristorante aperto a pranzo con servizio ai tavoli e asporto per chi abita o lavora nelle vicinanze. La sera, invece, serrande "abbassate" ma rimane la consegna a domicilio. Basterà? «No, ma non ci sono alternative», afferma Federico Benacquista, proprietario dell’Osteria Anita in piazza Garibaldi, che si attrezza così dopo il nuovo Dpcm: «A pranzo continueremo a fare il servizio da asporto per i clienti che hanno gli uffici limitrofi (per fortuna in zona non hanno adottato molto lo smart working, che rappresenta sicuramente un problema per i pranzi di lavoro). Per la cena torneremo alla sola consegna a domicilio come durante il lockdown: abbiamo pensato a un menù fisso, più ristretto ma che varia ogni settimana per invogliare maggiormente i clienti a ordinare. Siamo già con il personale ridotto all’osso, ma l’alternativa era restare chiusi, rimanendo a casa davanti alla tv senza fare nulla. A questo punto tanto vale provarci, cercando di dare un buon servizio per fidelizzare il cliente. Vogliamo proporre un’alternativa al classico pasto casalingo fai da te. In più - continua Federico -mi sarebbe dispiaciuto chiudere da un giorno all’altro visto che lavoriamo con i prodotti freschi e avremmo dovuto buttare via le scorte». Se la voglia di resistere è tanta, le attese sul fronte economico sono poche: «Non ho grandi aspettative», rivela Federico. «Ora la situazione è peggiore rispetto a quella di marzo, quando tutti venivano da un periodo in cui avevano lavorato. Dopo il lockdown l’economia è più sofferente e saranno tutti più cauti nello spendere. Chiudere alle 18 significa saltare il servizio della cena, il più importante perché il cliente di solito è più rilassato e si concede qualcosa in più. Se ci fosse stata concessa l’apertura fino alle 22, avremmo trovato qualche formula in più per reinventarci anche in maniera più economica. Così non si arriva nemmeno all’ora dell’aperitivo».

Griglieria delle Vettovaglie (LUIGI FORTINO)
«Se ci sarà gente siamo già attrezzati per fare due turni»

«Nel commercio il tempo è denaro». Va da sé che se si "perde" il tempo, lo stesso avviene per i guadagni. Nonostante questo, «noi puntiamo a restare aperti nel massimo rispetto delle regole», assicura Luigi Fortino, proprietario della Griglieria delle Vettovaglie nell’omonima piazza storica di Pisa. «Il nuovo provvedimento è partito da appena un giorno, ora vedremo il da farsi. C’è però poco da potersi organizzare. Se c’è gente siamo già attrezzati per i doppi turni, ma non faremo servizio da asporto o a domicilio: il nostro cavallo di battaglia è la griglia, e la griglia è buona se la si mangia subito», spiega Luigi, che commenta così il nuovo orario di chiusura: «Chiudere alle 18 significa togliere comunque una fetta di lavoro. Allungare fino a quell’ora è una scelta solo politica, che però non ha alcuna utilità per i ristoranti. Qui il pranzo dura fino alle 15.30, massimo 16, poi si riprende l’attività proprio alle 18-18.30. Si tratta di lavorare mezza giornata. È una scelta che va a discapito di chi segue sempre le regole, che ora sono molto costose. Sono talmente stanco che spero solo che le cose si rimettano, anche se secondo me non ci faranno riaprire, tanto meno per le festività natalizie». E già da un po’, con i numeri del contagio in aumento, il lavoro era ridotto: «La sera, tolto il sabato, il conto dei coperti non va oltre le due mani. Quella delle Vettovaglie è l’unica piazza rimasta dove non c’è nessuno, né di giorno né di sera. Rimangono solo gli spacciatori. In questa zona quando succede qualcosa siamo i primi a prendere il brutto, così come siamo i primi a beneficiare del turismo. Ora però ci sono solo gli aspetti negativi e reggere è difficile», aggiunge Luigi. «Il governo deve mettere a disposizione delle risorse adeguate ad affrontare la situazione o un eventuale lockdown. Sicuramente ci sono tutti gli strumenti per stabilire qual è il minimo necessario per mantenere un’attività».