Coronavirus, stop a 370 imprese in provincia di Pisa: 75 sono palestre. Limitazioni per altre quattromila

Il settore delle palestre è numericamente il più rilevante tra quelli colpiti dall’ultimo Dpcm

Secondo i numeri della Camera di Commercio di Pisa sono 12mila gli addetti coinvolti dallo stop imposto dal governo

PISA. Chi sono e quante sono le attività produttive messe alle strette se non, appunto, chiuse per decreto? La cifra in provincia di Pisa sfiora le 4.500 imprese, per quasi 12mila addetti. Chi più chi meno a rischio posto di lavoro.

Perché se è vero che l’ultimo Dpcm del governo Conte colpisce in maniera differenziata - limitazioni per determinate aziende e chiusure per altre - è altrettanto evidente, come già ampiamente denunciato dalle categorie economiche pisane pressoché all’unisono, che il provvedimento potrebbe essere il colpo “mortale” per migliaia di partite Iva in provincia di Pisa già in grave crisi dopo il primo lockdown e le conseguenze economiche dell’emergenza sanitaria.


A fotografare numericamente la situazione alla luce dell’ultimo Dpcm è la Camera di Commercio che ha elaborato un quadro numerico delle attività interessate in tutto o in parte a limitazioni e chiusure. «Numeri consistenti – scrive la Camera di Commercio – sia quelli delle imprese che quelli dei lavoratori coinvolti».

Le chiusure

Secondo una prima analisi dei settori elencati dal provvedimento «i dati del sistema Infocamere-Stockview e relativi alle localizzazioni (sedi, sedi secondarie, magazzini, uffici, ecc.) e relativi lavoratori in provincia di Pisa al 30 giugno 2020 evidenziano come quasi 400 imprese, che danno lavoro a 800 persone, abbiano dovuto sospendere la loro attività». spiega la Camera di Commercio. Per la precisione si tratta di 370 attività perlopiù, ben 75, nel settore delle palestre. Come numero di imprese seguono le aziende che operano nell’ambito delle discoteche, sale da ballo e night club: 59 attività che, a differenza di tutte le altre, sono chiuse ormai da molto tempo. E sono anche quelle con il maggior numero di addetti rimasti senza un impiego: 198 persone in provincia. Seguono per rilevanza sul territorio le attività legate a scommesse e lotterie (49 con 114 addetti), quelle che promuovono convegni e fiere (49 con 86 addetti), i centri benessere (45), le sale giochi (40), i cinema (28) e così via. Tutti chiusi sino a fine novembre. O almeno si spera che non ci siano ulteriori proroghe o peggio inasprimenti delle misure anti-Covid.

Le limitazioni di orario

Diversa e più articolata, anche rispetto alle possibili conseguenze sull’occupazione, la questione delle attività legate alla ristorazione, per le quali il Dpcm prevede la chiusura alle 18. «Quasi quattromila imprese che erogano servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie e pasticcerie) che occupano oltre 11mila persone devono affrontare vincoli che ne limitano fortemente la capacità operativa», spiega la Camera di Commercio. Ma quanti ristoranti, soprattutto fuori dalle città, nei centri più piccoli della provincia, aprivano solo di sera per le cene? In questi casi il Dpcm si traduce in chiusure di fatto, salvo che gli imprenditori non si reinventino - qualcuno lo ha già fatto - per aperture anche a pranzo o consegne a domicilio o asporto.