Coronavirus, al lavoro in ospedale anche se a contatto con positivi: la denuncia di un'infermiera

L'ingresso al pronto soccorso di Cisanello

Secondo la donna è quanto succede all'ospedale di Cisanello: "Ci è stato detto di entrare in servizio anche se in attesa dell’esito del tampone"

PISA. Maria (nome fittizio) fa l’infermiera in uno dei reparti dell’ospedale di Cisanello a Pisa. Ha contattato Il Tirreno per raccontare come in questi giorni, con i dati sui positivi del Covid che sono tornati a correre e i reparti che si stanno riempendo di pazienti, agli operatori sanitari viene chiesto di andare al lavoro anche se sono stati in stretto contatto con una persona positiva al coronavirus all’esterno dell’ospedale. «Una collega ha avuto un familiare positivo, lei non ha sintomi, ha fatto il tampone e le chiedono di venire al lavoro anche senza sapere l’esito. Ma in questo modo i contagi non si fermeranno mai...», osserva l’infermiera.

Il caso non sarebbe isolato, arrivano segnalazioni simili anche dalle strutture sanitarie della Valdera e gli stessi sindacati di categoria ne sono stati informati. «La medicina preventiva ci obbliga a subire una situazione che a mio avviso non va bene», aggiunge l’infermiera. «Se uno di noi dipendenti ha un familiare positivo in casa e ha avuto contatti stretti con lui, in attesa della risposta del tampone, viene fatto rientrare al lavoro se non ha sintomi. Ma noi sappiamo che anche se una persona non ha sintomi può essere positiva e contagiare. Non vorrei che in questo modo ci stessero trasformando da eroi ad untori».

La situazione è piuttosto complessa. In dieci giorni sono decuplicati i casi di ricovero negli ospedali. In particolare a Cisanello il reparto di pneumologia è stato “riconvertito” per i malati con il Covid, dopo che sono stati occupati i posti delle Malattie infettive. La Medicina IV accoglie pazienti Covid e ha quasi finito i posti letto. Anche la Medicina II è stata riconvertita. Con molta probabilità il Santa Chiara diventerà il centro di riferimento per i pazienti che hanno necessità di ricovero in terapia intensiva. Per il personale sanitario la normativa prevede che se non hanno sintomi i dipendendi possono andare al lavoro anche dopo che hanno fatto il tampone e sono in attesa del risultato. Situazioni simili si sono già verificate la scorsa primavera nel periodo del lockdown.

Nel corso della prima fase della pandemia Covid-19, gli operatori sanitari sono stati la categoria di lavoratori maggiormente coinvolta, sia all’interno delle strutture pubbliche che private, quali ad esempio le Rsa. Da qui la grande preoccupazione di chi lavora in una struttura sanitaria in tempi in cui oltre all’emergenza della pandemia c’è quella dettata dalla mancanza di personale per l’assistenza.

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