L’economia cola a picco, gli avviamenti al lavoro crollano di oltre il 50 per cento

Assunzioni più che dimezzate (solo 10.352) e cassa integrazione in aumento nel secondo trimestre dell’anno in provincia di Pisa

PISA. Assunzioni dimezzate e cassa integrazione in aumento. È il quadro, impietoso, di una crisi del mercato del lavoro che in provincia di Pisa ha lasciato con le mani incrociate migliaia di disoccupati. La lenta ripartenza delle attività produttive e la graduale ripresa dei mercati internazionali non sono coincise con la riapertura del mercato occupazionale, le cui difficoltà, iniziate a concretizzarsi durante il lockdown, sono esplose in una crisi non del tutto ancora percepita subito dopo la fine del blocco delle attività resosi necessario per invertire la curva dei contagi da Covid-19.

Uno stop, quello alle assunzioni, che in provincia di Pisa rischia di alimentare in maniera esponenziale le liste di disoccupati. Nel secondo trimestre del 2020 sono stati appena 10.352 gli avviamenti al lavoro (tra contratti precari, a tempo determinato o indeterminato), poco meno della metà dello scorso anno - quando tra stagionali, a tempo pieno o parziale - furono stipulati 21.277 contratti e quasi 7mila in meno rispetto ai 17.299 nuovi occupati del periodo gennaio-marzo. A pesare sono state soprattutto le incertezze di una stagione turistica partita con il freno a mano tirato e le difficoltà di aziende ed imprese a riprendere i ritmi produttivi pre-lockdown e ad imporsi nuovamente sui mercati nazionali e internazionali.


A trainare l'esiguo mercato del lavoro provinciale è l'area pisana, che ha incrementato di 5.213 unità il numero di occupati, con una diminuzione di oltre 5.400 avviamenti al lavoro rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. A seguire è l'area di Pontedera ad accendere con 3.031 nuovi contratti lavorativi (2.800 in meno rispetto al 2019) una flebile luce in fondo ad un tunnel che resta invece completamente al buio per il distretto del Cuoio (1.342 assunzioni a fronte delle 3.065 del periodo aprile-giugno 2019) e per la zona di Volterra (appena 766 nuovi contratti di lavoro stipulati). Con oltre 930 nuovi occupati, alberghi e ristoranti rappresentano i comparti più attivi nel soddisfare la domanda di lavoro (almeno quella a tempo parziale), ma allo stesso tempo sono quelli che hanno risentito di più le conseguenze delle incertezze economiche e dell'andamento dei flussi turistici. Nel periodo aprile-giugno, nel settore sono stati attivati oltre 3.600 nuovi rapporti lavorativi in meno rispetto allo scorso anno. A seguire, costruzioni (675 avviamenti in meno), attività manifatturiere (meno 3.112) e commercio (meno 1.468) i comparti economici dove la crisi occupazionale ha fatto sentire il peso maggiore. A fronte del crollo delle assunzioni, continua il ricorso agli ammortizzatori sociali. Nel quadrimestre aprile-luglio sono state quasi 20 milioni le ore, tra cassa integrazione e cassa integrazione in deroga, autorizzate per le imprese pisane.

«Nel secondo trimestre abbiamo assistito ad un calo impressionante dei contratti a termine, quelli cioè legati soprattutto al lavoro stagionale del settore turistico – commenta Mauro Fuso, segretario generale della Cgil di Pisa –. Se sul litorale pisano le attività balneari e quelle ad esse collegate hanno retto abbastanza bene anche dal punto di vista occupazionale, sono invece parecchio preoccupanti i dati di una città turistica come Pisa dove l'assenza di visitatori e il calo delle attività dell'aeroporto hanno mostrato a tutti gli effetti della crisi. Sulla manifattura vediamo invece qualche segnale di speranza, proveniente soprattutto dalla Piaggio e dalla Vitesco, restano invece gravi le difficoltà nel settore della concia, dove continua forte il ricorso alla cassa integrazione. Il prossimo futuro – prosegue Fuso – è legato anche alla riorganizzazione del pubblico impiego e del comparto amministrativo dove è più forte il ricorso allo smartworking che rischia di portarsi dietro una trasformazione economica e sociale del piccolo commercio. La vera ripartenza è però legata ai fondi europei e alla capacità delle istituzioni locali di riuscire a mettere in campo i progetti per attrarre e investire le risorse anche per il rilancio occupazionale del territorio». — Danilo Renzullo
 

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