«Vogliamo tornare nelle nostre case al più presto, non tra 5 o 6 mesi»

Salvatore Senione e accanto la palazzina evacuata per rischio crollo

Lo sfogo di una delle famiglie sgomberate. Si attendono ora i lavori urgenti di messa in sicurezza

PISA. «Vogliamo tornare al più presto nelle nostre case. Ci auguriamo che il palazzo venga messo in sicurezza quanto prima. Non possiamo certo permetterci di vivere in albergo o in una sistemazione provvisoria per troppo tempo». Salvatore Senione, ristoratore, fa parte di una delle famiglie che di punto in bianco hanno dovuto lasciare l’appartamento dove vivono in via Fratelli Antoni, quartiere San Giusto, in un condominio residenziale. Dopo che il palazzo è stato evacuato le 16 famiglie sgomberate hanno cercato ospitalità a casa di parenti e amici. C’è chi, come la famiglia Senione, che ha un ristorante in pieno centro, il “Capodimonte” in via del Carmine, non sapeva dove andare ed è stata alloggiata in via temporanea nell’hotel Duomo, con l’intervento del Comune. Per tutti la questione dell’alloggio diventa primaria. C’è chi è in affitto e chi deve pagare un mutuo. Per ora il Comune pagherà il pernottamento in una struttura per tre giorni.

«Sappiamo che possiamo restare in albergo per alcuni giorni ma poi dovremo lasciare. Non possiamo certo spendere 100 euro al giorno per vivere in un hotel, noi siamo più persone». Diciamo che il problema è più o meno lo stesso per quasi tutti i nuclei familiari evacuati, anche per chi ora è a casa di amici.


Ieri la famiglia Senione ha chiesto di poter rientrare nell’appartamento per pochi minuti per recuperare alcuni oggetti che nella fretta erano rimasti in casa. «Per noi, come penso anche per i nostri vicini, non un bel momento. Nel nostro caso poi abbiamo bisogno di lavorare. Il ristorante è rimasto chiuso per tre mesi a causa del Covid, ora abbiamo bisogno di certezze, di sapere quando possiamo avere un alloggio. Spero che ci venga spiegato cosa succede da ora in poi. Non vorremmo restare fuori casa per 5 o 6 mesi».

I cittadini che si sono trovati “sfrattati” l’altro pomeriggio confermano che da diverso tempo gli abitanti del condominio convivevano con il problema. «I garage si riempivano d’acqua e poi anche il giardino si allagava. Lo abbiamo visto anche d’estate con il sole...».

È quindi iniziata la solita trafila. È stato informato l’amministratore del condominio. Il costruttore stesso è stato subito messo a conoscenza del dissesto statico. «L’altro pomeriggio – aggiunge il ristoratore – la famiglia che abita nell’appartamento con maggiori crepe ha chiamato i vigili del fuoco, era inevitabile».

Nel condominio ci sono 32 appartamenti, 16 (su due scale) sono stati evacuati.

I vigili del fuoco hanno in pratica terminato il loro lavoro. Il Comune di Pisa deve ora fare un’ordinanza per chiedere la messa in sicurezza delle abitazioni.

«Stiamo lavorando per la messa in sicurezza degli appartamenti così da dare la possibilità alle famiglie di rientrare. Non credo che sarà un percorso breve anche se abbiamo già dato l’incarico per studiare le soluzioni da adottare come prima misura urgente», spiega l’amministratore del condominio, Leonardo Scaramucci. La situazione è complessa e anche la progettazione degli interventi da realizzare i primi lavori urgenti di messa in sicurezza. «Dall’intervento dei vigili del fuoco non ci siamo fermati un momento – aggiunge l’amministratore – siamo in stretto contatto con avvocati, assicuratori, oltre che con lo studio di ingegneri che dovrà progettare i primi interventi di messa in sicurezza per sostenere l’edificio con strutture di facile montaggio e smontaggio, in modo da puntellare la parte che è pericolante.

Fino a ieri sera l’ordinanza del Comune per lo sgombero e la rimessa in pristino della parte di edificio interessato dai problemi strutturali.

Un volta risolta la situazione di questi giorni è chiaro a tutti che non potrà esserci altra strada che quella di una causa civile per chiedere i danni. Finora costruttore, progettista e direttore dei lavori hanno cercato di capire cosa stava succedendo. Ma è molto probabile che la faccenda prenderà la strada delle carte bollate. –



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