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Il preside e la prima "campanella Covid": «Tante incognite ma si deve ripartire»

Salvatore Caruso, dirigente scolastico dell’Ipsar Matteotti di Pisa

Il dirigente scolastico dell’Ipsar Matteotti di Pisa, Salvatore Caruso, e il primo giorno di scuola in presenza durante la pandemia: «È dura, ma nei professionali la didattica a distanza non va. La collaborazione tra docenti, famiglie e soprattutto studenti sarà un fattore chiave»

PISA. «Comincia un anno scolastico pieno di incognite: i problemi ci saranno, ma la tenacia dei dirigenti e del personale scolastico permetterà di risolvere ogni questione». C’è tanta voglia di ricominciare nelle parole di Salvatore Caruso, dirigente dell’Ipsar Matteotti di Pisa, che spera di mettere da parte il metro una volta per tutte: «So che non sarà così. Nella teoria è tutto pronto, ora però bisogna verificare sul campo se il lavoro è completo. Non mi sento sicuro su nulla, ma ho fiducia nella ripresa perché credo nel mio lavoro e in quello del personale amministrativo e docente. Se la didattica a distanza può aver funzionato parzialmente nei licei, non è così per gli istituti professionali. Non solo perché sono presenti tante attività di tipo pratico, ma anche per l’utenza a forte rischio di dispersione scolastica. Tanti ragazzi vanno seguiti direttamente, stando loro accanto in presenza. Anche se la scuola aveva fornito tutte le attrezzature, noi abbiamo avuto un alto numero di studenti bocciati quest’anno per l’assenza di valutazioni e frequenza. Certi studenti, con la chiusura delle scuole, sono spariti».

Una ripartenza necessaria ma che può funzionare soltanto con il contributo di tutti. «Sarà fondamentale la collaborazione dei docenti, che l’hanno sempre data, ma anche delle famiglie e, soprattutto, degli studenti, che si dovranno abituare a rispettare le nuove regole – continua Caruso –. Ora è il momento di mettere da parte le polemiche una volta per tutte».



E ancora continuano ad arrivare le ultime indicazioni. È di venerdì scorso, fa sapere il dirigente, la circolare ministeriale con la procedura da seguire per gli insegnanti fragili, docenti con patologie che rischiano di aggravarsi col contagio Covid e che quindi possono essere dispensati dall’insegnamento. Come spiega Caruso, l’insegnante fa la richiesta e il dirigente invia la modulistica o al medico competente (se è presente a scuola), o alla struttura pubblica o all’Inail. Diverse le casistiche: dall’idoneità con l’utilizzo di dispositivi particolari all’impiego in sicurezza in altre mansioni, qualora il lavoratore dia la propria disponibilità. Altrimenti il docente è considerato in malattia.

«Noi abbiamo pochissimi casi di lavoratori fragili. So che qualcuno potrebbe rientrare in questa categoria, ma sceglie comunque di venire a scuola. Tanta è la voglia di tornare, ma anche la paura», spiega il dirigente, che sottolinea la presenza anche di studenti in condizioni di fragilità: «In questi casi è la famiglia che deve inviare la richiesta e la scuola deve organizzare una didattica a distanza. Dobbiamo garantire la sicurezza e al contempo i diritti di tutti gli studenti, da quelli fragili agli allievi con disabilità, più di 70 nella nostra scuola».

Ecco perché il tampone diventa fondamentale: «All’intero corpo docente è stata data la possibilità di effettuare il test per verificare la positività o meno al Covid-19. C’è l’obbligo dell’autocertificazione, però il test non solo dovrebbe essere periodico, ma anche obbligatorio per l’intero personale scolastico». –

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