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Roberta ora è morta anche per l’anagrafe: via libera all’eredità per Alessia e Daniele

Firmato dal Tribunale il decreto con cui si accerta il decesso. «Uccisa il 14 gennaio 2012 sul territorio di San Giuliano»

PISA. Un decreto di due pagine firmato dal presidente del Tribunale formalizza anche a livello civile la morte di Roberta Ragusa. E ne fissa pure data e luogo: il 14 gennaio 2012 a San Giuliano Terme.

Non era un atto pro forma dall’evidenza scontata e dall’esito trascurabile. Senza il decreto notificato nei giorni scorsi, l’imprenditrice di Gello ai fini civilistici risultava ancora in vita. Prima di quell’atto se qualcuno dei familiari si fosse presentato all’anagrafe di San Giuliano Terme per avere il certificato di morte della donna gli avrebbero risposto che a loro non risultava. Una situazione incresciosa soprattutto per i due figli, Alessia e Daniele. Attraverso il Tirreno il loro avvocato, Linda Sozzi, il 12 agosto aveva sollevato il problema del mancato decreto di rettifica dell’atto di nascita con l’annotazione della morte.


«Malgrado la sentenza a tutti nota, né Procura, né Tribunale civile hanno autorizzato l’aggiornamento dello stato civile della signora Ragusa» aveva argomentato il legale che tutela i figli di Roberta nelle procedure finalizzate a poter disporre dell’eredità. Sì, perché l’effetto di un “mantenimento in vita” burocratico era quello di blindare i beni della moglie di Antonio Logli, l’impiegato del Comune che dal 10 luglio 2019 sta scontando vent’anni per omicidio aggravato e distruzione del cadavere della mamma dei suoi figli. Una sentenza sempre avversata da Logli che spera in un ribaltamento schierandosi su due fronti: la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo (tesi di ingiusto processo) e la revisione del verdetto (fatti e testimoni nuovi non ancora svelati).

In una storia di dolore e privazioni c’è anche il paradosso vissuto dai figli. Hanno sempre creduto al padre, convinti che la mamma non sia stata uccisa e che possa essere chissà dove in salute. Ma in parallelo hanno chiesto al Tribunale di accertare la morte della madre per accedere ai beni lasciati in eredità.

Roberta era proprietaria di due immobili, attualmente sfitti, del 50 per cento di un appartamento a Capoliveri e di un capiente fondo patrimoniale. Beni che i due figli non potevano toccare senza l’attestazione del decesso della loro mamma.

Il decreto del Tribunale, sezione civile (presidente relatore Maria Giuliana Civinini e i giudici Santa Spina e Daniele Mercadante), sulla base del verdetto della Cassazione fissa due elementi di tempo e luogo sulla sparizione di Roberta.

«La sentenza ha reso definitivo l’accertamento della morta avvenuta nel territorio del comune di San Giuliano Terme nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012 intorno alla mezzanotte – si legge nel documento –. La morte può dunque essere datata 14 gennaio 2012». Ora Roberta Ragusa è morta anche per l’anagrafe. —