Contenuto riservato agli abbonati

Torna libero il presunto piromane del Serra

Franceschi ha solo l’obbligo di firma in caserma. Fu arrestato nel dicembre 2018 e dall’ottobre 2019 era ai domiciliari

Calci. È tornato in libertà dopo una misura cautelare, tra cella e domiciliari, che aveva superato l’anno e mezzo, Giacomo Franceschi, il 38enne calcesano ex volontario dell’ antincendio imputato per il rogo del Serra avvenuto la sera del 24 settembre 2018.

Franceschi, assistito dall’avvocato Mario De Giorgio, si è visto revocare gli arresti domiciliari sostituiti con una forma più blanda di misura cautelare, quella dell’obbligo di firma nella caserma dei carabinieri di via Guido da Pisa.


Arrestato il 18 dicembre 2018 e ai domiciliari dall’ottobre 2019, l’imputato aveva trovato un domicilio in centro dove restare agli arresti, lontano dalla casa familiare di Calci. Un’accortezza pensata per togliere dal centro dei luoghi protagonisti della vicenda il 38enne accusato di aver provocato, con un comportamento colposo, la distruzione di centinaia di ettari e diverse case.

Il processo è in corso e ha già collezionato numerose udienze. Dagli investigatori dei carabinieri e della forestale ai consulenti della Procura. Ma anche i compagni di Franceschi dell’associazione antincendio “Logli”.

La prossima udienza è fissata tra un mese davanti al collegio del Tribunale (presidente Dani, a latere Iadaresta e Grieco). Non è esclusa la sentenza entro la fine dell’anno.

Franceschi è imputato di incendio boschivo doloso e disastro ambientale. Per la Procura è lui il piromane che appiccò le fiamme con l’intento di essere il primo a dare l’allarme, salvo poi essere sopraffatto dal forte vento provocando una devastazione.

L’effetto fu quello di 1.200 ettari bruciati, cinque case distrutte e undici danneggiate.

Un conto dei danni stimati in oltre 15 milioni di euro che non verrà mai saldato in caso di condanna.

Quello che fa cambiare passo alle indagini è la scelta di Franceschi di rendere dichiarazioni spontanee quando gli viene mostrata la cronologia del suo cellulare che lo colloca in zona al momento del rogo, anche se quell’aspetto poi non ha avuto un riscontro tecnologico affidabile. Il verbale si chiude alle 14 e dopo neanche un’ora è iscritto sul registro degli indagati con un avvocato assegnato d’ufficio. Interrogato alla presenza del legale dà una versione di sostanziale ammissione in senso colposo che si traduce in arresto.