Caso Ragusa, inesistenti i margini per ottenere la revisione del processo

La platea di “Eliopoli Summer” in occasione del dibattito di domenica sera (foto Fabio Muzzi)

La condanna di Antonio Logli e le indagini grazie alle quali si è arrivati alla sentenza al centro del dibattito con Nicodemo Gentile, Rino Sciuto e Giovanna Bellini  

CALAMBRONE. «Antonio Logli ha costruito un castello di carta che alla fine lo ha travolto. Non credo ci siano i margini per riaprire il processo». Neppure la notizia dell’imminente pubblicazione di un’autobiografia scritta da Logli, condannato in via definitiva a 20 anni per avere ucciso la moglie, Roberta Ragusa, o le anticipazioni su un possibile ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo mutano la posizione dell’avvocato Nicodemo Gentile, presidente nazionale dell’associazione Penelope, attiva nella tutela delle persone scomparse. «In questa vicenda abbiamo visto che è Logli il peggior nemico di se stesso, emerge che ha tenuto fin da quando è andato a denunciare la scomparsa della moglie e ha messo in atto i primi depistaggi».

Della povera Roberta, della sua scomparsa a soli 43 anni, non ci possiamo stancare di parlare. Gli ospiti della serata a Eliopoli - coordinata da Cristiano Marcacci, capo area de Il Tirreno - hanno preso in considerazione vari aspetti della vicenda umana e giudiziaria. L’occasione è stata la presentazione del libro scritto da Baldassare Sciuto, per tutti Rino, in servizio fino al 2017 nei carabinieri del Ros di Roma. «Il mio è un lavoro semplice, scritto con il cuore dopo anni in cui Roberta è stata il mio e il nostro primo pensiero», ha spiegato l’autore, convinto che Logli si sia sbarazzato del cadavere gettandolo in un cassonetto non lontano da casa. L’ex luogotenente, che ha seguito in prima persona le indagini sulla scomparsa della madre di Gello, ha presentato il volume nell’ambito de “Il Tirreno incontra” a “Eliopoli Summer” nella piazza Antonio Madonna di Calambrone. “Roberta Ragusa. L’amica che non ho mai conosciuto. Diario d’indagine”, edito da Bastogi, racconta di un mistero senza fine (come gli indimenticabili occhi della donna) e che torna di attualità dopo le nuove mosse di Logli (in carcere a Massa) e dei suoi difensori.


«Non dobbiamo far passare un’idea sbagliata della giustizia – ha ripetuto l’avvocato Gentile –. Logli ha avuto un giusto processo, è stato lui a scegliere il rito e a restare in silenzio . C’è un condannato, ci sono numerose certezze. E poi non possiamo dimenticare che Logli, a differenza di altro imputati per omicidio, si è fatto tutte le fasi del processo a piede libero». E se l’autore ha ripercorso aspetti dell’indagine, fornendo un ritratto di Roberta - donna attenta alla famiglia e alla casa, teneva un dettagliato diario di quello che faceva - la criminologa Giovanna Bellini si è soffermata sulla psicologia dell’uomo Logli che in tutti questi anni non ha mai mostrato le sue emozioni. «Lo possiamo definire un soggetto pianificatore. Ha mistificato orari e situazioni, credo che non tornerà mai sui suoi passi».

Nessuno conosce le carte che la difesa di Logli intende giocare per arrivare alla revisione del processo. Il cadavere non si è mai trovato. Un ritrovamento in questo senso potrebbe essere la vera novità. Il diario che Roberta teneva è il vero super testimone. Nella sua storia sta anche la ragione del grande interesse su questo caso. «È la classica mamma italiana, legatissima ai figli – è stato detto –. Una donna sola, che scopre di essere tradita due volte, dal marito e dall’amica. Dalla babysitter che è stata anche l’ultima ad avere sentito Roberta prima della sua scomparsa».

Il dibattito è stato seguito da un pubblico numeroso. Presente anche l’assessore al turismo e litorale Paolo Pesciatini. —

Uno scorcio della platea

Giovanna Bellini

Nicodemo Gentile

Baldassarre Rino Sciuto

Il pubblico interessato al caso Ragusa

 

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