L’auto bloccata con un dispositivo segreto: ecco come Logli evitò il controllo dei cani

Il marchingegno scoperto dai carabinieri sotto il volante. L’avaria dopo la telefonata di un maresciallo: «Ti aspettiamo a casa». È un dettaglio significativo quello del sistema di neutralizzazione della vettura

PISA. L’auto di Antonio Logli in panne, lasciata al cimitero di via Pietrasantina la mattina di sabato 14 gennaio 2012, aveva evitato il controllo dei cani molecolari. Il giorno dopo, all’ora di pranzo, la macchina, una Ford Escort, era stata rimessa in moto dall’ex impiegato comunale senza l’intervento di un meccanico o di un elettrauto. Un guasto sulla cui origine non era mai uscita una spiegazione ufficiale. Che c’è e si trova tra le 12mila pagine dell’informativa finale consegnata all’epoca dai carabinieri del nucleo investigativo alla Procura.

Un dettaglio tecnico scoperto al momento di scandagliare ogni anfratto della vettura. C’era un interruttore sotto il volante, nella parte dove si trova la leva per aprire il cofano. È lì che Logli aveva costruito e installato un dispositivo artigianale, ma efficace, per disattivarne l’accensione. Una sorta di antifurto casalingo. Un marchingegno frutto della sua abilità di elettricista che in più occasioni era stata messa evidenza facendo trovare, tra l’altro, le cimici delle intercettazioni piazzate dagli investigatori nella casa di via Dini.


È un dettaglio significativo quello del sistema di neutralizzazione della vettura. Lo è perché la Ford non si rimette più in moto la mattina del 14 gennaio (Roberta Ragusa è sparita le sera prima, ndr) dopo la telefonata ricevuta da un maresciallo dell’Arma che lo avvisa della presenza dei cani molecolari in via Dini. In quel momento Logli si trova al cimitero di via Pietrasantina con un amico che lo accompagna per le ricerche di Roberta e che si era offerto di usare la sua macchina, ma Logli si impunta e vuole andare con la Ford. Sono stati al cimitero di Orzignano, dove è sepolta la mamma della Ragusa. Al momento dell’avviso degli investigatori i due sono a Pisa.

Scrivono i carabinieri: «L’avaria, secondo quanto accertato successivamente, si colloca in tempi successivi rispetto alla telefonata che il Logli riceve e attinente alle ricerche che si sarebbero dovute effettuare presso la sua abitazione con l’ausilio dei cani molecolari. L’episodio è agevolmente interpretabile, pertanto, come il tentativo dell’uomo di sottrarre la propria auto al controllo delle unità cinofile. A suffragio di ciò la lettura combinata delle diverse testimonianze acquisite e gli esiti delle attività tecniche di intercettazione e localizzazione effettuate proprio sulla Ford Escort (benché sia il padre Valdemaro Logli che Antonio abbiano sempre sostenuto che il guasto in questione fosse frequente, per l’intero periodo di monitoraggio del veicolo, più di un anno, tale circostanza non si è mai verificata, ndr)».

Nella tesi colpevolista, confermata in tre gradi di giudizio, Logli sfrutta quel dispositivo per non consegnare l’auto all’accertamento dei carabinieri. E fa anche un’altra cosa, ritenuta sospetta. Si toglie il giaccone e lo ripone nel bagagliaio. Così, ipotizzano gli inquirenti, anche quando torna a casa l’indumento non potrà essere controllato.

L’amico che era con Logli fa mettere a verbale: «Antonio, dopo aver aperto il vano motore, mi chiedeva di mettermi al posto del guidatore e lui avrebbe manovrato la pompa del filtro del gasolio. In tale circostanza, tentando di ripristinare il circuito, ricordo staccava i tubi del filtro del gasolio mentre io tentavo, senza successo, di avviare il motore. Antonio m i disse che avrebbe lasciato il veicolo su posto e che lo avrebbe fatto recuperare in un secondo momento e gratuitamente, da un suo amico col carro attrezzi».

I carabinieri sul punto precisano. «Al contrario di quanto detto da Logli all’amico, l’autovettura è stata recuperata il 15 gennaio 2012, dallo stesso Antonio e dal padre, che da soli e senza l’ausilio di alcun mezzo speciale sono riusciti a risolvere l’anomala avaria verificatasi il 14 gennaio 2012, sottraendo sia il mezzo, sia il giubbotto del Logli riposto all’interno del portabagagli prima di andare via, al controllo delle unità cinofile occorse per la ricerca della donna». È lo stesso padre Valdemaro a confermare che Logli rimise in moto la Ford senza la necessità di uno specialista. Afferma Valdemaro: «Sono giunto al cimitero unitamente a mio figlio con la Seicento di mia moglie, per prelevare la sua auto che era andata in avaria. L’autovettura in questione, che è una Ford Escort, dopo che mio figlio aveva aggeggiato sulla stessa ripartiva; pertanto io e mio figlio rientravamo a casa a bordo delle rispettive autovetture». Cosa era cambiato per riuscire nell’accensione fallita il giorno prima? Per gli investigatori era bastato premere il pulsante e disattivare l’antifurto artigianale e così l’auto era di nuovo disponibile. Ma non per i controlli con i cani che sarebbero stati fatti il sabato mattina.

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