La "sosia" di Roberta, la svolta nei telefonini di Sara e dove è finito il corpo: parla uno degli investigatori del caso

Roberta Ragusa, scomparsa nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 2012, a destra Antonio Logli, condannato a 20 anni in via definitiva, nella foto in basso Cristina Maravalli, la donna su cui venne fatto l’esame del dna

In servizio fino al 2017 nei carabinieri del Ros di Roma, ripercorre in un libro anni di indagini e il lungo percorso giudiziario su Roberta Ragusa. E commenta l'avvistamento della donna in Liguria annunciato dal pool difensivo di Logli

PISA. Per la giustizia italiana l’omicida è in carcere: è Antonio Logli, che proprio un anno fa - il 10 luglio - fu condannato in via definitiva a 20 anni di reclusione per l’omicidio della moglie (che aveva 45 anni) e la distruzione del cadavere, avvenuti la notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012. Il cadavere di Roberta Ragusa non è mai stato trovato, è svanito nel nulla. E questo alimenta il mistero. Ora i difensori di Logli, che continua a proclamare la sua innocenza, puntano alla revisione del processo. Hanno trovato due nuovi testimoni mai ascoltati prima e mettono in gioco un nuovo avvistamento di Roberta Ragusa, avvenuto la scorsa estate in Liguria.

Proprio in questi giorni esce il libro scritto da Baldassare Sciuto, per tutti Rino, in servizio fino al 2017 nei carabinieri del Ros di Roma che ripercorre anni di indagini e il lungo percorso giudiziario. Il luogotenente ha seguito in prima persona le indagini sulla scomparsa della madre di Gello. «Quegli occhi blu non si dimenticano facilmente, così come il dolore della famiglia», afferma Sciuto. Il libro, “Roberta Ragusa. L’amica che non ho mai conosciuto. Diario d’indagine di un investigatore”, pubblicato dalla casa editrice Bastogi, esce in una data particolare. Proprio quando il caso, dopo il ricorso dei difensori di Logli alla Corte Europea dei diritti dell’uomo, torna di attualità. Si parla, tra l’altro, di un inedito avvistamento di Roberta in Liguria. «Non è la prima volta che la Liguria entra nelle indagini», spiega Sciuto. La prima segnalazione è dei carabinieri di Pietra Ligure. «Riguarda un presunto avvistamento della donna da parte della titolare di un’autoscuola. Nel tempo ne seguirono altri due. Una segnalazione riferita ad un avvistamento precedente del 25 aprile 2012, sempre a Pietra Ligure, da parte di un tassista, e l’ultima quella del 18 maggio 2012 a Sestri Levante, quando la “sosia” di Ragusa Roberta venne fermata e identificata dai carabinieri del posto».

Tutti gli accertamenti svolti, compreso il dna sulla presunta sosia, non hanno mai dato l’esito sperato. «È necessario partire proprio dalla segnalazione partita da Rosanna Marziano, che aveva visto la donna nell’autoscuola, per ripercorrere i vari passaggi che hanno portato a dare un nome alla “sosia”, cioè Cristina Maravalli. L’avvistamento riferito dalla signora Marziano risaliva alla tarda mattina del 27 aprile. Solo dopo alcuni ripensamenti la donna si decise a segnalare l’episodio a maggio, poi ci fu il successivo avvistamento a Sestri Levante, il 18 maggio. Non posso che esprimere le mie perplessità sugli avvistamenti recenti».

Nelle oltre 200 pagine del diario Sciuto racconta passo dopo passo le indagini e le trasferte a Pisa degli uomini del Reparto Crimini Violenti dei Ros assegnati a questo caso, dalla prima fase delle ricerche, quando il marito aveva raccontato la storia dell’allontanamento volontario. «Quando l’amante, Sara Calzolaio, disse che Logli le aveva chiesto di distruggere i due telefoni, tutta la vicenda venne vista sotto una luce diversa. Ci rendemmo conto che la strada da prendere era un’altra. Uno dei due telefoni poi venne recuperato. Roberta per quattro, lunghi anni è stata nei miei pensieri e ritrovarla per noi era diventato un pensiero costante, sono stato emotivamente coinvolto da questa indagine. Tante volte abbiamo sperato di ritrovarla viva, ma le conclusioni investigative portano a un altro epilogo. Non dobbiamo dimenticare che Logli ha passato tre gradi di giudizio».

Torniamo indietro. Pensiamo a una fredda notte di inverno, a una donna che sente il marito al telefono con l’amante. Scoppia una lite. Due testimoni, il giostraio Loris Gozi e la vicina di casa Silvana Piampiani, affermano di aver visto il Logli seguire la moglie con la propria auto, raggiungerla e costringerla a salire a bordo. Da quel momento, nessuno ha mai più rivisto Roberta Ragusa. «La domanda è sempre la stessa: se l’ha uccisa durante quella lite, dove è finito il corpo? Le mie ricerche mi hanno portato ai cassonetti davanti alla Smipar che da lì dista un chilometro circa. Lì c’è il primo centro di raccolta di rifiuti dalla zona dove sono stati visti il Logli e la Ragusa, ci sono alcuni cassonetti che al mattino vengono svuotati dall’autocompattatore. Ci dissero che sarebbe stato impossibile che un corpo passasse inosservato. Ma una volta schiacciato, compattato e quindi ridotto di dimensioni potrebbe essere arrivato all’inceneritore senza che nessuno potesse accorgersene. Ci ho pensato tante volte, questa potrebbe essere una concreta possibilità».

Il diario d’indagine verrà presentato il 15 luglio e Sciuto verrà anche in provincia di Pisa a parlare di quello che molti considerano un delitto quasi perfetto.

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