Sesso al compleanno in una sala parrocchiale, assolto uno studente

L'ingresso alla Procura della Repubblica per i minorenni di Firenze

Pisa, il giovane accusato da una coetanea dopo un rapporto in un fondo parrocchiale. Il legale: "C’era il consenso, incubo finito"

PISA. C’era il racconto della ragazza. E a distanza di sei anni dal fatto ora c’è una sentenza del Tribunale. Un verdetto che accoglie in pieno la tesi della difesa e certifica con un’assoluzione piena «il fatto non sussiste» la fine di un tormento che per un ventiduenne, studente universitario, andava avanti dal 2014. Dal giorno in cui, una sera di giugno, l’incontro con una quasi coetanea lo fece precipitare nella condizione di indagato prima e imputato poi.

L’altro giorno il Tribunale per i minorenni di Firenze si è pronunciato con una sentenza assolutoria accogliendo la linea dell’avvocato Cristina Bibolotti che ha seguito il ragazzo dal momento in cui il percorso giudiziario gli aveva attribuito il ruolo di accusato.

Il pm aveva chiesto una condanna a 2 anni e 8 mesi considerando credibile la ricostruzione della parte offesa nei termini in cui era stata rappresentata alla polizia dopo un passaggio in ospedale. Nel racconto della ragazza, che ha interrotto qualunque legame anche superficiale con lo studente, quella sera ai primi di giugno in un locale di proprietà della parrocchia di un comune pisano, i due si erano appartati nel corso di una festa di compleanno in un fondo concesso abitualmente per ospitare feste dei ragazzini. L’atto sessuale non viene negato da nessuno. La storia diverge sulla volontà della donna di proseguire. Secondo la querela lui l’avrebbe costretta a sedere sulle sue ginocchia per poi avere un rapporto.

La versione accolta dal Tribunale è quella fornita dall’imputato. E cioè che durante la consumazione dell’atto un battibecco tra i due avrebbe indotto il ragazzo a bloccare qualunque gesto a cui sarebbero seguite anche parole verso la ragazza ritenute offensive. Di qui il rancore della minorenne sfogato con la querela e poi nel racconto in occasione dell’incidente probatorio avvenuto nel 2016. Dichiarazioni entrate nel processo, anche se poi la ragazza non è comparsa in aula nel corso del dibattimento. Le prime indagini furono seguite dal sostituto procuratore Giovanni Porpora delegando l’attività alla sezione speciale per le fasce deboli della squadra mobile.

Nell’ultima udienza non è stato sentito solo l’imputato, ma anche quattro testimoni. «I giudici hanno ritenuto fondata la linea difensiva avallando la versione dei fatti raccontata anche dell’imputato secondo cui vi fu un rapporto sessuale ma consensuale - spiega l’avvocato Bibolotti -. Si chiude una vicenda dolorosa per tutti, ma credo davvero che sia emersa la verità».

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