Qr code, app e scanner: il modello Sant’Anna per tornare in università

Non solo mascherine e gel: per affrontare la fase 2, pensando già alla 3, la Scuola adotta un sistema tecnologico per riaprire aule e laboratori a studenti e ricercatori

Giuseppe Boi / Pisa

Qr code che fanno accedere a delle app. Questionari digitali da compilare per avere codici di autenticazioni che sbloccano il controllo sul termoscanner. Quindi il semaforo verde o rosso a seconda dell’esito del triage. La Scuola superiore Sant’Anna punta a un mix di strumenti tecnologici non solo per affrontare la fase due dell’emergenza coronavirus, ma per consentire a studenti, ricercatori e docenti di frequentare lezioni e laboratori anche nel prossimo futuro. Un sistema che è già un modello per le altre università ma che è costato denaro e fatica. Non tanto per il dover ripensare la scuola da cima a fondo, ma perché si è dovuto superare il conflitto tra norme nazionali e locali. «Trovare il modo di declinarli in concreto è stato complesso», spiegano la rettrice Sabina Nuti e il suo predecessore Pierdomenico Perata.


Il triage digitale con lo smartphone

A mascherine, guanti e misurazione della temperatura ci stiamo abituando tutti. Un po’ meno al fatto che l’accesso a un luogo pubblico sia legato a un via libera che arriva sul proprio smartphone. Quella messa in atto dalla Sant’Anna è una rivoluzione, ma le varie componenti della scuola si sono già abituate. A guidarci nel “nuovo mondo” è Anas Khalil, studente del 4° anno di Medicina. «Quando si arriva alla portineria, si scannerizza con il telefono il qr code che consente di accedere all’app», spiega mentre compila la richiesta d’accesso e registrazione alla struttura. Una volta completata la invia ad un server che gestisce i dati personali secondo le regole imposte dalla privacy. Quindi riceve sempre sul telefono un codice da attivare prima della misurazione della temperatura. «Si ci piazza quindi davanti al termoscanner – prosegue – e, se questo non suona, si completa il procedimento e si riceve il messaggio che consente l’accesso».

Percorsi e distanze di sicurezza

Una volta superato il triage, si entra in una Scuola cambiata dal lockdown. Aule, spazi comuni e laboratori sono stati adattati alle regole della prevenzione e del distanziamento sociale. I dispositivi di protezione personale sono obbligatori per tutti, così come ovunque ci sono i dispenser di gel disinfettante. Tutte le strutture sono tirate a lucido, come del resto anche prima dell’emergenza, ma l’odore delle sanificazioni si sente anche col naso coperto dalla mascherina. Chi frequenta la Sant’Anna deve poi spostarsi seguendo percorsi indicati da frecce sul pavimento che evitano incroci a meno di un metro di distanza. «La vita è cambiata e ci siamo adeguati – sottolinea Flavia Manzo Margiotta, allieva del 5° anno di Medicina –. Manca la componente della vita collegiale ma, pur nella difficoltà, la componente allievi riesce a stare unita e, soprattutto, non ci potevamo fermare».

Un lavoro collettivo per non fermarsi

Un concetto sottolineato anche dalla rettrice Nuti: «La ricerca è fondamentale per affrontare la fase 2 e la prossima fase 3 – spiega –. Noi vogliamo dare il nostro contributo. Il futuro sarà complicato, perché garantire il distanziamento sociale non è facile, ma abbiamo individuato un sistema che ci ha consentito di ricominciare a lavorare in sicurezza». —