Coronavirus, l'istituto Monasterio di Pisa sanificato grazie ai robot

Dustbot: il robot sperimentato a Peccioli per la raccolta differenziata 10 anni fa, ora riadattato per sanificare i locali degli ospedali che ospitano i malati di Covid-19 (foto Franco Silvi)

Paolo Dario, docente del Sant’Anna: «La nostra tecnologia può entrare in servizio già tra sette o al massimo dieci giorni»

PISA. «Siamo stati lungimiranti». Così Paolo Dario annuncia una svolta tutta made in Pisa-Livorno-Valdera alla lotta contro il coronavirus. Non il tanto agognato vaccino e nemmeno un nuovo farmaco per il virus, bensì dei robot capaci di lavorare guidati dall’uomo negli ospedali. Un sistema che permetterà di avere quei contatti diretti con i pazienti affetti dal Covid-19 e che stanno facendo ammalare medici e operatori sanitari in tutto il mondo. «Grazie al lavoro effettuato in questi anni – spiega il docente della Scuola superiore Sant’Anna – abbiamo dei robot pronti all’uso ed entro una settimana o al massimo 10 giorni cominceremo ad utilizzarli nell’istituto Monasterio di Pisa per i lavori di sanificazione dei locali».

La svolta arriva grazie a un team composto da altri due santannini: l’allievo perfezionando Filippo Quattrone e il professor Michele Emdin dell’istituto di Scienze della vita. Insieme a Dario hanno studiato come adattare i robot già costruiti nell'istituto di bioRobotica della scuola superiore. E il primo robot è quasi pronto ad entrare in funzione con il compito di sanificare lo stabilimento ospedaliero della Fondazione Toscana G. Monasterio nell’Area della ricerca Cnr di Pisa.


Il robot scelto è DustBot, già diventato famoso per essersi dimostrato capace di operare per la raccolta differenziata dei rifiuti a Peccioli. L’automa fa parte di un progetto di ricerca che ha l’ambizione di trasformare il borgo in una vera e propria “Robotown” grazie a una serie di robot “sguinzagliati” nel centro storico non solo per fare la raccolta differenziata ma per pulire strade, aiutare nel fare la spesa, accogliere i turisti nei musei pecciolesi. Ora, grazie ai santannini potrà essere utilizzato per sanificare i corridoi dove passano malati e medici nell’istituto ospedaliero pisano.

«Non è fantascienza – sottolinea Dario –. Durante questa emergenza i robot sono stati già usati in Cina. Anche noi abbiamo prodotti e competenze per poterli utilizzare e, superati alcuni problemi tecnici e burocratici, entro pochi giorni potranno entrare in servizio».

I quesiti tecnici ancora non risolti sono legati a due aspetti. Il primo è meramente tecnico, ossia la scelta del sistema di guida. La tecnologia pisana consente di avere robot autonomi, teleoperati o supervisionati dall’uomo. «Quest’ultima opzione è per noi la migliore perché consente che un uomo possa controllarli in tutto e per tutto», spiega Dario. Il secondo aspetto è invece collegato alle scelte operate dai medici che devono scegliere il tipo di sanificante da far utilizzare ai robot nelle corsie. Vale a dire uno spray o un sistema a raggi ultravioletti.

Diversa è invece la questione legata alla burocrazia, capace di inserirsi e avere un peso anche in questi giorni di emergenze. «Dobbiamo superare qualche questione burocratica – ammette Dario –, ma nulla di straordinario. Certamente una delle eredità di questi giorni sarà, per tutti, la consapevolezza che della burocrazia e delle regole limitanti italiane non ne possiamo proprio più».

Anche perché i robot pensati per Peccioli possono salvare vite umane. Già fra dieci giorni DustBot potrà evitare che una persona rischi di contrarre il Covid-19 pulendo i corridoi dell’istituto Monasterio. E salvare anche una sola persona dal contagio, come dimostra il dramma vissuto dal mondo in questi giorni, è un enorme successo. —

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