Incendiato un furgone della polizia penitenziaria

L’episodio, dalla dinamica non ancora chiara, è avvenuto intorno alle 3 a poche ore dai disordini in carcere conclusi con tre agenti feriti 

pisa. Un furgone della polizia penitenziaria usato per le traduzioni dei detenuti tra le carceri o per recarsi in Tribunale è stato danneggiato da un incendio divampato alle 3 del mattino di ieri per cause dalla dinamica ancora da chiarire.

Il personale si è accorto del rogo poco dopo il divampare delle fiamme. Il mezzo era parcheggiato sul retro del carcere in un piazzale che dà su via Giovanni D’Achiardi. Qualcuno si è avvicinato al furgone e con materiale infiammabile ha appiccato il fuoco. L’episodio segue di qualche ora i disordini scoppiati poco dopo le otto di sera durante i quali tre agenti della penitenziaria hanno riporto lesioni medicate al pronto soccorso.


I detenuti riottosi hanno acceso almeno quattro focolai per protestare contro le ristrettezze nei colloqui legate al coronavirus. Oltre agli agenti di turno sono stati richiamati i colleghi liberi dal servizio, in congedo e tutti quelli del nucleo interno. Un intervento in massa che è servito a ristabilire l’ordine. Nel corpo a corpo tre agenti hanno rimediato diverse contusioni non gravi.

Nel giro di un’ora la situazione è tornata all’apparenza normale e non è stato necessario l’intervento dei poliziotti schierati all’esterno del carcere.

Sulla protesta dei detenuti interviene Ciccio Auletta, capogruppo di Diritti in Comune: «Noi conosciamo l’istituto di Pisa, in cronico sovraffollamento, una struttura obsoleta e in alcune parti inagibile: anche a Pisa i detenuti hanno protestato, contro il pericolo di una restrizione dei loro diritti e, forse, per opporsi a trasferimenti da altre carceri a rischio. Lanciamo dunque un appello al governo, alle forze democratiche e all’associazionismo: pensiamo che la bomba a orologeria si disinneschi solo con la ragionevolezza, il rispetto e la concretezza. Se amnistia e indulto richiedono procedimenti lunghi e complessi, tante sono le proposte alterative subito attuabili. La prima delle proposte che lanciamo è di prevedere la detenzione domiciliare per il residuo pena inferiore ai due anni. La seconda è quella di concedere benefici a chi già ne fruisce al fine di trascorrere presso il proprio domicilio il periodo dell’attuale periodo di protezione e sorveglianza. —

P.B.