Stazione Marconi, l’ultima beffa: scaduto l’accordo col Demanio

Lo scorso novembre il Comune ha chiesto il rinnovo della convenzione, ma a Palazzo Gambacorti nessuna risposta

PISA. Il futuro del rudere della Stazione Marconi sembrava ormai scritto. Almeno fino allo scorso anno. L’idea alla base del progetto che attirò l’interesse di alcuni investitori internazionali prevedeva il recupero della struttura e la realizzazione di un museo e, attraverso una collaborazione con l’Università, di un centro di ricerca ed innovazione sulle telecomunicazioni. Un progetto ambizioso naufragato nel dicembre di due anni fa quando la Intracom Telecom, la multinazionale delle telecomunicazioni con sede in Grecia che si era offerta di cofinanziare con almeno 1,5 milioni di euro il piano di recupero da tre milioni di euro, in aperta polemica con l’amministrazione comunale ritirò la sua disponibilità ad investire in quella che sarebbe dovuta diventare una cittadella delle telecomunicazioni.

Da allora, la frettolosa ricerca di un partner in grado di sostenere un progetto di recupero milionario, ma soprattutto capace di alimentare un piano di valorizzazione della storica struttura, non ha portato i frutti sperati. Lo scorso dicembre è inoltre scaduta la convenzione entrata in vigore nel gennaio 2018 con cui il Demanio, ente proprietario della Stazione Marconi, ha concesso temporaneamente (per due anni) la gestione del bene e dell’area circostante al Comune di Pisa dopo decenni di pressioni da parte di Palazzo Gambacorti. Accordo che ha permesso alla vecchia amministrazione di concretizzare un intervento straordinario per la bonifica e la messa in sicurezza dell’area con un investimento di 47mila euro (ripuliti oltre tremila metri quadrati di superficie, liberata da circa cinque tonnellate di vegetazione tra infestanti, alberi pericolanti e arbusti vari) e all’attuale amministrazione (intervenuta anche con il rifacimento del disastrato manto stradale) di proseguire con gli interventi manutentivi.

La Stazione Marconi appare libera da erbacce, piccoli arbusti e piante infestanti che nel corso degli anni, a più riprese, si sono impossessati della struttura. Il pericolo che la vegetazione torni ad impadronirsi dello storico edificio è però dietro l’angolo. Con la scadenza della concessione, il Comune non può infatti più intervenire. L’amministrazione, in vista del termine dell’accordo con il Demanio, ha chiesto lo scorso novembre di rinnovare per altri due anni la concessione con l’obiettivo di ottenere “l’accesso al fabbricato e consentire l’effettuazione di indagini tecniche e la redazione di un idoneo progetto di valorizzazione”, oltre a proseguire gli interventi di pulizia e messa in sicurezza.

Da tre mesi, Palazzo Gambacorti è in attesa di una risposta. Con la richiesta di proroga della concessione, l’amministrazione ha inoltre ribadito l’interesse ad acquisire la struttura. «Lo scopo – fanno sapere dal Comune – è entrare in possesso del bene: un obiettivo legato all’individuazione di un partner internazionale disposto ad investire in un progetto di ristrutturazione e riqualificazione e a condividere con l’amministrazione un percorso di valorizzazione della struttura».