Tentano di occupare il Matteotti a Pisa ma scatta la “resistenza” interna

Ciò che è apparsonella mattina di mercoledì 29 gennaio al personale della scuola e agli studenti del Matteotti dopo l’occupazione subito rientrata

Un gruppo di ex alunni e esterni bivacca nella notte di mercoledì 29 gennaio nell’alberghiero. Ma alcuni studenti che frequentano l’istituto li cacciano al mattino

PISA. «Potevamo rimanere in disparte e lasciare la nostra scuola nelle mani di un gruppo di sconosciuti. Abbiamo deciso di reagire e di riprendercela».

Un gruppo di giovani nella notte di mercoledì 29 gennaio ha approfittato dei laboratori per cucinare, mangiare e banchettare per l’intera notte. Il “piano” prevedeva di srotolare il classico striscione per annunciare l’occupazione poco prima dell’arrivo di alunni e professori e sperare nella più ampia partecipazione per quella che doveva essere l’ennesima occupazione di un istituto superiore. Ma gli occupanti del Matteotti di Pisa, a quanto apre un gruppo di una decina di ex studenti e di ragazzi esterni all’istituto alberghiero, è stato però sorpreso e travolto dall’inaspettata e decisa reazione dei (veri) studenti che in pochi minuti sono riusciti a ribaltare quell’accenno di protesta concluso poco prima del suono della campanella.



A volti scoperti, armati della sola volontà di proteggere l’istituto devastato un anno fa durante un tentativo di occupazione, una decina di studenti della scuola di via Garibaldi è riuscito a mettere in fuga gli occupanti, scappati con i volti coperti da passamontagna improvvisati tra l’indignazione di chi si è opposto a quell’azione di forza non concordata. I motivi alla base del tentativo di protesta (tra cui il presunto utilizzo di cibi scaduti) sono apparsi solo un pretesto per cercare di alimentare la mobilitazione studentesca inaugurata la scorsa settimana. «Solo scuse per devastare, distruggere e danneggiare», dicono alcuni degli studenti che hanno partecipato al blitz per liberare l’istituto. «È iniziato tutto dall’arrivo di alcuni messaggi Whatsapp con cui siamo stati avvertiti dell’occupazione della scuola - proseguono -. Intorno alle 7.30 ci siamo ritrovati davanti alle porte sbarrate dell’istituto per capire e decidere cosa fare. Ci siamo confrontati e abbiamo capito che quelle elencate su un foglietto affisso al cancello di entrata erano solo scuse che avrebbero potuto comportare seri rischi per l’istituto e gli studenti».

Tra questi, tagli all’istruzione, scadente organizzazione dei programmi scuola-lavoro, palestra lontana dall’istituto e mancanza di attrezzi nei laboratori. Criticità, ma non motivi emergenziali per giustificare un’occupazione. «Potevamo restare in disparte e lasciare la nostra scuola nelle mani di gente esterna. Abbiamo invece deciso di reagire», prosegue chi ha deciso di ribellarsi al tentativo di occupazione. Pochi minuti e gli occupanti sono stati costretti ad abbandonare frettolosamente l’istituto, dove i grovigli di banchi, sedie e arredi scolastici agli ingressi e i laboratori di cucina messi a soqquadro hanno costretto il dirigente scolastico a sospendere momentaneamente la didattica, che riprenderà regolarmente questa mattina. «Tra pochi mesi, molti studenti dovranno sostenere l’esame di maturità e perdere giorni per una protesta non concordata, né condivisa, significa mettere a rischio un intero percorso scolastico - continuano gli alunni -. Non vogliamo far passare inoltre l’immagine di un istituto devastato: il Matteotti è una scuola valida, dotata di buoni strumenti e laboratori e rischiare nuovi vandalismi non ha senso».

L’istituto di via Garibaldi sta cercando infatti di risanare ancora le ferite inferte lo scorso anno da un gruppo di studenti durante un tentativo di occupazione. Una mobilitazione caratterizzata da vandalismi e un conto salatissimo (oltre 20mila euro) dei danni inflitti a laboratori, aule, attrezzature ed arredi scolastici e da un lungo elenco di sanzioni disciplinari comminate ai responsabili (bocciature, sospensioni e attività socialmente utili). «Quello degli studenti che hanno impedito l’occupazione dell’istituto è stato un atto molto positivo e lo stesso dovrebbero fare anche gli alunni delle altre scuole perché non è possibile stare alle mercé di pochi ragazzini - commenta il dirigente scolastico Salvatore Caruso -. È un atto che ci fa capire che esiste ancora qualcuno a cui la scuola interessa».

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