Pensioni, ecco come riscattare i contributi persi: le 8 cose da sapere

Le indicazioni per non rischiare di andare a riposo anche con 5 anni di ritardo

In pensione a 62 anni con 38 anni di contributi. Eccola in due numeri la speranza per molti italiani di raggiungere la pensione. Il premier Conte, in un incontro con i sindacati, ha rassicurato su quota 100 e reddito di cittadinanza ma la cornice dentro cui si dovrà inserire la legge di bilancio non è proprio su misura e per chi è vicino alla pensione è arrivato il momento di mettere in fila tutti i propri contributi per evitare ogni rischio. Con il nuovo governo la possibilità di ritocchi è dietro l’angolo e la Ragioneria, anche se i dati sono stati contestati all’indomani dal presidente Inps, ha lanciato l’allarme calcolando un costo di 63 miliardi di euro nei prossimi 18 anni solo per quota 100.

Numeri che, nei giorni scorsi, hanno accelerato il dibattito - su cui Conte ha buttato acqua sul fuoco - e fatto venire allo scoperto le ipotesi di modifica del provvedimento approvato dal precedente governo con l’ipotesi, a seconda delle modifiche che saranno individuate, di veder slittare la pensione anche di 5 anni magari per rispondere ad altre sollecitazioni più utili a mediare sui provvedimenti utili ad arrivare a un accordo sulla manovra di bilancio. Non è un segreto, ad esempio, che i sindacati abbiano richiesto più attenzione per i lavori usuranti e per il futuro pensionistico dei giovani. Ecco allora che si fa sempre più inevitabile per chi ancora non lo avesse fatto, recuperare contributi dati per persi oppure considerati fino a oggi troppo onerosi.

Tra i contributi riscattabili le opzioni sono numerose compresa la possibilità di recuperare versamenti non effettuati dal proprio datore di lavoro e di cui se ne è venuti a conoscenza dopo la prescrizione (5 anni dopo) ma anche i sei mesi di paternità facoltativa di cui ha già usufruito la madre (se dopo il 2000).

Un’altra possibilità - valida per il 2019 e il 2020 - offerta per anticipare la pensione, in caso di aziende con più di mille dipendenti, è prevista dal cosiddetto "Decreto Crescita" approvato lo scorso agosto e anche in attesa delle necessarie interpretazioni. Consiste nella possibilità di lasciare il lavoro 5 anni prima del compimento dell’età pensionabile a condizione di aver maturato almeno 20 anni di contribuzione.

Questa nuova possibilità rientra nel nuovo contratto di espansione per grandi aziende che intendono avviare processi di rinnovamento tecnologico, riorganizzazione e reindustrializzazione. L’obiettivo è quello di agevolare l’uscita dei lavoratori più anziani per favorire il turn over. L’onere per l’anticipo è a carico dell’azienda e può essere concesso anche dai fondi di solidarietà bilaterali.

1 - La laurea all’estero vale se riconosciuta

Il riscatto più classico è il corso legale di laurea. Si può riscattare tutto il periodo o solo la parte che serve per raggiungere gli anni utili per andare in pensione. È inoltre possibile anche riscattare una laurea presa all’estero se riconosciuta dalla legislazione italiana. Un master successivo non è riscattabile mentre lo è il dottorato ma fino al 1998 quando non c’era l’iscrizione alla gestione separata.

2 - Il lavoro in paesi non convenzionati

Un cittadino italiano può riscattare periodi di lavoro all’estero svolti in un paese non convenzionato. Si può riscattare tutto il periodo che si ritiene necessario salvo dimostrare con apposita documentazione che si è effettivamente lavorato. Il riscatto deve essere richiesto dal lavoratore e non dal datore di lavoro, anche se italiano. La richiesta può essere avanzata anche se il richiedente non risulta mai assicurato.

3 - Maternità anche se senza contratto

Il periodo di congedo obbligatorio in caso di maternità è accreditato come contribuzione figurativa senza onere al pari del servizio militare. Sono riscattabili, a domanda, i periodi corrispondenti all’astensione facoltativa per periodi maternità al di fuori di un rapporto di lavoro. Il periodo massimo riscattabile è di 6 mesi per ogni maternità.

4 - Padre e madre l’uno non esclude l’altro

Fra il 18 dicembre 1977 e il 27 marzo 2000 il riscatto per la maternità facoltativa può essere riconosciuto alla madre o, in alternativa, al padre. Il periodo riscattabile non può essere superiore a 6 mesi (successivo ai 3 mesi di assenza obbligatoria dopo la nascita) e si deve collocare entro il primo anno di vita. Dal 28 marzo del 2000, (Legge 53/2000) invece il riscatto può essere riconosciuto alla madre e al padre.

5 - Tempo parziale

Lo stop delle mense Si possono riscattare periodi di inattività per chi ha lavori a tempo parziale, orizzontale e ciclico. Il caso classico riguarda le lavoratrici delle mense scolastiche che hannocontratti di lavoro a tempo indeterminato con sospensione 15 giugno-15 settembre. C’è in atto un contezioso con Inps: la Corte Giustizia europea ha già sancito che quel periodo deve essere utile al diritto a pensione e gratuito .

6 - Contributi non pagati nel passato

Si possono recuperare i contributi per omissione contributiva per periodi dove si può dimostrare l’esistenza di un rapporto dipendente se mi accorgo dopo il periodo di prescrizione (5 anni) che non mi sono stati versati dei contributi. Posso recuperare il periodo in virtù di una legge del 1962. Il rapporto di lavoro deve essere documentato con buste paga, libretto di lavoro...

7 - Aspettativa per motivi familiari

In caso di interruzione o sospensione del rapporto di lavoro si possono riscattare periodi di aspettativa per motivi familiari non retribuite se avvenuti dopo il 1996. Al massimo si possono riscattare 3 anni. Ma anche periodi di studio e formazione e ricerca. Un riscatto utile, ai fini di quota 100, è della laurea light - dopo il 1996 - per chi avesse avuto un percorso scolastico in età matura.

8 -  Il riscatto non è light prima del ’96

Il riscatto della laurea non può essere light se si hanno periodi di laurea prima del 1996: ovviamente non esiste per chi vuole andare in pensione con quota 100 (per motivi di età). Anche chi versa in altre casse però può riscattare con l’Istituto previdenziale se ha almeno un contributo, anche di una settimana in Inps. I neo laureati, senza nessuna contribuzione, possono riscattare la laurea e poi trasferirla.

(con la collaborazione di Sandro Renzoni di Inca Cgil)

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