Antonio Logli, dopo la condanna definitivo pure il licenziamento

Antonio Logli mentre registra l’ingresso al lavoro

Il Comune dà esecuzione formale alla cessazione del rapporto di lavoro. La scelta adottata in applicazione dell’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici

SAN GIULIANO TERME. Quello che doveva essere è stato. Il Comune ha cessato in modo unilaterale il rapporto di lavoro con Antonio Logli per effetto della condanna a 20 anni per l’omicidio e la distruzione del cadavere della moglie, Roberta Ragusa. Dipendente dell’ufficio tecnico, dopo anni trascorsi alla Geste, la società di servizi partecipata interamente dal Comune, Logli dalla sera del 10 luglio si trova nel carcere delle Sughere a Livorno.

Deve scontare una condanna definitiva, le cui pene accessorie prevedono l’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici.


La Cassazione aveva respinto, dichiarandolo inammissibile, il ricorso della difesa contro il verdetto di colpevolezza ribadito in appello dopo la condanna in primo grado.

Il Comune ha ricevuto, come datore di lavoro, il 12 luglio dalla Procura la sentenza della Suprema Corte dando il via al meccanismo che ha portato al licenziamento di Logli.

Con una determina dirigenziale il Comune «prende atto dell’avvenuta cessazione del rapporto di lavoro del dipendente dal giorno 11 luglio, quale effetto automatico della sanzione accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici per le ragioni di cui in premessa con effetto dal passaggio in giudicato della sentenza penale di condanna».

Nel 2018 a carico di Logli era stato avviato un procedimento disciplinare, riferito sempre al caso Ragusa.

L’amministrazione sangiulianese aveva, però, sospeso l’azione fino alla conclusione del fronte penale. Un traguardo arrivato la sera del 10 luglio. —

 

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