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Caso Ragusa, la lettera di Roberta al marito: «Sei solo cinico e freddo, non mi tratti più con amore»

Una delle lettere di Roberta Ragusa ad Antonio Logli

Nei suoi scritti, messi agli atti nel processo, Roberta “accusava” il marito di trascurarla: «Sono stanca dei soliti battibecchi, stufa di chiederti quello che qualsiasi compagno con un po’ di buonsenso capirebbe al volo.»

PISA. Teneva un diario, Roberta. Voleva fissare sulla pagina la sua quotidianità fatta di gioie e amarezze. Le piaceva scrivere. Una grafia pulita che un giorno divenne lo strumento per certificare la frustrazione di un amore finito. Quello con il marito Antonio Logli. Una lettera agli atti del processo in cui Roberta Ragusa si arrende all’insensibilità del padre dei suoi due figli nei suoi confronti. La conferma di un matrimonio da separati in casa che durava da anni nel dolore della donna.

La scrittura aveva sostituito il dialogo in una coppia al capolinea in un rapporto nel quale la donna si ostinava a cercare nonostante tutto ancora uno spiraglio. Lo raccontano le lettere acquisite dai carabinieri di Ros e nucleo investigativo di Pisa. «Già parecchi anni prima della sua scomparsa, Roberta pativa la crisi in cui versava il suo matrimonio - riporta la relazione -. Tale situazione sembra emergere dalla lettura dei suoi scritti, il cui contenuto palesa anche un certo impegno nel cercare, senza successo, un confronto con il marito per ricomporre le loro problematiche».

QUELL'AUGURIO AMARO

È il Natale 2006 e la donna scrive al marito: «Per queste feste, e in vista del nuovo anno, voglio farti un augurio speciale: di trovare quella serenità che sempre ti sfugge, di "smussare gli spigoli", di sorridere di più. Penso che non ti manchino i motivi. Due di loro si chiamano Daniele e Alessia e, se conta ancora qualcosa, ci sono anche io».

"NON HAI PIU' TEMPO PER ME"

Roberta sembra affidare i suoi pensieri alle pagine di un diario, affranta per un uomo nella cui vita per lei non c'è più spazio. La lettera risale a qualche anno fa. Gli investigatori sottolineano: «Nel secondo manoscritto pare ancora più evidente la frattura esistente nel rapporto tra i coniugi». Scrive al marito: «Mi sembra davvero strano ritrovarmi nella necessità di parlarti con parole scritte. A voce non è più possibile oramai, dato che quando io entro nel letto tu già dormi e quando tu ti alzi io dormo ancora. Non c'è mai tempo, scivola, scorre via come sabbia tra le dita questo tempo. Non c'è tempo per parlare, per ascoltare, per capire, non c'è tempo per sentire i mutamenti del cuore, non c'è tempo per cogliere l'essenza, l'attimo della vita. Tu non ti accorgi che io vivo la vita fuori dalla mia vita e che i miei occhi guardano occhi che non guardano i miei».

"TI VOGLIO BENE, MA SONO STANCA..."

La chiusa finale della lettera-sfogo è un'istantanea che impasta risentimenti e cose non dette. «Sono stanca, stanca, stanca… sono stanca dei soliti battibecchi sui soliti quotidiani argomenti, stufa di chiederti quello che qualsiasi compagno con un po’ di buonsenso capirebbe al volo. Esasperata dal tuo modo di rispondere sempre fingendo di non capire o travisando la realtà dei fatti. Non ne posso più del modo in cui ti comporti con tutti noi, quasi sempre inopportuno, inadeguato, irritante. Non fraintendermi, io ti voglio bene e ti auguro ogni bene, ma la fiamma si è spenta, non abbiamo fatto nulla per mantenerla accesa. Vorrei essere ogni tanto al centro della tua attenzione, sapere che ti dispiace di vedermi stanca, spossata, esausta. Di vedere che privo me stessa di tutte le cose personali. Ma tu vivi la tua vita, coltivi i tuoi interessi, fuori di qui, fuori da me. Non ti ricordi mai di nulla. Non un fiore quando è nato Daniele e sarebbe stato così anche alla nascita di Alessia se non te lo avesse suggerito un'altra persona. Anche oggi non ti sei ricordato il nostro anniversario: l'ennesima delusione. Ho finito, so che non ami leggere, perciò lo fermo questo fiume di parole che sicuramente ti lasceranno indenne, intonso nel tuo presuntuoso cinismo, nell'alta opinione che hai di te. Ma non importa, non più. Baci, Roberta».