Operato per un calcio ai testicoli dai bulli, la mamma attacca la preside: "Mi disse di non denunciare"

Dodicenne perseguitato dai compagni classe: prima una chat con le offese da far girare, poi una matita infilata nel sedere

PISA. «Sei incapace», «Sei brutto», «Sei lento». Bastano pochi messaggi in una chat di ragazzini di seconda media, da cui poi il coetaneo nel mirino è stato escluso, per trasformare le mattine a scuola di un compagno in un incubo. Quei messaggi - la chat serve per sparlare di... - preoccupano la madre del dodicenne che chiede aiuto alla scuola ma, a suo avviso, non trova le risposte necessarie. A cominciare con le offese è una bambina, all’inizio dell’anno scolastico. È ottobre e nessuno riesce a immaginare quello che succederà alla fine delle lezioni. Dalle offese alla violenza fisica il passo è breve. L’atto più grave è opera di un amichetto e avviene nell’area della palestra, sempre in ambito scolastico. Simone, nome di fantasia, sente che il baby bullo offende un altro ragazzino. Prova a difenderlo e per tutta risposta viene colpito con un calcio ai genitali. Un colpo così forte che il bambino il giorno stesso deve essere operato d’urgenza all’ospedale di Cisanello per un’emorragia e per evitare conseguenze ancora più gravi. La vittima è ancora in convalescenza da quel terribile 28 maggio. Non c’è giorno senza che chieda ai medici e alla madre perché dei bambini hanno voluto isolarlo, sbeffeggiarlo, ferirlo dentro e nel corpo. Questa è una storia che lascia il segno, che non si dimentica.

Per questo i genitori del bimbo - siamo arrivati all’11 giugno - dopo essersi rivolti a un avvocato, presentano una denuncia alla sezione di polizia giudiziaria della Procura contro la dirigente scolastica di una scuola media di Pisa, contro i genitori del minorenne bullo (ha 12 anni e non è imputabile) e contro chi, pur sapendo, non è intervenuto per mettere fine agli atti di bullismo.


Spetta ora alla Procura chiarire la vicenda, se l’alunno è stato vittima di bullismo senza che la scuola abbia fatto niente per interrompere l’escalation di episodi anche violenti. Perché questa, oltre alle lesioni causate al minore, è l’altra grande accusa.

È la madre del 12enne a raccontare il calvario di un anno: «Questa storia poteva essere interrotta se la scuola fosse intervenuta, invece non è stato fatto nulla. Quando sono stata la prima volta dalla dirigente le ho mostrato gli screenshot della chat, con offese e derisioni. La dirigente scolastica mi chiese di non fare denuncia perché avrebbe gestito lei la situazione e risolto la questione. Ricordo che mi disse: “Non vada alla polizia postale”. Quello era un chiaro esempio di cyberbullismo, andava fermato subito».

Nella querela si fa riferimento a vari episodi. A febbraio un compagno di classe ferisce Simone con una matita, davanti ai compagni. «Quel giorno ha pianto a lungo e vomitato quattro volte, ma la scuola non mi ha detto nulla – racconta la madre –. Ho saputo dell’episodio solo perché la mamma di un altro alunno mi chiamò per chiedermi come stesse mio figlio: allora andai a scuola ma anche in questa circostanza la dirigente minimizzò. “Suo figlio è molto sensibile...”, mi sono sentita dire. Gli avevano infilato una matita nel sedere». Esiste un certificato medico che conferma le lesioni.

A maggio l’ultimo episodio. Altrettanto grave. Il calcio ai testicoli e 30 giorni di prognosi. La madre denuncia un altro episodio su cui potrebbero indagare le autorità scolastiche. «Alla fine della scuola c’è stata una recita per riflettere sul bullismo. Mio figlio era in un letto di ospedale proprio in conseguenza di quegli atti che la scuola dovrebbe contrastare e invece tutti si comportavano come se nulla fosse accaduto». 

La preside: "L'alunno è stato ferito fuori dall'istituto"

«Sono molto dispiaciuta – afferma la dirigente scolastica – e quando leggo che si accusa la scuola di non essere intervenuta resto sorpresa. Forse quello che abbiamo fatto può sembrare non sufficiente ma il nostro è stato un intento educativo». La preside racconta di essere subito intervenuta con la madre della bambina che aveva scritto sulla chat messaggi offensivi.

«Non solo, ho anche chiamato la polizia postale, l’ho informata di quello che era successo. Ho letto che la madre si è sentita presa in giro quando c’è stato lo spettacolo conclusivo sul bullismo. Ma questa era stata un’attività che facciamo da anni. Lo stesso figlio della donna che denuncia era stato inserito nel progetto. Non so davvero cosa pensare. Il percorso con la polizia postale lo facciamo in tutte le seconde. E anche incontri con i genitori per metterli in guardia dai pericoli del web e dell’uso sbagliato dei cellulari d delle chat. I genitori, intendo tutti i genitori, non capiscono che non controllare il telefono dei figli minorenni è un grande pericolo». L’istituto ha preso provvedimenti e ha sospeso il bambino.

«Questo bambino che ha dato un calcio al compagno non è un bullo, ha fatto un’azione sbagliata, negativa. Siamo intervenuti con lui, abbiamo parlato con la famiglia». Rispetto alla denuncia per far pagare i danni alla famiglia, la dirigente conferma che non sarà percorsa questa strada. «L’episodio del calcio è avvenuto fuori dalla scuola. Comunque stiamo parlando con i docenti per capire cosa è necessario fare anche per avere un dialogo con la famiglia che denuncia».