2019, rivoluzione a Camp Darby: deposito munizioni potenziato e sbarco delle forze speciali italiane

Il canale dei Navicelli dove sarà costruito il ponte girevole in acciaio che permetterà ai treni di raggiungere la base

Il più grande deposito d’armi statunitense al di fuori degli Stati Uniti cambia volto. Da una parte la nuova ferrovia, il ponte girevole e la rinnovata banchina “Tombolo dock” per rendere più rapido l’arrivo e la partenza di armi e munizioni. Dall’altro il ritorno del tricolore in 34 ettari di base che sarà occupato dai paracadutisti italiani. Ma i lavori vanno avanti per step per rispettare i cicli riproduttivi della “selva pisana” e tra le proteste dei pacifisti

PISA. Stop ai lavori. I taglialegna hanno imbracciato le braccia e riprenderanno ad operare solo a luglio. E lo fanno per rispettare la natura. Il fermo biologico impone di rispettare il periodo di riproduzione degli animali. E anche i lavori nella base di Camp Darby ne devono tenere conto. Sembra un paradosso, ciò che non riescono a fare le battaglie pacifiste riesce a daini e cinghiali, ma anche alle numerose specie di insetti, uccelli e rettili che popolano la base americana tra Pisa e Livorno. Non una normale zona militare, ma il più grande deposito d’armi statunitense al di fuori degli Stati Uniti capace di rendere operativa un’intera armata. Ma il rispetto della cosiddetta “selva pisana” non ferma i progetti per l’area. Una serie di programmi che nel 2019 cambieranno il volto di Camp Darby. Una vera e propria rivoluzione per i 1.000 ettari. Da una parte diventeranno più italiani con la restituzione di 34 ettari in cui il ministero della difesa intende ospitare le forze speciali italiane. Dall’altro diventeranno ancora più decisivi per l’esercito americano, che con una ferrovia interna e il rinnovo dell’attuale banchina potrà accumulare armamenti con più rapidità.

Interessi superiori, alla lunga, anche rispetto alla salute e alla proliferazione della fauna locale. Non a caso lo stop ai lavori, necessari per la realizzazione del nuovo tronco ferroviario, del ponte girevole sul canale dei Navicelli e delle opere connesse, si sono fermati solo nella cosiddetta Ammunition Storage Area (Asa), dove sono in corso le operazioni di taglio degli alberi e di preparazione dei terreni. Ma durante il periodo riproduttivo, mezzi e operai saranno impegnati nella cosiddetta Livorno Training Area (Lta), l’ex area addestrativa della base statunitense dove saranno eseguiti soprattutto lavori di smantellamento di vecchi edifici in disuso, e in altre aree dell’installazione militare per ridurre al massimo il "coefficiente di disturbo" che i lavori provocheranno alla fauna della cosiddetta "Selva pisana". Le nuove infrastrutture occuperanno circa 7 ettari di verde, con un coefficiente di "disturbo" su circa 36 ettari, a fronte dei quali saranno trasformati in verde 17 ettari attualmente occupati da cemento e asfalto.

Insomma, rispetto dell’ambiente sì, ma il progetto Camp Darby va avanti. Il tutto con il solito dilemma: da una parte le proteste dei pacifisti, dall'altra l'importanza dell'impatto economico della base nell'economia pisana e livornese.

Nuova ferrovia e ponte girevole per velocizzare lo spostamento delle munizioni

Intanto gran parte dei 937 alberi destinati a far spazio al nuovo tronco ferroviario sono già stati abbattuti. Il restante, numerato e cerchiate in rosso, attende il ritorno di operai e taglialegna che a fine gennaio hanno fatto per la prima volta il loro ingresso nella base militare statunitense di Camp Darby. Con un compito chiave: completare gli interventi propedeutici ai lavori di costruzione di una nuova linea ferrovia interna all’enclave a stelle strisce. Una struttura che sarà utilizzata per trasferire dalla strada alla rotaia, anche attraverso un ponte girevole che sarà realizzato sul canale dei Navicelli, il trasporto di armi e munizioni che alimentano la sussistenza della cosiddetta Ammunition Storage Area (Asa). Vale a dire la vasta zona di Camp Darby che ospita gli oltre 120 bunker refrigerati dove sono stoccati ordigni, munizioni e materiale bellico.

Il progetto

Guarda le immagini del progetto

Nella terra sabbiosa della caratteristica pineta del Parco di San Rossore sono stati conficcati centinaia di piccoli paletti di legno colorati. Delimitano da alcuni giorni il tracciato dei futuri 2,5 chilometri di strada ferrata. Cerchi rossi realizzati con vernice spray e una serie di numeri indicano gli alberi che dovranno essere abbattuti: una lunga scia di vegetazione che sorge in un corridoio naturale che tra circa tre anni sarà attraversato dai treni merce. Nastri bianchi e rossi cingono invece i tronchi degli alberi finiti nel piano di abbattimento, ma per i quali sono in corso ulteriori approfondimenti e valutazioni sull’eventuale taglio.

Decine di tronchi e rami di pini domestici, farnie, lecci, biancospino, olmi e aceri giacciono a terra in attesa di essere trasferiti nei depositi dell’installazione militare dove i tecnici del Demanio, "proprietario" della vegetazione, ne stabilirà il valore. L’obiettivo è infatti bandire un’asta online per vendere le tonnellate di legname ricavato dal taglio effettuato da ditte locali a cui la Cimolai spa, azienda di Pordenone che si è aggiudicata il bando, ha subappaltato parte dei lavori destinati a modificare anche il paesaggio tra Pisa e Livorno.


Le immagini dell'abbattimento degli alberi

Un’operazione da oltre 40 milioni di dollari scaturito dal progetto presentato dal ministero della Difesa su richiesta del Pentagono e approvato tre anni fa dal Comipar (la commissione paritetica formata da esponenti del governo americano e di quello italiano). L’opera, ritenuta strategica per «la salute dell’uomo e la pubblica sicurezza», si materializzerà però con la costruzione del nuovo tronco ferroviario che, dalla piccola stazione di Tombolo, raggiungerà prima la cosiddetta Livorno Training Area (Lta), l’ex area addestrativa di Camp Darby, e poi si dirigerà verso l’Ammunition Storage Area attraverso un ponte girevole in acciaio che sarà realizzato sul canale dei Navicelli.La linea ferroviaria arriverà fino ad un nuovo terminal di carico e scarico, dove movimentatori per container preleveranno i carichi e li trasferiranno su tir e camion per essere trasportati nelle zone adibite allo stoccaggio del materiale bellico. Un secondo terminal accoglierà invece i carichi sospetti per controlli e verifiche.

 “Tombolo dock”, la porta marina della base

A finire sotto i “ferri” sarà   anche   la   cosiddetta  banchina “Tombolo Dock”, l’unica struttura dell’Italia centro-nord usata per la ricezione e la spedizione di munizioni via mare. L’opera, realizzata nel 1980 lungo il canale dei Navicelli, sarà sottoposta ad un restyling strutturale per aumentare l’efficienza e la sicurezza delle operazioni di tra-sporto delle armi e delle munizioni che vengono spedite via acqua da e per il porto di Livorno. Nell’area della banchina, che riceve da una a due imbarcazioni al mese, sono iniziate le operazioni di bonifica bellica.

I lavori di bonifica nell’area della banchina “Tombolo Dock”

Il progetto di riqualificazione prevede la  costruzione di una nuova soletta in calcestruzzo di 152 metri di lunghezza e 12 di larghezza in sostituzione di quelle esistenti. Sulla banchina sarà installata una nuova gru, formata da quattro bracci, che servirà a prelevare i carichi di armi e munizioni (normalmente   trasportati   in  contenitori di acciaio) dalle chiatte e dalle imbarcazioni per posizionarle su camion e tir e trasferirle alle riservette della base. Il progetto prevede anche il rifacimento degli argini e il dragaggio di una parte del canale dei Navicelli.

L’impatto su flora e fauna e le opere di compensazione

A fronte di questa rivoluzione il progetto precede tutta una serie di cosiddette opere di compensazione. Fisicamente, le infrastrutture in costruzione occuperanno circa sette ettari di verde con un coefficiente di "disturbo" su circa 36 ettari. Pur essendo in contrasto con il Piano territoriale del Parco e con il Piano di gestione delle tenute di Tombolo e Coltano, l’opera, in quanto destinata alla difesa nazionale, ha l’esonero dal controllo di conformità urbanistica e quindi né il Parco, né gli altri enti locali hanno possibilità di impedirne la realizzazione. L’Ente Parco, che nell’aprile 2017, ha valutato negativamente il progetto evidenziando gli effetti sfavorevoli per gli ecosistemi protetti, ha potuto limitare la sua azione alla richiesta di opere di compensazione, tra le quali quella di realizzare nuove aree naturali in zone della base militare costituite attualmente da habitat artificiali.

Tra le varie opere, infatti, il progetto prevede la piantumazione di 5.727 nuovi alberi, oltre ad alcune migliaia di piccoli arbusti, la demolizione di 64 edifici non più utilizzati e lo smantellamento di zone cementificate (piazzali e stradine asfaltate in disuso) che saranno riconvertite in verde. Il piano prevede di trasformare in "naturali" 17 ettari di territorio attualmente occupati da asfalto e cemento, oltre al dragaggio di un ampio tratto del canale dei Navicelli e il rafforzamento degli argini.

La responsabile di Camp Darby: "Per noi qui è essere a casa"

L'attenzione al territorio e agli abitanti intorno alla base è per altro al centro dell'azione diplomatica statunitense. Un fatto confermato dallo stesso Consolato Usa a Firenze che ha, ad esempio, assegnato un ruolo importante a Camp Darby nel programma per i festeggiamenti del bicentenario della missione diplomatica in Toscana che cade nel 2019

Il console Usa a Firenze: ''Non esiste un Paese a voi più vicino''

Area ricreativa: via gli americani, arrivano le forze speciali

Se l’esercito americano è al lavoro, altrettanto si prepara a fare quello italiano. Ad ottobre 2019 la bandiera a stelle e strisce sarà ammainata e sulla cosiddetta area ricreativa della base militare di Camp Darby tornerà a sventolare il tricolore. Dopo quasi sette decenni, una lunga striscia metallica ridisegnerà i confini della presenza americana sul territorio pisano e livornese e segnerà uno storico "arretramento" degli anfibi statunitensi. Al loro posto, in una porzione dell’installazione militare faranno ingresso i "marines" italiani.

I reparti speciali dell’esercito italiano si insedieranno sui 34 ettari che il governo degli Stati Uniti ha deciso di restituire al demanio militare italiano nell’ambito del piano di ridimensionamento della presenza militare statunitense in Europa occidentale. Nelle scorse settimane è stata raggiunta un’intesa tra l’Us Army Europe (il comando europeo delle forze armate statunitensi) e il ministero della difesa per il trasferimento del Comfose (acronimo di Comando forze speciali), attualmente ospitato nella caserma Gamerra di Pisa. Alcune centinaia di uomini in forza al comando prenderanno possesso dei circa 34 ettari ma l’obiettivo per i prossimi anni sarebbe quello di incrementare ad alcune migliaia di unità la presenza italiana al "confine" con la base statunitense.

Uno storico passaggio che, a quasi settant’anni di distanza dall’insediamento delle forze armate statunitensi su quasi mille ettari di territorio tra Pisa e Livorno, si concretizzerà a partire dal prossimo luglio, quando i militari a stelle e strisce e le centinaia di civili italiani impiegati nella zona della base che affaccia su viale Mezzapiaggia dovranno liberare le decine di strutture che compongono la cosiddetta area ricreativa di Camp Darby. Tra queste alcuni dormitori, caserme, un cinema, un teatro, una palestra, una lavanderia, una mensa, una biblioteca, un canile, una piscina, un ex edificio scolastico, un campeggio, vari impianti sportivi e numerosi altri edifici, le cui funzionalità saranno trasferite nell’area sud della base militare.

Le strutture saranno gestite, a partire dal prossimo ottobre, dal comando delle forze speciali dell’esercito italiano, l’unità militare composta da quattro reggimenti (il 28° reggimento comunicazioni operative "Pavia", il 4° reggimento alpini paracadutisti "Ranger", il 185° reggimento paracadutisti ricognizione e acquisizione obiettivi "Folgore" e il 9° reggimento d’assalto paracadutisti "Col Moschin") che si occupa di gestire le varie unità di forze speciali dell’esercito e supporta le operazioni speciali delle forze armate italiane. Istituito nel 2013, il Comfose è operativo dal settembre 2014 all’interno della caserma Gamerra, sede anche del centro di addestramento di paracadutismo, sotto il comando del Comfoter-Coe (Comando delle forze operative terrestri-Comando operativo esercito). Il Comando è «responsabile di garantire la necessaria unitarietà all’addestramento, all’approntamento, allo sviluppo procedurale e all’acquisizione dei materiali per il comparto forze speciali».

Guerra alla guerra, i pacifisti contro il progetto Camp Darby

Mentre i lavori avanzano non si ferma la protesta di antimilitaristi, esponenti dei sindacati di base, collettivi, ambientalisti, animalisti, rappresentanti di alcuni partiti e di movimenti pacifisti non solo di Pisa e Livorno ma anche Piombino, Massa, Firenze, Lucca, Pontedera e Cascina. A più riprese nel corso degli anni hanno manifestato con presidi e cortei per gridare il loro no al progetto di potenziamento della base ma anche per rivendicare una restituzione ad usi civili dell’installazione militare.

A supporto è nato anche il comitato “No Camp Darby” formato da cittadini e associazioni che chiedono la chiusura della base. «Il nostro territorio ospita una base che è il più grosso deposito di armi e munizioni fuori dagli Stati Uniti e continua ad essere il grande magazzino della guerra da cui servirsi per scatenare attacchi e destabilizzare intere aree del pianeta – sottolineano i comitati -. Per agevolare le operazioni di questa base sono stati fatti ingenti investimenti e interventi di modifica al territorio con pesanti ricadute economiche e ambientali sulle popolazioni livornesi e pisane che da quasi 70 anni convivono con una pericolosa polveriera a due passi dai centri abitati».

Insomma un no al fatto che il territorio tra Pisa e Livorno diventi la nuova polveriera del Mediterraneo.

Giusti, comitato No Camp Darby: ''Siamo militarizzati''