Monte Serra, germogli in mezzo alla cenere: è la rivincita della natura - Video

Il verde che rinasce sul Monte Serra (foto di Fabio Muzzi)

Ci vorrà tempo, ma quel verde che comincia a riaffiorare in mezzo al nero e al grigio che dominano il paesaggio è il segnale che la montagna può farcela

Monte Serra: ecco i primi germogli della rinascita

CALCI. L’obiettivo della macchina fotografica va alla ricerca del colore. Sotto il sole timido di questo 2019 appena cominciato la natura sfida il freddo ma ancora di più il grigio e il nero rimasti dopo l’inferno di fiamme che il 24 settembre scorso ha stravolto questi versanti. Feriti, devastati, anneriti. Ma non per sempre. E torna in mente il motto sullo stemma del Comune di Calci, una delle località più colpite dall’incendio doloso di cento giorni fa: “viret semperque virebit”, è verde e sempre sarà verdeggiante. «Ed è proprio così, come dice il nostro motto - ricorda il sindaco di Calci, Massimiliano Ghimenti - il Monte rinascerà, sta già rinascendo e noi faremo di tutto per dare una mano al lavoro che la natura ha già cominciato»..

Le immagini del fotografo del Tirreno, Fabio Muzzi, tornato sul Serra dopo il devastante rogo di settembre, sono di pochi giorni fa e sono lo specchio dell’animo dei calcesani: feriti ma pieni di speranza per la rinascita della montagna dove sono cresciti e che è identità e risorsa per questo territorio. Come testimonia lo stesso primo cittadino. «Quelle foglie, quei primi tralci verdi - dice Ghimenti - riempiono il cuore di speranza a tutti quelli che vogliono bene a questo territorio. Sappiamo che l’impegno delle persone è stato ed è fondamentale per la rinascita del monte ma è chiaro che la forza che ha il vero potere di portare in sicurezza il territorio è la natura e vedere che si è riattivata subito fa bene. Tornare a rivedere il verde in tutto quel nero ci rincuora.

Tra qualche mese, magari, sul Serra torneranno non dico le piante ma almeno l’erba e qualche arbusto più verde al posto del terreno bruciato. Saranno un richiamo anche turistico per questo territorio ferito. E prima di tutto potranno significare una maggiore tenuta del terreno reso fragile dalle fiamme».

Il lavoro della natura andrà avanti con il necessario supporto di quello dell’uomo, su più fronti. «Intanto quello portato avanti dalla Regione e relativo all’aspetto forestale - spiega il sindaco - un piano redatto dagli uffici regionali e messo in atto con opere che potremmo definire di ingegneria naturalistica che hanno privilegiato il riusco dei materiale presenti sul posto allo scopo di assicurare una tenuta nell’immediato del terreno. Tutti interventi fatti in maniera compatibile per favorire la successiva ripresa e rinascita del bosco».

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E all’opera di progettazione della Regione si affiancherà presto quella del tavolo tecnico di recente istituzione che coinvolge, oltre agli enti locali, le Università di Pisa e Firenze, la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e esperti internazionali accanto a quelli del Parco di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli e del Consorzio di Bonifica Basso Valdarno. Un organismo che ha l’obiettivo di riprogettare il futuro del Monte Pisano ferito dal devastante incendio e che opererà intanto per coadiuvare sia i comuni che gli operatori agricoli nella fase di ripristino ambientale, fornendo il supporto scientifico ai necessari interventi sul territorio.

In un'ottica di più lungo periodo il tavolo tecnico con le università punta a individuare e coordinare competenze e conoscenze di diverso ambito per definire programmi volti al riassetto dell'ecosistema del Monte Pisano. «Insomma potremo contare sulle competenze di esperti - conclude Ghimenti - per programmare il futuro della montagna, per la parte devastata dalle fiamme e per quella che fortunatamente si è salvata, allo scopo di mitigare la distruttività degli incendi».