Acquedotto Mediceo, Conti rassicura: "Macché demolire basta smontare due o tre arcate"

L'acquedotto mediceo di Pisa

Il sindaco spiega il senso dell’operazione che punta a evitare la realizzazione di un sottopasso e a risparmiare 6 milioni

PISA. «Demolire l’Acquedotto Mediceo? Macché. Dopo decenni di abbandono vogliamo riqualificare e valorizzare l'opera e, perché no, farla tornare anche alla sua funzione originaria rivista in chiave scenografica e turistica». Smontare e rimontare. Mattoncino per mattoncino, pietra per pietra. E magari riaprire i “rubinetti” della vecchia sorgente per convogliare l’acqua e combattere attraverso effetti scenografici il degrado che da decenni caratterizza l’opera. In futuro, sotto l’Acquedotto Mediceo potrebbe transitare parte del traffico cittadino, sopra invece l’acqua potrebbe tornare ad impadronirsi di parte del “tracciato” costruito nel 1600 per alimentare le fontane cittadine.

Per farlo, due-tre arcate saranno smontate per far spazio alla tangenziale nord-est e rimontate nei pressi della monumentale opera voluta da Ferdinando I de’ Medici che si sviluppa tra Pisa e San Giuliano Terme. La proposta, contenuta nel programma di mandato del sindaco Michele Conti, ha fatto insorgere le opposizioni, con il Pd che ha accusato il primo cittadino di voler demolire l’Acquedotto Mediceo. L’idea dell’amministrazione è di rivedere la realizzazione di un sottopassaggio nei pressi dell’Acquedotto Mediceo previsto dal progetto per la costruzione della tangenziale nord-est, l’opera da circa 60 milioni di euro che in futuro collegherà l’Aurelia da Madonna Dell’Acqua a Cisanello.


«Non vogliamo abbattere quello che è un bene storico e monumentale del territorio - specifica il sindaco -. La nostra idea è di smontare due-tre arcate dell’Acquedotto e rimontarle al centro di una nascitura rotatoria. In questo modo si potrebbe realizzare un passaggio a raso evitando la costruzione di un sottopassaggio (come previsto dal progetto, ndr), che significa cementificare una zona agricola e con problemi idrogeologici. Le risorse risparmiate (circa sei milioni di euro) permetterebbero di consolidare e valorizzare i sei chilometri dell’Acquedotto Mediceo, struttura storica che le precedenti amministrazioni hanno lasciato cadere a pezzi». Per il momento, quella avanzata dal sindaco su proposta dell’assessore all’urbanistica Massimo Dringoli è solo un’idea, ma l’amministrazione è decisa a portarla avanti anche attraverso un confronto con la Soprintendenza. «Occorre capire se e come sarà possibile concretizzarla», specifica il sindaco Conti.

Una prima discussione potrebbe intavolarsi lunedì in occasione della seduta della prima commissione consiliare permanente, calendarizzata da tempo per discutere anche degli interventi eseguiti a protezione dell’Acquedotto Mediceo e quelli eventualmente da mettere in campo per cercare di preservare l’opera di proprietà del Comune di Pisa. «Il nostro obiettivo è realizzare la tangenziale nord-est - prosegue il primo cittadino -, ma anche riqualificare e ristrutturare l’Acquedotto Mediceo. Smontare e rimontare due-tre arcate penso equivalga a valorizzare quel patrimonio. Non sarebbe qualcosa di nuovo: ci sono stati dei precedenti illustri a Pisa di smontaggio e rimontaggio di beni architettonici, la Chiesa della Spina ad esempio. Fino ad ora non si è fatto nulla per tutelare l’Acquedotto (in parte “ingabbiato” dai primi anni Novanta per evitare crolli, ndr) - conclude il sindaco -: evitare la realizzazione del sottopassaggio significherebbe risparmiare milioni di euro che potrebbero essere investiti nel consolidamento e nella riqualificazione della struttura, dove magari potrebbe tornare anche a scorrere l’acqua a fini scenografici e turistici». —