Si allarga il caso dei batteri in corsia

Sarebbero diversi i pazienti contaminati. Sulla vicenda  interviene Belli (Ars) che chiama in causa la Regione

PISA

Contaminati da batteri in ospedale. E non perché hanno eseguito recentemente esami nel polo endoscopico di Cisanello, reparto per il quale è di alcuni giorni fa la notizia della presenza di batteri Gram-negativi (Klebsiella pneumoniae e Pseudomonas aeruginosa) su alcune strumentazioni e nella macchina lavaendoscopi. È accaduto ad alcuni pazienti, tutt’ora ricoverati in ospedale sotto cura antibiotica e stretta osservazione in quanto già debilitati da precedenti patologie. E anche a seguito delle notizie apparse nei giorni scorsi tra i pazienti coinvolti e i loro familiari c’è una certa preoccupazione. «Possibile - si chiedono - che si entri in ospedale per essere curati e se ne esca malati?».


Il tema è tutt’altro che scontato. Perché purtroppo le infezioni, potenzialmente anche gravissime, contratte dai pazienti in corsia sono di grande attualità e sempre più frequenti. E c’è chi, alla luce anche dell’ultimo allarme pisano, mette sotto accusa il sistema sanitario regionale e le regole che ci sono, sulla carta, ma spesso per questioni di tipo economico finiscono per essere disattese.

Di “carta” per elencare norme, procedure, dati relativi a cosa fare per evitare che batteri potenzialmente anche molto pericolosi “colonizzino” strutture, strumenti sanitari e, in qualche caso, anche pazienti se ne è stata consumata. Ma, per dirla con le parole del professor Piefrancesco Belli, componente del comitato di indirizzo e controllo dell’Ars (Agenzia regionale di sanità) e presidente della commissione Rischi ed Etica Sanitaria di Incer Institute, «le criticità permangono». E il motivo è, a suo avviso, principalmente uno: «in Toscana, perché è chiaro che il problema non è solo pisano - afferma Belli - non si fa prevenzione rischi in maniera adeguata». Una riflessione che chiama in causa direttamente gli organi che la Regione ha attivato fin dal 2003 sulla delicata questione del rischio clinico. Belli, riflettendo sul caso pisano, si domanda se il personale, sia interno che esterno all’ospedale (in appalto tramite bandi Estar), che si occupa delle apparecchiature del centro endoscopico (nello specifico due duodenoscopi e la macchina lavanendoscopi) sia all’altezza del compito affidato; se ci siano endoscopi a sufficienza per consentire che ogni strumento cicli di manutenzione e pulizia adeguati; se, in altre parole, «si investa davvero - conclude il professore - per prevenire i danni con investimenti su formazione, macchine per lavaggi serie e dotazioni qualitativamente e quantitativamente necessarie». —