Medico sportivo senza titolo firmava certificati agli atleti

PISA. È accusato di aver firmato certificati di idoneità a fare sport senza averne titolo. Una sorta di medico sportivo “abusivo” che per anni ha dato il via libera a decine di giovani e meno...

PISA. È accusato di aver firmato certificati di idoneità a fare sport senza averne titolo. Una sorta di medico sportivo “abusivo” che per anni ha dato il via libera a decine di giovani e meno giovani scesi in campo o impegnati in competizioni con il timbro formale di una condizione fisica ottimale.

Ora per Renato Mansani, 64 anni, di Pontedera, medico legale in servizio all’Inps di Pisa nella sede pontederese, è stato chiesto il rinvio a giudizio per falsità ideologica in certificati, usurpazione di funzioni pubbliche, esercizio abusivo della professione medica.


Un difetto nella notifica dell’avviso di chiusura indagini ha indotto il gup Pietro Murano a rimandare gli atti alla Procura per riformulare l’atto che precede la richiesta del processo già presentata dal pm Giovanni Porpora.

L’inchiesta è stata portata avanti dai carabinieri del Nas di Livorno che hanno raccolto tra Valdera, Pisa e la provincia livornese le storie di diversi sportivi per i quali il medico legale dell’Inps aveva firmato certificati di idoneità a svolgere attività fisica a livello agonistico.

Secondo l’accusa il dottor Mansani pur non avendo i titoli richiesti, esercitava anche come medico sportivo, rilasciando certificati di idoneità fisica soprattutto nell’ambiente dei calciatori.

Il compenso ottenuto era in media più basso rispetto a quello dei colleghi “regolari” e abilitati. Il passaparola lo aveva portato a essere preferito ad altri strutturati che di mestiere quello fanno da anni.

Dopo alcune segnalazioni, i carabinieri avevano verificato che il dirigente Inps, il suo compito è gestire le visite fiscali dei lavoratori in malattia, aveva attestato in maniera non corrispondente alla realtà di avere effettuato la visita sportiva agli atleti senza però richiedere tutti quegli accertamenti di laboratorio che sono necessari, secondo quanto previsto dalla legge, a cominciare dagli esami delle urine, per chi pratica attività sportiva.

Visite, consigli e certificazioni che il professionista dispensava con una leggerezza ora contestata nella chiusura delle indagini.

Lui firmava le idoneità, ma per l’accusa quell’atto era di competenza di specialisti accreditati in strutture Asl o dedicate alla medicina sportiva. Nel caso in esame i carabinieri del Nas sono arrivati al professionista partendo da un certificato rilasciato dallo stesso medico legale che poi li ha portati a trovarne decine.(p.b.)

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