Sfrattati e sistemati nei bed & breakfast

La denuncia dell’Unione Inquilini: si spendono 600 euro a settimana quando ci sono 150 alloggi sfitti da utilizzare 

PISA. «Ci stanno spingendo a compiere azioni illegali che non avremmo mai preso in considerazione». Sono la paura, la rabbia e la disperazione a far parlare in questo modo Giorgio Luperto, 44 anni, una delle quattro persone sfrattate lo scorso martedì a Pisa e presenti nella sede dell’Unione Inquilini per denunciare «la totale mancanza di attenzione da parte di Comune e Servizi sociali».

Sì, perché da martedì scorso Giorgio e la moglie Maria vivono in una stanza dell’hotel Terranova di via Carlo Cattaneo, dove però potranno alloggiare solamente per dieci giorni in totale. È questa, infatti, la soluzione proposta loro dai servizi sociali di fronte allo sfratto per morosità incolpevole che li ha costretti ad abbandonare il loro appartamento.

E in una situazione simile si ritrovano anche la signora Beatrice Poppa ed il figlio di dieci anni, che per i prossimi otto giorni dovranno condividere un’abitazione con altre tre famiglie, con la prospettiva ancora più spiacevole di rimanere, poi, senza un tetto sopra la testa.

«“Parcheggiare” in un bed&breakfast o in una casa in affitto questi nuclei familiari» è però una soluzione che, tanto da un punto di vista umano quanto economico, suona assurda alle orecchie dell’avvocato dell’Unione Inquilini, Claudio Lazzeri, «soprattutto se si tiene in considerazione che a Pisa sono oltre 150 gli alloggi sfitti».

Sistemare in albergo i signori Luperto per i dieci giorni previsti costa infatti al Comune 600 euro e per l’appartamento da circa 100 metri quadrati in cui alloggiano la signora Beatrice ed il figlio la cifra si aggirerebbe intorno ai mille euro al mese.

«E queste - avverte Lazzeri - sono solo due delle decine di famiglie a cui toccherà la stessa sorte nei prossimi mesi».

«Non capiamo perché il Comune preferisca spendere questi soldi pubblici anziché risparmiarli per sistemare gli alloggi di risulta a disposizione, che nel frattempo rimangono vuoti», ha dunque concluso l’esponente del sindacato, riferendosi, in particolare, ai dieci alloggi di Sant’Ermete quasi pronti per essere affidati, ma dichiarati inagibili. «Se le istituzioni non si mobilitano al più presto per assicurare a queste persone un minimo di assistenza, da qui a poco l’emergenza abitativa diventerà sociale».

Enza Chiappone

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