«Ho trovato il sarcofago dell’arcivescovo Ruggieri»

Il presunto sarcofago dell'arcivescovo Ruggieri

Lo studio di Aurelio Pellegrini, ex sindaco a Montescudaio e novello Indiana Jones. Gli indizi lo hanno condotto al museo di Viterbo. Il prelato pisano è protagonista della scena più celebre della Commedia: è la sua testa rosicchiata «il fiero pasto» del conte Ugolino

PISA. «Sì, questo è proprio il sarcofago dell’arcivescovo Ruggieri». A sostenerlo è un Indiana Jones di 66 anni, neolaureato in Archeologia medievale. Lui, Aurelio Pellegrini, era in quel di Viterbo per ritirare il diploma di laurea e con la pergamena ancora sotto il braccio, già che c’era, si è messo sulle tracce del sarcofago di quell’arcivescovo che Dante condannò non meno del Conte Ugolino visto che aveva ordito una pena di morte “per fame” impartita a quattro innocenti (i due figli e i due nipoti del Conte). Di Ruggieri degli Ubaldini si sa per certo che è morto nel 1295 a Viterbo, a quell’epoca sede del papato.

Ma della sua tomba o sarcofago, o una semplice lapide, si erano perse le tracce. «Un peccato – dice Pellegrini, già assessore all’istruzione della Provincia di Pisa e sindaco del Comune di Montescudaio – visto che è un personaggio di caratura planetaria». L’arcivescovo più spietato del medioevo (lo stesso papa Niccolò IV gli inviò una condanna per la sua condotta impietosa contro Ugolino e i guelfi) era ospite del convento di Santa Maria in Gradi a Viterbo. Lì doveva incontrare il papa e lì, sicuramente, morì. «La tomba? Non vi sono tracce documentali che la collochino da qualche parte», spiega Pellegrini.

Il convento e la chiesa furono sconsacrati e svuotati di tutto l’arredo ecclesiale, decorativo e liturgico per far posto all’attuale sede dell’Università degli studi della Tuscia. «Molti di quegli arredi confluirono nel museo civico di Viterbo. Un museo straordinario che conserva quel capolavoro di Sebastiano del Piombo che è la Pietà», precisa Pellegrini, alla sua quinta laurea in attesa della sesta in Storia e civiltà.

«Nessuna guida del museo riportava la presenza della tomba di Ruggieri. Ne ho trovato soltanto una online che citava genericamente la presenza di un sarcofago di un arcivescovo. Quindi chiedo in giro, ma nessuno al museo sa niente. Avrò sbagliato, mi dico. Forse le mie supposizioni erano solo immaginarie e immaginifiche». Pellegrini allora torna a Pisa e si incontra per un caffè in un bar di Borgo Stretto con un erudito storico pisano, Francesco Capecchi, il quale è convinto che la tomba, il sarcofago di Ruggieri sia proprio lì a Viterbo, da qualche parte. A complicare la ricerca la profonda ristrutturazione dello stesso museo civico viterbese, avvenuta quattro anni fa circa, con appunto la “spoliazione” della chiesa e del convento di Santa Maria in Gradi per far posto al rettorato e agli uffici dell’ateneo.

La fortuna però a volte si ricorda degli audaci e lì va a cercare. Pellegrini, in quel di Montescudaio dove è stato sindaco, riceve una telefonata dal museo civico viterbese. «Il sarcofago di Ruggieri dovrebbe essere qui da noi, al primo piano, sotto il loggiato», ricorda la telefonata il nostro archeologo che prende e riparte per Viterbo. «Durante il viaggio ho pensato a quel “dovrebbe”. Una tomba, un sarcofago, una lapide o ci sono o non ci sono», dice pragmaticamente Pellegrini.

Quando l’ex sindaco di Montescudaio entra nel museo viterbese subito gli viene detto di recarsi al primo piano, sotto il loggiato, «dove ci sono le lapidi funerarie». Ma viene anche avvertito che non vi è l’assoluta certezza sull’appartenenza di quel sarcofago, perché gli studi più recenti risalivano ai primi anni Cinquanta, ma sembrerebbe (di nuovo il condizionale) si tratti proprio della tomba di Ruggeri. «L’ho guardato ed indagato bene, e sono convinto che il sarcofago sia proprio del nostro arcivescovo», sostiene Pellegrini. La sua convinzione è dovuta a due indizi che forse fanno una prova o meglio “la” prova.

Aurelio Pellegrini

«Anzitutto l’iconografia scolpita è quella di un arcivescovo con mitria ed anello. Quindi il sarcofago è di un ecclesiastico di rango elevato». In secondo luogo, il neolaureato archeologo aggiunge: «Non esiste, non vi è traccia documentale che certifichi la sepoltura o il decesso di nessun altro arcivescovo a Viterbo dopo la data precisa della morte di Ruggieri che è il 12 settembre del 1295». Ergo: se di arcivescovo si tratta, non può che essere Ruggieri. Al di là del fiuto, dell’intuizione e dell’erudizione del “novello” archeologo, i dubbi possono essere fugati. Gli strumenti e gli esami a disposizione della moderna bioantropologia fanno “parlare gli scheletri”, anche se Ruggieri nella Divina commedia è di pietra e non parlerà mai.

E continua a tenere segreti, a intrigare, e intricare, anche 800 anni dopo la mai risolta congiura con i Lanfranchi, i Sismondi, i Gualandi. E chi ha tradito chi? Ruggieri ha tradito Ugolino o viceversa? Ancora oggi, Ruggieri si cela. Anche nella Divina Commedia non si sa se “giace” tra i traditori della patria o degli ospiti. L’unica certezza è che si deve far entrare luce in quel sarcofago, senza voler cercare un cranio rosicato dai denti di Ugolino, bensì appurando se un pezzo della storia medievale italiana e della letteratura mondiale sia sepolto a Viterbo che ne potrebbe solo beneficiare dal punto di vista culturale e turistico. Grazie a Pisa.

Ecco i versi danteschi nel Canto XXXIII dell'Inferno:

 "La bocca sollevò dal fiero pasto

quel peccator, forbendola a'capelli

del capo ch'elli avea di retro guasto.

  Poi cominciò: «Tu vuo' ch'io rinovelli

5) disperato dolor che 'l cor mi preme

già pur pensando, pria ch'io ne favelli.

  Ma se le mie parole esser dien seme

che frutti infamia al traditor ch'i' rodo,

parlar e lagrimar vedrai insieme.

10)  Io non so chi tu se' né per che modo

venuto se' qua giù; ma fiorentino

mi sembri veramente quand'io t'odo.

  Tu dei saper ch'i' fui conte Ugolino,

e questi è l'arcivescovo Ruggieri:

15) or ti dirò perché i son tal vicino".