Nel centrodestra è tempo di “Libertarie”

Gambini (Forza Italia) presenta un nuovo progetto di primarie: nessun nome calato dall’alto 

PISA. Si chiamano “Libertarie comunali per Pisa 2018”. In pratica sono primarie, ma almeno così «sono diverse da quelle del Pd», dice il promotore Gianluca Gambini, ex consigliere provinciale e militante di Forza Italia. Sono differenti però soprattutto per il meccanismo che Gambini ha teorizzato e messo su carta avvalendosi delle competenze del professor Damiano Anselmi, docente dell’Università di Pisa.

Dentro il centrodestra il dibattito su come avvicinarsi alle elezioni amministrative di Pisa 2018 è acceso e complesso. Mentre Forza Italia e Lega Nord sono in disputa per la leadership, con conseguente parola finale e decisiva sul candidato (o candidata) sindaco, lo sprint di Gambini pone subito il tema di una prima verifica politica: «La mia proposta è concreta e chiede una risposta ai partiti del centrodestra: volete o no le primarie, anzi le libertarie? Se ci fosse un super candidato, forse non sarebbero necessarie. Ma siccome all’orizzonte non ne vedo, e siccome a Pisa si può vincere, non vorrei un nome calato dall’alto. Ecco perché ritengo le libertarie uno strumento utile, sicuramente molto democratico e che aiuta ad aprirci e coinvolgere la società civile». Ma come funzionerebbero le primarie del centrodestra, che sarebbero una novità assoluta? Anzitutto sono composte di due momenti: la prima, fatta di sei tappe (tanti quanti sono i consigli territoriali di partecipazione in cui è suddiviso il territorio comunale), sarebbero le elezioni primarie vere e proprie; la seconda, invece, una convention dei delegati per rendere ufficiale la candidatura.

Gambini ha ipotizzato uno svolgimento delle sei tappe tra febbraio e marzo prossimi. In ognuna di queste tappe, i cittadini già in possesso della scheda elettorale («elettori del centrodestra, ma anche delle liste civiche», specifica l’esponente forzista) sarebbero chiamati ad esprimere una preferenza per il candidato sindaco e fino a tre candidati delegati alla convention (e che in precedenza dovranno dichiarare il loro candidato sindaco di riferimento). I delegati alla fine saranno trenta in totale, eletti in proporzione all’ampiezza del Ctp (ex circoscrizioni) cui appartengono. La convention comunale, che potrebbe tenersi in tre giorni a metà aprile, è definita come «autorità massima del processo di selezione». Per la precisione, la convention nomina il candidato sindaco, scrive il programma elettorale degli elettori, controlla l’applicazione delle regole.

Qualsiasi elettore del centrodestra, specifica Gambini, «può candidarsi liberamente e gratuitamente a sindaco o per fare il delegato alla convention». Dovrà essere poi stabilito un numero minimo di firme (almeno cento) per potersi candidare. «Il tutto - conclude Gambini - a costo zero svolgendosi in sedi pubbliche e grazie all’impegno dei delegati di lista. E anche gli elettori non dovrebbero versare niente al momento del voto». (f.l.)

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