Dà l’addio al posto fisso in Comune: «Sarò una blogger a tempo pieno»  

Silvia Ceriegi

La storia di Silvia Ceriegi e dello straordinario successo del suo sito Trippando. In una lettera ai figli spiega la decisione di licenziarsi. «Mi metto in gioco per potervi insegnare cos’è la vera libertà»

VECCHIANO. Neanche un posto fisso può fermare un sogno. Soprattutto se in gioco ci sono passioni e una cultura cosmopolita rimasta imprigionata per tanti anni nelle quattro mura di un ufficio del Comune di Vecchiano. Non c’è stipendio che possa reggere se in gioco c’è la libertà. O meglio, la sensazione di sentirsi libera dalla gabbia della burocrazia. Da quelle quattro mura, una scrivania e un computer che per tanti è l’aspirazione di una vita, ma che per Silvia Ceriegi, classe 1979, un marito e due figli, si sono trasformate in una sorta di prigione in cui il tempo ha fossilizzato le aspirazioni di una donna che ha intrapreso un viaggio intorno al mondo dispensando consigli e recensioni e diventando una delle più seguite e apprezzate travel blogger d’Italia e del mondo.

Impiegata all’ufficio ambiente del Comune di Vecchiano, ha rinunciato al posto fisso statale. Un’utopia per tanti, una speranza per molti, una sorta di oppressione per Ceriegi che a fine giugno ha presentato le dimissioni dall’incarico, diventante effettive ieri, per trasformare le sue passioni, la scrittura e i viaggi, nel suo lavoro. Sei anni fa ha aperto quello che in poco tempo è diventata la Bibbia dei viaggiatori. Trippando.it incassa una media di 130.000 utenti unici al mese. Un carico di passione e visitatori che l’hanno spinta a lasciare dopo otto anni uno stipendio sicuro e la certezza del futuro.


«Sarò considerata una pazza – sottolinea – ma ho preferito la libertà ai soldi “pochi, maledetti e subito”. La verità è che per lavorare in determinati ambienti, dove i giovani sono già vecchi, occorre il giusto carattere».

Laureata in chimica industriale, approda al Comune di Vecchiano vincendo un concorso per il settore ambiente, dove pian piano le sue ambizioni sono state travolte dalla burocrazia e dalla staticità di un lavoro che ha fatto maturare in lei la sfida di abbandonarlo, comunicata ai figli con una lunga lettera pubblicata sul suo blog.

«Questa scelta l’ho fatta per seguire le mie ambizioni e le mie aspirazioni – scrive Ceriegi rivolgendosi ai figli –. Mi sono laureata in chimica industriale e ho iniziato a cercare un lavoro. Erano i tempi degli stage a 500 euro. Ne ho fatti due; sono finita a Milano. Poi ho conosciuto il vostro babbo. Tra un lavoro incerto ed il sogno di un grande amore, non ho avuto dubbi: dopo due mesi di storia a distanza mi sono licenziata per tornare a casa e mi sono rimboccata le maniche. Poi la Piaggio, il lavoro che più ho amato, l’unico anno e mezzo in cui ho messo in pratica quello per cui avevo studiato. Ma non c’era posto per me. E allora altro giro, altra corsa. Nel frattempo ho rifiutato un colloquio alla Ferrari. Sì, a Maranello: per loro la mia esperienza alla Piaggio era motivo di chiamata, ma non sono andata. Se mi avessero preso non avrei potuto dir di no. Non avrei però potuto separarmi di nuovo dal vostro babbo. Allora, meglio non andare nemmeno a fare il colloquio. Dopo è capitato quello che pensavo fosse il colpo della mia vita – prosegue la blogger –: concorso in Comune, il mio Comune. Terza classificata. Non credevo ai miei occhi: assunta a tempo indeterminato. Dopo undici mesi sono convolata a nozze. Se mi fossi accontentata a questo punto sarebbe bastato un “e vissero felici e contenti”. Non credevo però fosse così difficile adeguarsi alla burocrazia. A me non è riuscito – conclude Ceriegi –. Questa mamma vuole mettersi in gioco ogni giorno per meritare il vostro rispetto e per essere degna di potervi insegnare la libertà: la libertà di scegliere la vostra strada, pur sapendo che quella più facile sarebbe stata un’altra».


 

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