Delfino in Arno: «Poteva morire, l'abbiamo salvato così» - Video

Il delfino in Arno nella risalita verso il mare

Il direttore del centro Cetus: mai successo prima in Toscana. Per lui i ponti sono barriere, era come chiuso in gabbia

PISA. Qualcuno lo avrebbe avvistato per la prima volta già nel pomeriggio di venerdì. Pluf. La pinna emergeva ogni tanto dall’acqua insieme al dorso levigato, luminoso, grigio. Sabato mattina la certezza. «C’è un delfino in Arno», ha lanciato l’allarme alla centrale un operatore della Croce Rossa. E da lì in poi per Pisa è cominciato l’ultimo dell’anno più curioso e improbabile che la città abbia mai vissuto. Un tursiope di due metri e mezzo per ore ha girovagato fra il ponte dell’Aurelia e quello del Cep prima di riuscire a ritrovare la via del mare. «Da noi non ci sono precedenti nella storia, è la prima volta che un delfino risale l’Arno. È capitato in altri luoghi del mondo ed è seguendo la letteratura offerta da quei casi che siamo riusciti a salvarlo», racconta Silvio Nuti, fondatore del Cetus, centro di ricerca viareggino che monitora il Santuario dei Cetacei.

VIDEO Il delfino nell'Arno

Pisa, i delfini risalgono l'Arno

I primi soccorritori sono stati tre operatori della Croce Rossa specializzati nel salvataggio in acqua, Ferruccio Bartalesi, Marco Ferrato e Alessandro Panicucci. Erano loro il piccolo motoscafo e la moto d’acqua usati nelle operazioni. Ma sul posto sono arrivati anche esperti dell’Istituto Zooprofilattico, di Arpat e appunto i biologi del Cetus. Ed è stato Nuti a guidare il viaggio a ritroso del delfino. «Era un maschio adulto, di circa 15 anni, probabilmente ha azzardato un’incursione in Arno seguendo un branco di muggini. I delfini lo fanno, ma questa volta ha percorso molti chilometri e alla fine si è perso. Se non fossimo intervenuti non sarebbe sopravvissuto. Certo, l’acqua dell’Arno sul fondo è salmastra, ma non abbastanza per resistere a lungo», racconta Nuti.

«Sono stati i ponti a disorientarlo. L’ombra sulla superficie dell’acqua è di per sé un ostacolo - spiega l’esperto - Inoltre un delfino avverte ogni vibrazione trasmessa dalla struttura. È stato come se si fosse ritrovato imprigionato in mezzo a due barriere sonore. Aveva smarrito l’orientamento, e non sapeva quale fosse la direzione per riprendere il mare. In questi casi la tecnica da usare è muovere le imbarcazioni con un andamento a zig zag. Dopo vari tentativi, si è avviato. La pinna è riemersa l’ultima volta al tramonto, dopo l’ultimo ponte, a un chilometro dalla foce. E nessuno ha più visto spuntare il delfino in Arno, siamo convinti ce l’abbia fatta».