Caso Ragusa: il dolore dei figli dopo la sentenza. Una curatrice per la ragazzina minorenne

Antonio Logli e Roberta Ragusa sorridenti

Antonio Logli, intanto, farà ricorso contro l'obbligo di dimora. Il marito di Roberta non può uscire da Pisa e San Giuliano e deve stare in casa dalle 21 alle 6. Un curatore per la figlia

PISA. Entro la fine dell’anno sarà presentato il ricorso al Tribunale del Riesame contro l’obbligo di dimora a Pisa e San Giuliano Terme - con divieto di uscire dalle 21 alle 6 - adottato dal giudice Elsa Iadaresta come misura cautelare nei confronti di Antonio Logli, condannato mercoledì a 20 anni per omicidio volontario e distruzione del cadavere della moglie, Roberta Ragusa.

Una misura cautelare blanda rispetto alla richiesta di arresto in carcere invocata dalla Procura. Intorno alle 16 di mercoledì i carabinieri di San Giuliano, gli stessi ai quali Antonio si era rivolto il 14 gennaio 2012 per denunciare la scomparsa della moglie, gli hanno notificato il provvedimento. Una volta ricevuto il ricorso il Tribunale fiorentino avrà 5 giorni di tempo per fissare l’udienza che con ogni probabilità si terrà a gennaio. Logli, che non andrà in carcere fino a quando la sentenza non sarà definitiva, in teoria sarà costretto nei prossimi mesi a limitare spazi e tempi dei suoi spostamenti.

Il caso Roberta Ragusa: dalla scomparsa alla condanna di Antonio Logli

La condanna era un esito rappresentato al 50 per cento delle possibilità dal difensore Roberto Cavani al cliente che ha atteso a casa con i familiari la telefonata del legale. Ci poteva stare, insomma. Era un’eventualità tenuta in considerazione. Daniele, il figlio maggiorenne, è apparso distrutto per un verdetto che certifica nelle conclusioni del primo grado che la mamma è stata uccisa per mano del papà. Uno scenario che prima delle 13,40 di mercoledì era stato solo un’ipotesi degli investigatori. Ora si è trasformata in una verità giudiziaria. Entro la fine di marzo saranno depositate le motivazioni, trascorsi 45 giorni per presentare il ricorso si arriva a maggio 2017. È ragionevole indicare nella primavera 2018 l’udienza davanti alla Corte d’Assise d’Appello a Firenze. Un altro processo a porte chiuse e in tempi rapidi. La procura generale - ma può chiedere di essere applicato anche il procuratore capo Alessandro Crini o il sostituto Aldo Mantovani - schiererà l’accusa e un collegio di tre giudici rileggerà le carte. Le alternative sono due: conferma dei 20 anni o riduzione della pena. Scontato il passaggio definitivo in Cassazione.

Oltre alla misura cautelare e al risarcimento dei danni da stabilire in sede civile, il giudice ha previsto anche una pena accessoria, quella dell’interdizione in perpetuo della responsabilità genitoriale. Una scelta scontata nei casi di uxoricidio con i figli che il codice toglie al genitore assassino.

È un fronte, quello dei figli, che addolora le cugine di Roberta, «per loro è una doppia tragedia» dicono. L’avvocato Antonio La Scala, presidente dell’Associazione Penelope che si occupa delle persone scomparse, invoca un provvedimento del Tribunale per i Minorenni a tutela della figlia quindicenne dei Logli che da un paio d’anni ha una curatrice, l’avvocato Cecilia Adorni Braccesi. «Credo che sarebbe opportuno un intervento del Tribunale per i Minorenni per adottare provvedimenti, anche provvisori, in attesa dell’appello. Fossi un’autorità pubblica tutelerei la minore. Come? Anche con un allontanamento dalla casa familiare in attesa che la sanzione della perdita della responsabilità genitoriale diventi definitiva».