Da vertenza a festa così il telelavoro ha salvato 33 posti

I dipendenti della Bassilichi brindano allo scampato trasferimento a sei mesi dall’introduzione del co-working

PISA. «Oggi si festeggia il futuro». Pochi mesi fa usarono le catene per legarsi alla sede di Montacchiello e sottolineare il radicamento al territorio e al proprio lavoro che rischiava di andare perso a causa di un trasferimento a Firenze prospettato dall’azienda. Ieri hanno invece impugnato i calici per festeggiare una “rinascita” iniziata ad aprile con una soluzione innovativa e quasi inedita a livello nazionale.

A sei mesi di distanza, i lavoratori di Bassilichi, una delle principali aziende a livello nazionale per la gestione dei servizi bancari e della pubblica amministrazione, si sono riuniti ieri negli spazi pisani di Talent garden - la rete italiana di coworking e spazi di innovazione dove Bassilichi ha trasferito le sue attività - insieme all’amministratore delegato Leonardo Bassilichi, ai rappresentanti delle istituzioni locali ed a quelli della Fim-Cisl per brindare a quel piccolo miracolo che ha consentito a 33 lavoratori di continuare a lavorare senza trasformarsi in pendolari o rinunciare alla propria occupazione. Sperimentando il telelavoro come alternativa alla chiusura della sede pisana e al trasferimento a Firenze dell’intera forza lavoro «che - sottolinea Fim-Cisl - avrebbe potuto costituire un peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti».

«Una soluzione quasi inedita a livello nazionale - sottolineano Angela Saponaro, Roberta Genovese e Luca Vaglini, Rsu dell’azienda -. Siamo un’unità produttiva di una società, ma operiamo in un ambiente non aziendale e questo ha prodotto vantaggi economici all’azienda e benefici ai lavoratori e alle loro famiglie».

Le vecchie mansioni sono state in parte integrate con nuove lavorazioni che, a differenza di qualche mese fa, oggi vengono svolte a distanza e in ambienti “smart”, dove è nata anche una sinergia con le altre aziende presenti creando una rete di scambio culturale e professionale.

«Anche se si parla molto di smart working (o lavoro agile), in Italia sono rari gli esempi in cui tale modalità di lavoro viene davvero realizzata - prosegue la Fim -. Il caso Bassilichi è forse più unico che raro perché normalmente il telelavoro o lo smart working vengono proposti i in ambiti in cui non c’è concatenazione nel ciclo produttivo: nel coworking Bassilichi le persone invece effettuano produzione vera e propria, al pari di tutti gli altri colleghi del gruppo che lavorano in sedi tradizionali». Un esperimento, per il momento ben riuscito, che potrebbe essere replicato in quasi tutti gli ambiti lavorativi, anche del pubblico impiego, con vantaggi economici per le aziende e benefici per i lavoratori.

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