Caos Pisa, Dana: "I conti sono disastrosi ma compreremo lo stesso"

Il fondo avrebbe sbloccato 310mila euro. E Mian ribadisce: "Ho piena fiducia in lui"

PISA. Chissà se dalle parole, spesso sbagliate, si passerà alle azioni, immediate e risolutive.Pablo Dana e Abdul wahab Al- Halabi, amministratore del fondo Sportativa, si preparano a sbarcare in Italia (arriveranno insieme a un terzo socio domattina a Bologna, provenienti da Dubai, e proseguiranno in auto per Empoli) con un solo programma: concludere la trattativa con Petroni e diventare proprietari del Pisa. Con questa qualifica virtuale vorrebbero ripartire verso gli Emirati, lunedì prossimo. Ci riusciranno? L’accordo finale, diretto e senza intermediari, è negli auspici di tutti. L’esito tuttora non è scontato; in nottata però circolava con insistenza una voce che potrebbe essere decisiva, anche se non è stata confermata dai diretti interessati: il fondo di Dubai avrebbe incaricato il sindaco di designare un notaio presso il quale depositare la caparra per l’acquisto.

In giornata Equitativa , con una nota dello stesso Al-Halabi, aveva risposto alle accuse di Britaly in modo molto duro ma confermando la volontà di acquisto: preoccupa il riferimento ai debiti scoperti anor prima di poter fare la due diligence. Nella lettera si spiegano i motivi del mancato versamento della caparra e della mancata costituzione di un deposito vincolato.

«Ci corre l'obbligo - scrive il fondo - di segnalare che la situazione di AC Pisa è apparsa sin da subito piuttosto delicata, suggerendo, anche alla scrivente, l'opportunità di concentrare qualsiasi sforzo a beneficio di detta società e allo scopo di assicurarne la continuità aziendale. Le limitate informazioni che abbiamo potuto raccogliere autonomamente in questa fase iniziale di pre-due diligence sono tutt'altro che confortanti in relazione alla situazione complessiva della società».

Ed ecco la stoccata: «Alla luce di quanto precede, allo stato, apparirebbe fuori luogo un qualunque pagamento a favore dei soci anziché di AC Pisa (anche da parte di qualunque eventuale finanziatore terzo) e, ciò considerato, ci pare che l'attuale proprietà dovrebbe consapevolmente accettare che le risorse ipotizzate nell'Offerta Vincolante vadano in primo luogo a beneficio di AC Pisa e, solo dopo, a remunerare i suoi soci».

Quindi il fondo propone di «proseguire nella traccia delineata dall'offerta vincolante e di soprassedere al versamento del deposito vincolato e dell'acconto sul prezzo di acquisto sopra citati fino al momento in cui sarà conclusa l'attività di Due Diligence e sarà perfezionato lo SPA, ragionevolmente entro la metà di ottobre 2016, prevedendo altresì che qualsiasi pagamento effettuato dalla scrivente andrà in primo luogo a supportare i fabbisogni della società e quanto residuerà a remunerare il venditore per la cessione delle quote. Confidiamo di ricevere una risposta positiva alla presente al fine di poter avviare al più presto le successive fasi delineate nell'offerta vincolante».

«Vogliamo usare i soldi pattuiti - spiega il banchiere Pablo Dana, riassumendo la missiva - per sostenere il Pisa e non per arricchire i Petroni. I conti della società sono disastrosi. Pertanto la nostra offerta rimane di 5,5 milioni, quello che ci rifiutiamo di fare è di arricchire Petroni e la Britaly Post. Noi vogliamo usare questi fondi per risanare i conti, per poter dare lo sviluppo immediato per lo stadio e riportare serenità nell'ambiente. La famiglia Petroni e Britaly Post potranno recuperare ciò che hanno investito».

C’è però un altro scoglio da superare, quello di un linguaggio inaccettabile: «Credo che a nessuno faccia piacere essere additati come criminali», ha detto ancora Dana riferendosi a un’espressione molto infelice (o forse contestualizzata male) di Lorenzo Giorgio Petroni.

In serata Dana aveva ricevuto, insieme al sindaco, un assist da Maurizio Mian: «Sono molto dispiaciuto per l’interpretazione data da qualche parte alle mie parole sull’interessamento riguardo alle vicende del Pisa. Puntualizzo che non è stato il sindaco a convincermi a provare a dare una mano: abbiamo parlato e mi sono convinto da solo. L’impossibilità di accordarci con Dubai sul tipo di garanzie non è dipesa da una manchevolezza del fondo ma dalla sua struttura e dal suo statuto, non vedo perché dovrei negare simpatia e fiducia nei confronti di Pablo Dana: ho parlato diverse volte con lui, ne ho tratto un’ottima impressione e non mi dispiace l’idea di fare qualcosa insieme in un prossimo futuro. La sensazione che ho di lui? Credibile e serio».

Secondo Mian «l’acquisto da parte di Dana può salvarci da una situazione non semplice. Credo che per lui non sia facile tarttare con quelli che nel diritto inglese venono chiamati “coping sellers” , cioè venditori complicati, ma so che nei fatti sta cercando di fare di tutto per portare a buon fine l’operazione. Da quale parte sto? Dalla parte di Gattuso e della sqadra, il vero patrimonio da salvaguardare, dalla parte dei tifosi con i quali posso anche litigare per amore, e dalla parte del sindaco che si sta impegnando moltissimo per cercare di mettere ogni tassello al suo posto».