San Rossore, il lupo è tornato a vivere nel parco

I guardiaparco ne seguivano le tracce da molti mesi, ma pochi giorni fa è riuscito a fotografarlo un appassionato

PISA. Niente dichiarazioni infuocate, niente veleni. Andrea Gennai se ne va in silenzio, non vuole entrare nel fuoco incrociato delle accuse e delle contro accuse che seguiranno. «Lascio con serenità», dice mentre finisce di raccogliere le sue cose nello studio al primo piano della tenuta presidenziale. Si porta via i ricordi di tre anni «bellissimi», che «mi hanno lasciato moltissimo», «un’esperienza di formazione impagabile», dice. Ma Gennai se ne va alla sua maniera, con una sorpresa, regalando al Parco di San Rossore forse una delle conquiste naturali più impressionanti degli ultimi anni.

«Nel parco, anzi nel territorio della tenuta, è tornato il lupo». Sì, da tempo c’è un lupo che si aggira e vive nel territorio della riserva regionale. Bellissimo, grigio, calzini bianchi. Non succedeva da tantissimo tempo. «Nel 2010 venne registrata la presenza di un ibrido, e attraverso le analisi del dna scoprimmo che la parte lupina corrispondeva con il patrimonio genetico degli esemplari che vivono sulle colline metallifere, a Riparbella». Ma da due anni capita sempre più spesso che i guardiaparco si imbattano in tracce evidenti della presenza di un lupo tutto lupo. Escrementi o animali uccisi. Qualche giorno fa, racconta Gennai, un fotografo della zona, Antonio Tranchino, «ha avuto la fortuna e la prontezza di immortalarlo. Stava rincorrendo un daino, non se l’è lasciato sfuggire». Non è chiaro ancora se si tratti di un maschio o di una femmina. Certo, «è importante che si accoppi - spiega Gennai - Se ci riuscirà potrà sopravvivere benissimo nella riserva naturale senza costituire un pericolo per la fauna».

I daini sono numerosissimi, non rischierebbero mai di scomparire. «Il lupo è qui da molti mesi ed il parco lo stava seguendo da tempo - conclude - È una grande notizia, testimone dell’integrità della tenuta stessa». Un’integrità a cui lui ha lavorato tantissimo, con idee e intuizioni che hanno rilanciato la vita dell’area protetta. Quando è arrivato, di San Rossore si raccontava la natura usata come bancomat, negli anni successivi si sono susseguite tantissime novità: dal birdwatching alla pulizia delle spiagge con i dromedari, dalla lotta serrata agli abusi edilizi alle visite guidate in riva al mare con i turisti che, oltre che vacanzieri, diventano anche volontari e guardiani dell’ambiente, fino al piano di recupero del patrimonio immobiliare della tenuta. E ora, l’ultimo ululato. Il lupo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA