Pisa calcio, Lorenzo Petroni: «Mio padre chiederà scusa»

«Se non ci fossero stati gli arresti domiciliari, ci godremmo tutti insieme la B nella migliore condizione possibile». Poi fa una promessa

PISA. Lo aveva detto. Parlo dopo le firme. Ed è stato di parola Lorenzo Petroni, figlio di “patron” Fabio. Con suo padre agli arresti domiciliari, ha preso in mano le redini del Pisa ed ha condotto la trattativa in prima persona.

Quali sono le sensazioni dopo la cessione dell'Ac Pisa da parte del vostro gruppo?

«La sensazione positiva di chi è consapevole di aver concorso in modo importante a riconsegnare alla città ed ai tifosi dopo un breve ma intenso percorso, durante il quale abbiamo tutti sofferto, una società ed una squadra in condizioni di gran lunga migliori rispetto a quando l'abbiamo acquistata».

Cosa replica a chi vi accusava di non voler vendere?

«Ricordo semplicemente che la nostra gestione ha sempre mantenuto ció che ha promesso. Quando abbiamo dato la disponibilità ad acquistare la società, a fine gennaio per il rafforzamento della rosa ,quando ci siamo assunti integralmente gli oneri di iscrizione alla B e cosí è stato anche quando abbiamo dato la disponibilità a vendere. La coerenza è un valore determinante a cui non siamo mai venuti meno e che si apprezza alla distanza. Se si fosse tenuto conto di ció e ci fosse stata piú obiettività ed imparzialità anche in una situazione tesa e difficile come quella appena superata, e nonostante le difficoltà inerenti alla situazione personale di mio padre, non si sarebbe mai potuto affermare che stavamo vendendo i pezzi pregiati della squadra quando al contrario ci siamo fermamente opposti a qualsivoglia cessione. Tutti gli asset ed i valori della società sono stati mantenuti e in questo mese abbiamo avuto addirittura lo scrupolo di non stipulare alcun contratto che non fosse al minimo federale per lasciare alla nuova proprietà la possibilità di rivisitarli. Nonostante il nostro modo di fare,che ritengo irreprensibile, abbiamo assistito al diffondersi di alcune assurdità quali quella di aver trasferito il Pisa a Rieti o di aver pronta una seconda squadra ad Avellino».

Quanto vi dispiace non aver potuto continuare alla guida dell'Ac Pisa?

«L'interruzione di un percorso che era stato immaginato sin dall'agosto del 2011 e che in pochi, brevi, intensi e sofferti mesi ha portato dei risultati significativi genera rammarico e rimpianto soprattutto perché dopo la crisi di Foggia e fino al 18 luglio tutto era stato programmato per il meglio da Lucchesi, Gattuso e mio padre. Quindi se questo percorso non fosse stato interrotto dagli arresti domiciliari oggi ci godremmo la B nella migliore condizione possibile e questo costituisce un rimpianto condiviso ma anche oggettivamente una responsabilità. Seppur il provvedimento cautelare che ha colpito una persona mai condannata nemmeno in primo grado ed a 3 anni dai fatti contestati appaia giuridicamente immotivato ho la certezza che mio padre si scuserà con la città perché della situazione di quest'ultimo mese, a differenza di quella che si determinò prima e dopo Foggia, si ritiene, seppur incolpevolmente, responsabile. Vi è quindi il rammarico sia per non aver valorizzato nel modo migliore il mese di agosto che per un disegno elaborato in 5 anni che per quanto ci riguarda rimane incompiuto ma al quale daremo anche in questo ultimo mese il miglior contributo possibile cooperando con la futura nuova proprietà»

Cosa c'e' di vero nella trattativa con Italpol?

«Non avendo personalmente l'esperienza per gestire una società complessa come il Pisa ho chiesto a mio zio Giulio Gravina, interessato a entrare nel mondo del calcio, di supportarmi temporaneamente, lo ha fatto e gliene sono grato. Se l'Italpol avesse voluto acquistare il Pisa nel caso in cui la trattativa con Dana non fosse andata in porto avrebbe dovuto soddisfare due requisiti: riportare Gattuso in panchina e accettare le stesse identiche condizioni proposte al fondo di Dubai. Nessun trattamento di favore».

Pensavate davvero dopo le tensioni che Gattuso sarebbe potuto tornare sui suoi passi?

«Siamo entrati nel Pisa quando nessuno ci credeva perché c'erano Lucchesi e Gattuso. Abbiamo fatto di tutto per trovare un accordo a Gallarate che consentisse a Gattuso di restare e abbiamo lavorato perché anche senza di noi, ponendola come condizione essenziale a tutti i possibili interlocutori, Gattuso ritornasse in panchina prima di Empoli. Ciò in quanto, siamo i primi a renderci conto che il Pisa senza Gattuso è debole quanto, se non di più, lo è il Gattuso-allenatore senza il Pisa. Interrompere questo feeling sarebbe stato un errore madornale che, al di là delle schermaglia tattiche pur necessarie per gestire un rapporto certamente non facile, non avremmo mai commesso o consentito che fossero altri a commetterlo con il nostro avallo. Se si ha questa consapevolezza parlare di passi indietro è inappropriato».

Come spiega la proposta fatta giovedì a Mian?

«Come un doveroso riconoscimento da parte mia e della mia famiglia all'unica persona che nel momento più difficile, i primi di agosto, si è esposto per noi ed ha continuato a farlo in innumerevoli occasioni. Ciò si aggiunge all'aver sempre e fino al recente passato manifestato un disinteressato quanto concreto amore per il Pisa. Per questo abbiamo affermato che se fosse stato lui l'acquirente gli avremmo lasciato ampia facoltà di scelta sulle modalità di cessione dato che abbiamo piena fiducia in Maurizio Mian. Definire sgambetto alla trattativa un riconoscimento simile e'l'ennesima dimostrazione della poca serenità di giudizio che l'eccessiva tensione ha comportato e di cui la risposta di Maurizio è l'emblematica riprova. Del resto è innegabile che il rapporto con anche il più prestigioso dei Fondi d'investimento è più freddo e spersonalizzato di quello con una delle più qualificanti espressioni della realtà locale».

Cosa vuol dire ai Pisani anche da parte di suo padre?

Che consegneremo a fine settembre una società risanata, in B e ci impegneremo anche in questo mese per un obiettivo di media, alta classifica. Ci auguriamo che questo possa compensare ampiamente la sofferenza della fase di stallo da ieri conclusasi».

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