Il ritratto di Maurizio Mian, nuovo presidente del Pisa

Milioni, stranezze e passioni di un cuore nerazzurro

PISA. Editoria, immobili di lusso, produzioni di fiction, prodotti farmaceutici. E un grande amore, che per dirla con Venditti fa giri immensi e poi ritorna: il Pisa calcio. Maurizio Mian, alla soglia dei sessant’anni, non si è ancota stancato di stupire, di spiazzare e di divertirsi. E al netto delle facili ironie sul cane al quale la madre, l’amatissima signora Gabriella Gentili, scomparsa nel 2011 a 82 anni, ha lasciato la sua incommensurabile fortuna, all’eterno ragazzo dall’aria bohemienne la Pisa del pallone deve più di qualcosa: è stato presidente dal 2002 al 2005, risanando la società per poi, in omaggio al suo carattere difficile da regimare, venderla. Uno, nessuno e centomila. In ordine sparso: è socio del quotidiano l’Unità, nel 2006 è stato candidato alle politiche nella lista della Rosa nel pugno, ma quella volta non fece gol. La sua vicenda e quella di Gunther sono legate a doppio filo. Gunther è il nome del suo pastore tedesco, del quale si favoleggiava che avesse ereditato 150 milioni di marchi da una nobildonna tedesca: una favola, appunto, più volte smentita.

Innovatore, guascone, provocatore. Come quella volta che offrì i biglietti per 15 voli low cost per visitare laboratori di ricerca sulle cellule staminali oppure per sottoporsi a fecondazione assistita. Una vita sul filo del rasoio, come quando, otto anni fa, il suo nome spuntò insieme a tanti altri negli elenchi degli italiani con conti nelle banche di Vaduz, in Liechtenstein. 400 milioni, si disse. E lui: «Quattrocento milioni di cosa? Rupie indiane, pizze di fango del Camerun?». Ma poi, nel 2008, la metà di quella somma spuntò davvero e fu fatta rientrare in Italia grazie allo scudo fiscale di Tremonti. Servì a due cose: promuovere un progetto scientifico per verificare come creature umane libere da bisogni materiali siano naturalmente portate a comportamenti che le rendano felici. Dall’altro, entrare a gamba tesa nell’editoria investendo i milioni del cane Gunther nell’Unità. Grazie alla quota di capitale versato, pari a poco più del 37 per cento, e a patti di sindacato con gli altri soci tra cui Soru, Monteverdi, Soped ed Eventi Italia, Mian di fatto divenne l’azionista di riferimento del glorioso quotidiano che fu di Gramsci.

Maurizio e Gunther, una coppia che, com’era logico, ha bucato il video, attirato l’attenzione dell’Italia intera, non solo dei pisani. . E la politica? Maurizio non si è fatto mancare nemmeno quella. Marco Pannella, che all’ex ragazzo pisano piaceva assai, lo adottò per poi - si dice - scaricarlo perché non era presente a un congresso.

La felicità è quasi di sinistra, il suo motto. E quei riferimenti musicali tutti particolari, non proprio da sessantenne, come il rapper americani Eminem e 50 Cent. Tipi come lui, irriverenti, provocatori, liberi.

Poi Mian e la mamma. Maria Gabriella Gentili. Altro personaggio a tutto tondo, come non ne nascono più. Ricchissima, simpatica, intelligente. E subito diventata un idolo per i tifosi del Pisa, una nonna ultrà, spesso all’Arena Garibaldi in mezzo ai ragazzi della curva. Gabriella, ultima custode di una delle case farmaceutiche più importanti del mondo, fondata nei primi del Novecento grazie a un giornalista poeta, Alfredo Gentili, detto Voltolino. Che ha i brevetti dei maggiori medicinali in circolazione, campa a suon di miliardi grazie ai brevetti. E quel figlio un pò scavezzacollo che gliene combina di tutti i colori: va in Tv da Biscardi, balla con Luisa Corna in diretta, poi ripensa al suo Pisa e nel 2002 lo rileva scucendo sull’unghia sette milioni e mezzo di euro. Pochi mesi prima, sempre con la fondazione legata al nome del cane Gunther, disse di essere in trattativa per il Bologna che a quei tempi cercava un compratore, ma era l’ennesima boutade.

«Se diranno che sono un presidente cane - commentò subito dopo essere diventato il presidente nerazzurro - li ringrazio fin da ora. Vogliamo promuovere uno spirito nuovo nel calcio, più allegro. Gunther ha comprato anche una discoteca a Marina di Pisa, il “Bowlab”, ci va spesso, una volta anche con Luisa Corna. Produrremo presto una continuazione di “Baywatch” ambientata in Italia. Il Pisa è la punta di un progetto di comunicazione che in futuro produrrà eventi diversi, con lo stesso obiettivo: divertire, aggregare, senza tensioni. Per questo abbiamo chiesto alla Fiorentina di accreditare Gunther: per sdrammatizzare».

Già, in occasione del derby al Franchi venne inviata la richiesta ufficiale per far entrare il cane allo stadio, richiesta ovviamente respinta anche con malcelato fastidio da parte dell’allora presidente Cecchi Gori. «Con lui - rivelò Mian - trattai l’ acquisto di cinque film, compreso uno di Benigni, parlammo anche di Fiorentina. Al mio paese la presero male... Se non giocavano al rialzo, avrei comprato il Genoa. Ho trattato anche il Ravenna, perchè è zona di discoteche. Il Pisa è stata la scelta del cuore. Lo riporterò in A. Mia madre è sempre stata grande tifosa pisana».

In paese ricordano quando la signora Gabriella lanciava bottigliette ai livornesi. «Al porto di Livorno hanno scritto: “Polpette avvelenate per Gunther”. Il calcio dev’ essere allegria, non odio e paure. Avevo invitato a casa mia Ivan, il portiere del Livorno, lo avevo convinto, poi mi ha detto: “Ma come faccio, dal Livorno al Pisa?”»

E siamo alla storia recente, anzi recentissima. Quando la squadra del cuore chiama, anche per onorare la memoria della mamma, Maurizio non sa dire di no., Così, qualche settimana fa, quando il Pisa era invischiata nella querelle Lucchesi-Petroni e si dibatteva nei marosi di una fidejussione più o meno convincente, fu proprio Maurizio ad accorrere in auto del presidente, garantendo in prima persona la nuiova, e finalmente vincente, fidejussione bancaria. Uno, nessuno e centomila con il nerazzurro nel cuore si è esposto per 80 mila euro, i restanti, poco più di 160mila euro, sono stati versati dai soci.

«Per concludere il campionato - spiegò il presidente del Pisa Fabio Petroni - serviva una fideiussione da 243mila e noi vi abbiam fatto fronte per il 50 per cento. Non ho mai avuto dubbi che anche i nostri soci avrebbero rispettato l’impegno, ma posso comunque dire che mi fa indirettamente piacere che Maurizio Mian abbia dato loro una mano con tanta generosità. Ora però pensiamo solo al campo». Facile a dirsi. Il Pisa trionfa nella finale playoff e ritrova la serie B dopo una vita. Ma non c’è pace sotto la Torre: Petroni e Lucchesi si sfiniscono - e soprattutto logorano i tifosi - con un braccio di ferro infinito, il tutto mentre la squadra torna ad allenarsi. Su Petroni e sul mondo nerazzurro piove anche la tegola degli arresti domiciliari per una vecchia storia di soldi. Come in una crudele goccia cinese, Gattuso si dimette perché a Ringhio la situazione societaria non piace più. E siamo a ieri, lunedì 1 agosto, quando torna a sventolare la bandiera dell’ex ragazzo di sessant’anni. «Sono pronto a comprare il Pisa». Basta una frase per incendiare d’amore una città che non ha dimenticato quello strano presidente, ricco da non sapere quanto, non solo di soldi ma soprattutto di passione traboccante. Uno, nessuno e centomila.

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