Bizzarri sotto inchiesta per estorsione

Secondo la Procura obbligò alcuni dipendenti a versare soldi per coprire un ammanco dovuto a un furto nella sede

PISA. Soldi spariti dalla cassaforte aziendale. Dipendenti “invitati” a versare una quota per coprire l’improvviso ammanco in modo da evitare la reazione poco benevola del cliente. Una denuncia, ritenuta falsa, di smarrimento di documenti e assegni. Ma anche la mancata conferma del contratto di assunzione con relativa denuncia alla Procura di pressioni per versare l’obolo per sistemare il “buco” dietro minaccia di licenziamenti.

È un quadro da mettere a fuoco con cautela quello che la Procura ha tradotto con un avviso di chiusura delle indagini a carico di Mariano Bizzarri Ollandini, 37 anni, di Pisa e Daniele Paolicchi, 54 anni, anche lui pisano, rispettivamente nei ruoli di legale rappresentante del “Corpo Guardie di Città” e coordinatore dei servizi dell’istituto di vigilanza.

L’imprenditore è sotto inchiesta per estorsione e, con Paolicchi, anche per falso ideologico commesso da privato in atto pubblico perché secondo la Procura avrebbe denunciato ai carabinieri lo smarrimento di documenti e assegni. Un episodio per l’accusa mai avvenuto.

La vicenda, che risale al 2013, si lega in qualche modo al tragico episodio avvenuto il 13 agosto 2015 al Palabingo di Navacchio. Davide Giuliani, 46 anni, di Montecalvoli, guardia giurata di fatto in congedo parentale, ma in realtà messo in un angolo dal suo datore di lavoro, le Guardie di Città, ucciso da un collega, Simone Paolini, durante un tentativo di rapina. L’inchiesta per estorsione conclusa dalla Procura a carico di Bizzarri Ollandini fa assumere un significato più chiaro al comunicato stampa diffuso il giorno stesso l’omicidio dall’istituto di vigilanza riguardo alla posizione di Giuliani.

«Siccome si erano verificati degli accadimenti nei quali la persona defunta era stata coinvolta e che avevano lasciato da pensare, gli avevamo fatto riconsegnare il decreto di guardia giurata, il porto d'armi e tutte le divise d'istituto quando è andato in congedo parentale» scriveva l’imprenditore senza, però, specificare in cosa consistessero gli "accadimenti" che lo avevano messo in cattiva luce all'interno dell'azienda.

Ora un elemento di conoscenza arriva dalle indagini per estorsione nei confronti di Bizzarri Ollandini. All’origine c’è un ammanco di circa 10.000 euro. Un furto di soldi e assegni dalla cassaforte dell’azienda. Per l’accusa l’imprenditore si rivolge ad alcuni dipendenti e minacciandoli di licenziamento li “sollecita” a chiedere un anticipo della liquidazione per raggiungere la somma, in quota parte, con cui coprire la perdita all’insaputa del cliente. Soldi che per l’accusa vengono presi dal titolare delle “Guardie di Città”.

In questo scenario Giuliani, come altri, era ritenuto uno dei sospettati. E, conoscendo la sua delicata situazione debitoria (c’erano stati anche pignoramenti dello stipendio) le ombre sul suo conto erano molto più fitte.

Da lì in poi la guardia, che aveva un ruolo di responsabilità nella centrale operativa, si era sentita allontanata con una riduzione di fiducia inversamente proporzionale al dubbio che potesse avere a che fare con l’ammanco e la manomissione di sacche con soldi. Lui aveva sempre respinto queste accuse, ma aveva capito che non era più aria in azienda.

La malattia del padre lo porta a uscire dall’istituto di vigilanza e a un isolamento che nell’agosto scorso diventa tragedia con la tentata rapina in cui muore per mano di un collega. Chi era nel frattempo uscito dall’azienda, non confermato nell’incarico, ha poi scelto la strada della querela per ricordare dal suo punto di vista alla Procura l’episodio dell’anticipo del Tfr per sanare gli effetti del furto in sede. Bizzarri e Paolicchi hanno ora venti giorni di tempo per chiedere di essere sentiti o produrre documenti. Il passaggio successivo sarà l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.

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