«Gaetano avvolto dal rogo già dopo il primo impatto». I familiari di Gallo ipotizzano l'esplosione-incendio dell'airbag

La Mercedes di Gaetano Gallo dopo il tamponamento fatale (Muzzi)

La Procura dispone una perizia per capire se c'è stato un difetto nel dispositivo di sicurezza

PISA. Una vampata improvvisa che ha investito il guidatore al volto innescata già dal primo urto con un'auto in sosta. Poi la corsa che prosegue con Gaetano Gallo trasformato, dal petto in su, in una torcia umana. Quindi il tamponamento contro la Hyundai in procinto di partire che, a quel punto, non sarebbe stato l'origine scatenante del rogo mortale. È lo scenario ipotizzato dai familiari del maresciallo della 46a Brigata Aerea, in pensione da cinque mesi, rimasto vittima di un incidente giovedì intorno alle 22,30 in via Conte Fazio. Una morte assurda per dinamica, atroce per le cause. Al dolore per una scomparsa di una violenza che sgomenta, la famiglia accompagna una serie di domande.

Con un quesito centrale a cui il sostituto procuratore, Sisto Restuccia cercherà di rispondere con il prossimo affidamento di una consulenza tecnica sulla Classe B, diesel, di Gallo, sequestrata insieme alla Nissan Micra (la prima centrata dal maresciallo e che verrà multata perché in sosta sul marciapiede, ndr) e alla Hyundai i10, la macchina contro cui il 57enne si è fermato dopo aver sfiorato un bus della Ctt Nord proveniente dalla direzione opposta. Sotto la lente del consulente c'è l'airbag. Le fiamme sono rimaste circoscritte al volto e al petto di Gallo. Il vano motore non ha riportato danni, né sono stati rintracciati possibili inneschi evidenti. La sequenza scoppio-incendio, per esclusione, potrebbe provenire proprio dal cuscinetto salvavita sul cui funzionamento i familiari invitano la magistratura a fare chiarezza.

Pasquale Troisi è il cognato di Gallo. I suoi interrogativi sono quelli della famiglia di Gaetano. «Abbiamo parlato con le due donne che erano sulla Hyundai - racconta Troisi -. Entrambe ci hanno raccontato di aver sentito un botto e, appena si sono girate per vedere cosa era successo, hanno visto un'auto nera (la Mercedes di Gallo, ndr) che sembrava guidata da una persona con una tuta arancione. Hanno detto proprio così, una tuta arancione. E allora siamo quasi certi che il rogo sia partito all'interno dell'abitacolo già con il primo urto contro la Micra e che le fiamme abbiano avvolto Gaetano impedendogli di fermarsi. I soccorsi sono stati immediati. Purtroppo ho dovuto vedere il corpo di mio cognato. Solo il volto è annerito. Il resto, dal petto in giù, è rimasto intonso. E anche dentro l'auto i segni delle bruciature sono minimi e soltanto sul sedile del passeggero. Gaetano è ustionato solo sul viso e per le bruciature che ha sul volto è evidente che è successo qualcosa con l'airbag». La presenza di una tanica, vuota, nell'abitacolo aveva fatto pensare a una possibile combustione accidentale. «Quella tanica mio cognato la usava per l'acqua da dare ai fiori, se ne voleva disfare e non conteneva certo benzina» precisa Troisi. Che sull'ipotesi circa il possibile contatto fatale tra il gas dell'airbag e un'eventuale sigaretta accesa, chiarisce: «Gaetano era influenzato da circa una settimana. E poi non fumava mai in auto e nemmeno in casa. Dava fastidio ai familiari e lui, per rispettare le loro esigenze, non accendeva sigarette in macchina e andava a fumare fuori dall'abitazione».

Da giovedì sera i parenti di Gallo si sono stretti attorno alla moglie Maddalena e alle tre figlie, Sabrina, Sara e Aurora. Il dolore da lenire, ma anche la ricerca di un conforto nel capire come sia potuto succedere. «Stiamo valutando la nomina di un legale e di un consulente - conclude Troisi -. Vogliamo capire se l'airbag, dopo l'esplosione, si è anche incendiato e perché questo è accaduto. Con l'urto il cuscinetto si gonfia e non è normale che prenda fuoco. Le indagini ci devono dire se c'è stato un malfunzionamento di questo apparecchio che avrebbe dovuto garantire la sicurezza di mio cognato». L'ultimo saluto al maresciallo in pensione è fissato per domenica 15 maggio alle 15 nel sacrario ai caduti di Kindu a due passi dalla sede della 46a Brigata Aerea. Dopo l'addio a Gaetano (aveva chiesto di essere cremato) la salma verrà portata nel cimitero di via Pietrasantina.